lo studio dell'arpa

Nonostante il blocco del traffico l’inquinamento atmosferico rimane alto

Durante il lockdown il traffico è calato del 65%, ma il particolato è diminuito solo del 28%. Pm10 e Co2 sono sempre elevati.

Nonostante il blocco del traffico l’inquinamento atmosferico rimane alto
16 Maggio 2020 ore 08:28

Il lockdown imposto dai decreti del governo per contrastare il Coronavirus ha prodotto un calo del traffico in Lombardia che si attesta su una meda del 65 per cento (nel blocco è compreso anche il traffico aereo). Ci si sarebbe aspettato un altrettanto calo dell’inquinamento atmosferico e invece no. Il calo del particolato (Nox) dovuto allo scarico dei motori è stato soltanto del 28 per cento; il Pm10, vale a dire le polveri sottili sono calate dell’11 per cento e il Co2, l’anidride carbonica, del 18 per cento. Questi dati derivano da uno studio realizzato da Arpa Lombardia che ha voluto verificare le emissioni inquinanti nell’aria durante il periodo delle limitate libertà e chiusure di attività imposte dal Coronavirus.
«I dati mostrano come il traffico non sia la principale causa dell’inquinamento – afferma l’assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo -. Se vogliamo intervenire sia sulla qualità dell’aria sia sulle misure di contrasto ai fattori climalteranti va considerato che durante il lockdown a fronte di una riduzione del traffico che va oltre il 65% si è avuta una riduzione media di Nox pari al 28%, di Pm10 all’11% e di Co2 attorno al 18%. Inoltre, anche questi dati mostrano come le concentrazioni di Pm10 seguono un andamento modulato principalmente da fattori meteorologici».


Dallo studio dell’Arpa emerge come sul territorio della Lombardia le riduzioni stimate nelle settimane dal 9 al 29 marzo 2020 delle emissioni di NOx si sono attestate attorno ad un valore medio pari a circa il 28%. A tali decrementi hanno contribuito principalmente le riduzioni delle emissioni da traffico su strada pari a: 43% (9-15 marzo), 63% (16-22 marzo) e 74% (23-29 marzo). Le riduzioni stimate sullo stesso periodo delle emissioni di Pm10 primario regionali, rispetto allo scenario di riferimento, si possono attestare attorno a un valore medio di circa l’11%. Anche tali riduzioni sono dovute principalmente alla diminuzione delle emissioni da traffico su strada pari a: 49% (9-15 marzo), 67% (16-22 marzo) e 76 % (23-29 marzo), parzialmente controbilanciate da un incremento delle emissioni da riscaldamento. Le riduzioni stimate sullo stesso periodo delle emissioni CO2eq regionali, rispetto allo scenario di riferimento, si possono attestare attorno a un valore medio di circa il 18%. Come per i precedenti inquinanti a tali riduzioni hanno contribuito principalmente le riduzioni dal settore del trasporto su strada pari a: 51% (9-15 marzo), 69% (16-22 marzo) e 77% (23-29 marzo).
«Se un tempo così lungo di riduzione degli spostamenti – ha rilevato Cattaneo – ha portato a una diminuzione degli inquinanti così poco significativa, andranno ripensati non solo gli stili di vita, ma andranno anche individuate politiche che possano intervenire su tanti diversi fattori e che non individuino nel traffico l’unico colpevole. Soprattutto dovremo guardare alle altre fonti di inquinamento dell’aria come gli spandimenti di liquami zootecnici in agricoltura, che favoriscono emissioni di ammoniaca, e gli impianti il riscaldamento, compresi quelli a biomassa legnosa responsabili della quota più significativa di emissioni di Pm10. Da questo punto di vista i provvedimenti come i blocchi del traffico, Area B e Area C richiederebbero una riflessione più approfondita». Se qualcuno vuole approfondire e leggere lo studio dell’Arpa lo trova qui.

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