Lo dice l'Università dell'Arizona

Non usate quello strofinaccio perché è la casa ideale dei batteri

Non usate quello strofinaccio perché è la casa ideale dei batteri
Cronaca 30 Ottobre 2014 ore 08:10

Altro che la Carica dei 101 dalmata del film di Walt Disney. Quando si parla di batteri, i numeri sono quadruplicati di migliaia. Almeno per quelli che non si vedono e, indisturbati, si annidano in cucina. Ma il problema è che i grassi e ogni altro genere di spazzatura hanno scelto come loro abitazione ideale l’umidità, e quindi, in cucina, soprattutto strofinacci e spugnette. Vale a dire che poi, con molta probabilità, tutto quel ben di dio di animaletti, che sono appunto all’incirca 400mila batteri per metro cubo (un numero esorbitante e difficile da contare), finiscono anche nel piatto e nello stomaco. Perché con quegli stracci si puliscono i piani di appoggio in cui vengono preparate le pietanze, si asciugano le pentole e le stoviglie.

A rivelare la presenza di questa popolazione poco gradita in quasi il 90 per ento degli strofinacci utilizzati in cucina è uno studio della University of Arizona, in America, che ha analizzato 82 oggetti incriminati raccolti in diverse case di cinque grandi città degli Stati Uniti e del Canada. Tutti pieni di batteri di cui, precisa la ricerca, l’89 percento enterici e oltre il 25 percento escherichia coli, e quindi possibile causa di intossicazioni o infezioni.

 

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Cosa provocano questi due tipi di batteri. Così si presentano: gli enterobatteri, che appartengono alla famiglia delle enterobacteriaceae, hanno come proprio habitat naturale l’intestino sia dell’uomo sia degli animali. Vista la sede in cui vivono, come dice anche il nome, sono responsabili di varie manifestazioni infettive, soprattutto a carico dell’apparato gastrointestinale. Tra queste ve ne sono di sistemiche, abbastanza rare in contesti di igiene, poiché di norma sono generate da tifo o paratifo, e pericolose poiché l’infezione non si limita al tratto intestinale ma si estende a tutto l’organismo, attraverso una diffusione ematica o linfatica. Poi possono causare infezioni esclusivamente intestinali, ovvero gastroenteriti o enteriti, provocate in genere da batteri escherichia generici o della specie della salmonella che si manifestano con scariche diarroiche o dissenteria a seconda della natura più o meno invasiva del battere stesso. Infine, per non farsi mancare niente, possono generare anche infezioni extraintestinali, prevalentemente urinarie.

Gli escherichia coli, invece, nidificano nelle acque destinate al consumo, in quelle delle piscine, nelle acque adibite alla balneazione e in altri tipi di matrici per esempio gli alimenti o i cosmetici. Anch’essi hanno come bersaglio infettivo l’intestino con sfumature di vario genere, di diversa intensità e gravità. Dalla loro presenza nell’organismo potrebbero infatti insorgere sepsi (più nota come setticemia), specie in caso di traumi intestinali, tumori del colon e dell’intestino tenue; infezioni dell’apparato urinario con uretriti e cistiti, più comuni in persone anziane diabetiche e portatrici di catetere e la meningite, la più grave delle manifestazioni poiché va a colpire le meningi, ovvero le membrane che rivestono il cervello, talvolta, se con adeguatamente trattate, anche con esiti letali.

 

 

Come prevenire la formazione di batteri. Gli strofinacci, torniamo a loro. Come fare per prevenire tutta questa gamma di infezioni gastrointestinali? I ricercatori, il cui scopo era proprio arrivare a capire come tamponare negli oggetti casalinghi ma anche come misurare il tipo e la crescita dei batteri che vi permangono, consigliano di mantenere gli strofinacci da cucina il più puliti possibile, che sembra cosa ovvia ma che forse poi tanto non lo è, lavandoli sempre dopo ogni utilizzo. Magari immergendoli, per una azione più efficace, disinfettante, sterilizzante e di pulitura a fondo, anche nella candeggina diluita.

Comunque, non si sono solo gli strofinacci. In primis, c’è l’ambiente cucina che va  pulito a fondo ogni giorno facendo attenzione soprattutto alle superfici di appoggio e agli utensili da pietanze che devono essere ben puliti e ben riposti dopo ogni utilizzo. Poi è bene riassettare sempre dopo ogni pasto, ovvero non lasciare piatti e pentole dentro il lavello ma lavarli, a mano o in lavastoviglie, avendo anche cura di detergere anche tutti i dintorni, annessi e connessi, con prodotti specifici che vanno tenuti in un apposito spazio, sotto il lavello magari, ma ben chiuso o lontano dallo sguardo e dalle mani di bambini piccoli o curiosi. Non dimenticare lo sporco: svuotare regolarmente i sacchetti dell’umido e disinfettare accuratamente i contenitori utilizzando una soluzione a base di candeggina; pulire spesso anche l’interno degli elettrodomestici d’uso quotidiano come frigorifero, forno e lavastoviglie con prodotti ad hoc. E naturalmente sostituire spesso o al bisogno gli strofinacci.

 

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Ma anche prendersi cura di altri oggetti di uso più comune fra cui:

  • Le pentole antiaderenti. Non solo occorre sgrassarle a fondo ma bisogna fare attenzione che la superficie interna non sia graffiata o danneggiata poiché ad alta temperatura durante la cottura si potrebbero sprigionare fumi incolori o inodori tossici.
  • La griglia del forno, che deve essere privata di tutte le incrostazioni di sporco ma una attenzione va riservata anche ai pennelli da barbecue (nel corso della stagione estiva) facendo attenzione che non perdano le setole, e nel caso sostituirli.
  • I contenitori di plastica per alimenti. Riporli solo dopo un accurato lavaggio e asciugatura. È però importante non trascurare anche la tipologia di materiale con cui è stato realizzato: se contengono bisfenolo A, alla lunga, potrebbero avere ripercussioni sulla salute. Meglio i contenitori di buon vecchio pirex o di materiali più recenti, ma adeguatamente testati.
  • Tagliere. Specie se sono di legno o di plastica devono essere rinnovati regolarmente. Infatti con l’acqua e sapone si elimineranno i batteri sulla superficie, ma più difficilmente quelli che si annidano in tagli e asperità lasciate da coltelli e mezzaluna.
  • Spugne detergenti. Porosità e umidità le rendono prede facili dei batteri e tra le principali ‘fonti di inquinamento’ in cucina. Tempo medio di sostituzione? All’incirca ogni due settimane, anche se la spugnetta appare ancora in ottime condizioni.
  • Strofinacci o canovacci che dir si voglia, appunto. Oltre a sostituirli frequentissimamente, sarebbe opportuno differenziare quelli da utilizzo in cucina da quelli con cui ci si asciugano le mani per evitare rischi di contaminazione o di mix di microorganismi prevenibili. E una prima barriera da battere, almeno con queste mosse e accortezze, potrebbe essere attivata.
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