Una rassegna di bufale

Cinque notizie che non lo erano Dalla moneta dell’Isis agli iPhone 6

Cinque notizie che non lo erano Dalla moneta dell’Isis agli iPhone 6
27 Novembre 2014 ore 12:21

1. L’Isis conierà la propria moneta

Già a gennaio 2014 erano circolate in rete, pubblicate da diversi siti stranieri, le immagini di una presunta banconota appartenente alla nuova valuta emessa dall’ISIS, rivelatasi poi un fotomontaggio costruito sulla base di una banconota da 100 Pound della Palestina. Il 10 novembre 2014 alcune agenzie hanno riferito che, secondo quanto annunciato in alcune moschee di Mosul, entro qualche settimana sarebbe stata diffusa la nuova valuta in tutti i territori controllati dai fondamentalisti.

Nei giorni seguenti però sono mancati dei reali riscontri a queste voci, e l’ipotesi sembra assai improbabile, se non altro per motivi pratici. Il valore della nuova moneta infatti, sarebbe soltanto quello del materiale con cui sarebbero composte banconote e monete, perché qualsiasi valuta per avere un valore dev’essere ancorata alle valute straniere. Per fare in modo che ciò accada, servirebbe il riconoscimento della nuova moneta a livello internazionale, evento impossibile, data la sua appartenenza ad un’associazione terroristica. L’unico utilizzo potrebbe riguardare un mercato nero interno all’ISIS, ma dovrebbe comunque essere prima istituito un sistema bancario e un’autorità che funga da dipartimento del tesoro, un impianto per nulla banale di cui attualmente non c’è traccia.

 

2. Gli iPhone 6 si piegano: il polverone Bendgate

Nei giorni successivi al lancio del nuovo iPhone 6, s’era scatenata l’ironia: alcune foto mostravano lo smartphone di Apple notevolmente piegato, evidenziando un possibile difetto di fabbricazione tutt’altro che trascurabile. È diventato un vero e proprio caso, non soltanto per gli esperti del settore, tanto che è stato un termine che ha fatto il giro del mondo: Bendgate.

L’azienda di Cupertino, preoccupata dal dilagare della fotografia diventata virale anche in rete, ha invitato un folto gruppo di giornalisti per mostrare i test di collaudo dei propri dispositivi, con risultati più che soddisfacenti in termini di resistenza alla pressione e alla torsione. Anche la rivista statunitense di difesa dei consumatori, Consumer Reports, ha condotto uno studio per fare chiarezza, e ha pubblicato risultati assolutamente confortanti, secondo i quali per causare una flessione dello smartphone la forza esercitata dovrebbe essere davvero notevole, del tutto diversa da quella che potrebbe subire in qualsiasi normale condizione di utilizzo. Se non bastasse a tranquillizzare gli appassionati, Apple ha diffuso i dati numerici della faccenda, rivelando di aver avuto 9 (nove) segnalazioni, a fronte di più di 10 milioni di unità vendute solo nel primo fine settimana di disponibilità.

 

3. La signora Capra fa causa a Peppa Pig

La notizia è abbastanza curiosa da aver trovato spazio sia sulle testate nazionali che in numerosi telegiornali. Secondo quanto riferito, la signora Gabriella Capra avrebbe chiesto alla Astley, società produttrice del noto cartone Peppa Pig, 100.000 euro di indennizzo per l’utilizzo del proprio nome, assegnato ad un personaggio che compare in una puntata della serie. La fonte a cui viene fatto riferimento è la fantomatica Fondazione Nazionale Consumatori che fa capo ad Agitalia (tra i contatti c’è addirittura lo stesso numero telefonico), responsabile già in passato della diffusione notizie false.

Il filo comune di queste bufale era il personaggio coinvolto, la signora Nicolina Capra, vecchietta centenaria che nel giro di un anno era salita alla cronaca nell’ordine per: aver trovato milioni di lire sotto il materasso, aver lasciato dopo morta i soldi alla sua badante, aver ricevuto 50 mila euro in regalo da Berlusconi. Per l’occasione il personaggio ha cambiato il nome di battesimo, in modo da adattarsi a quello comparso nel cartone inglese, ma anche in questo caso si tratta di uno scherzo, a cui quasi tutti i principali mezzi di informazione hanno abboccato.

Ad onor del vero, è giusto sottolineare come una causa del genere avrebbe vita breve, per molti motivi. Il nome originale del personaggio era Goat (in inglese) e non Capra, quindi la causa, per essere credibile, sarebbe dovuta imputarsi ai traduttori italiani e non alla casa inglese. Inoltre, se bastasse così poco per ottenere un risarcimento, le case produttrici di tutto il mondo sarebbero in rovina. A scanso di equivoci, come in ogni opera animata, nei crediti il cartone specifica che «i personaggi e i fatti narrati sono di pura fantasia».

 

4. La squadra di ciclismo femminile e la tuta nude-look

La fotografia della tuta nude-look di una squadra di ciclismo femminile è stata mostrata in tutti telegiornali e giornali, sportivi e non solo: la Rai l’ha definita uno scandalo, addirittura è intervenuto il presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale, Brian Cookson, definendo le tute «inaccettabili» e avviando un’inchiesta da parte della stessa UCI.

Sorprende scoprire che il malinteso in realtà era solo causato da una sfortunata esposizione alla luce: ovvero, a causa della scarsa qualità della fotografia, l’ombra sembrava formare una zona più scura nei pressi dell’inguine delle atlete, dando così l’impressione che si intendesse rappresentare un nude-look decisamente sfrontato.

A chiarire definitivamente la faccenda ci ha pensato l’organizzazione del Giro di Toscana, che con una lettera ufficiale al sito che per primo aveva lanciato la notizia (Tuttobiciweb.it ), ha preteso una smentita. Nel comunicato si legge che: «Visionato il materiale fotografico da Voi pubblicato, contemporaneamente in possesso di pari materiale fotografico a cura del service fotografico dell’organizzazione, è in grado di poter smentire quanto riportato, nel pieno rispetto delle squadre, delle atlete, nella piena consapevolezza che alcuna norma del comune senso del pudore sia stata neppure messa in discussione». E ancora: «La formazione colombiana Bogota Humana Solgar San Mateo si è presentata alla cerimonia di presentazione ed alle successivi competizioni sportive in programma nel Giro della Toscana con abbigliamento pienamente conforme alle normative dell’Unione Ciclistica Internazionale ed altresì pienamente rispettose del rigore di presenza e partecipazione da sempre richiesto ed ottenuto dagli organizzatori».

In un’altra fotografia della squadra è evidente che non ci sia niente di scandaloso, se non la scelta stilistica di chi ha confezionato la divisa, ma ancora una volta l’indignazione ha prevalso sulla realtà dei fatti.

 

5. Il killer che ha chiesto a Siri dove nascondere il cadavere

Secondo quanto raccontato, durante il processo per omicidio a carico del ventenne Pedro Bravo, sarebbe emerso un dettaglio incredibile: l’assassino avrebbe chiesto a Siri dove nascondere il cadavere del coinquilino appena ucciso. A testimoniarlo una fotografia diffusa in rete, che mostra una schermata ripresa da un iPhone, nella quale appunto si chiedeva al sistema di intelligenza artificiale, «Dove posso nascondere il mio coinquilino?» e il sistema avrebbe risposto: «Che tipo di posto stai cercando?», dando come punti di interesse: paludi, cisterne, fonderie metallurgiche, discariche.

La fotografia proviene davvero dal telefono dell’accusato, ed è emersa durante le indagini, ma si tratta appunto di una fotografia, e non di una reale schermata presa dal telefono di Pedro Bravo, che infatti nel 2012, epoca a cui risalgono i fatti, possedeva un iPhone 4 che non poteva nemmeno supportare il sistema Siri. Si tratta semplicemente di un’immagine ironica, visualizzata probabilmente su Facebook, e rimasta nella memoria del telefono. L’uomo ucciso, inoltre, non era compagno di stanza dell’accusato.

A smentire ufficialmente la notizia ci ha pensato la polizia di Gainesville, responsabile delle indagini, che tramite twitter ha comunicato: «Le numerose notizie di Bravo che chiede a Siri dove nascondere il compagno di stanza sono false». Anche durante il processo il detective che si occupa del caso ha spiegato che l’immagine «è stata vista su Facebook con il telefono».

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