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Una rassegna di bufale

Cinque notizie che non lo erano A partire dai pasticcini per Dudù

Cinque notizie che non lo erano A partire dai pasticcini per Dudù
Cronaca 19 Febbraio 2015 ore 13:14

1. Un’associazione animalista striglia Berlusconi: troppi dolci a Dudù

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La scorsa settimana sul sito di Repubblica è apparsa una notizia quantomeno curiosa: un’associazione animalista, la Aidaa (Associazione italiana difesa animale e ambiente), avrebbe lanciato un monito a Silvio Berlusconi e Francesca Pascale. L’accusa è di esagerare con i vizi nell’alimentazione dell’ormai celeberrimo Dudù, in particolare dandogli da mangiare molti pasticcini, ignorando i rischi per la salute del barboncino.

Le segnalazioni sarebbero arrivate sia dal personale di palazzo Grazioli che da quello di Arcore: «È passato oltre un anno dalla prima segnalazione di una persona molto vicina all’ex Presidente del Consiglio – ha scritto l’Aidaa – Nei giorni scorsi ancora altre segnalazioni provenienti questa volta non personale di Palazzo Grazioli ma da persone dell’entourage dell’ex cavaliere che operano nella villa di Arcore». Nonostante il consiglio rimanga valido, l’Aidaa è un’associazione dalla dubbia credibilità, che già in passato aveva prodotto notizie false diffondendole sul web. Anche in questo caso la notizia è stata totalmente inventata e non c’è stato alcun riscontro.

 

2. Pelle d’orso come isolante per le abitazioni

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Un’azienda svedese, la ARSU Systems, avrebbe pubblicizzato un nuovo materiale edile, dalle grandi capacità di isolamento, il cui componente principale sarebbe la pelle di orso bianco. Come spesso accade in questi casi la notizia si è diffusa molto velocemente, alcune associazioni animaliste si sono scagliate contro i creatori del brevetto e sono nate numerose pagine su Facebook per sensibilizzare sull’argomento, la più nota, Siamo tutti orsi contro ARSU Systems, ha raggiunto più di 5000 mi piace in pochi giorni.

La stranezza più evidente riguarda il numero di orsi polari esistenti in natura, e la possibilità di organizzare un vero e proprio allevamento intensivo, come dichiarato dall’ARSU System. L’azienda svedese avrebbe affermato di avere già a disposizione un allevamento di alcune migliaia di animali e perfettamente funzionante, ma considerando che al mondo esistono circa 25 mila orsi polari, un allevamento intensivo di questa portata sarebbe sicuramente sotto l’osservazione di diversi organi.

Dopo qualche settimana di dibattito, gli stessi autori e promotori sono usciti alla scoperto ammettendo che si trattava di una bufala ben strutturata, diffusa con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’ambiente. «L’ARSU non esiste – si legge sulla pagina Facebook – e nessuna azienda scuoia orsi polari per farne materiale isolante, eppure le nostre abitudini quotidiane non solo stanno minacciando il loro habitat e la loro sopravvivenza, ma la vita stessa del pianeta, inclusa la nostra! Ecco perché è necessario che ognuno di noi faccia la sua parte per contrastare il cambiamento climatico».

 

3. Femminista abortisce il figlio perchè maschio.

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Una blogger inglese avrebbe deciso di abortire il proprio bambino dopo aver saputo che era maschio, decidendo poi di condividere la propria decisone sul web. Sul suo blog l’autrice, tale Lena, avrebbe descritto il padre come «il donatore» e la gravidanza come «diagnosi», affermando comunque di sentirsi pronta a diventare madre. Dopo aver scoperto il sesso del bambino però la donna avrebbe reagito in maniera terribile: «Ero in shock – avrebbe scritto – ho iniziato a piangere, disperarmi e a pensare a quale maledizione per il mondo stavo per generare». Lina avrebbe poi cercato di giustificare il proprio gesto come un dono al mondo, non potendo accettare di contribuire essa stessa alla presenza del genere maschile, ma avrebbe dichiarato: «Se la maledizione tornasse, farei la stessa cosa». Nonostante più di 60mila persone si siano scagliate contro di lei sul web, dando sfogo ai peggiori epiteti, la storia si è rivelata un falso risalente per di più al 2012.

 

4. Cittadini inglesi schedati per aver comprato una copia di Charlie Hebdo

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Il Fatto Quotidiano la scorsa settimana ha raccontato la preoccupante storia di un poliziotto inglese, residente nel Wiltshire, che, su stimolo del locale commissariato, avrebbe schedato tutti i cittadini che hanno negli scorsi giorni acquistato una copia di Charlie Hebdo. Il titolo dell’articolo pubblicato è perentorio: Charlie Hebdo, in Uk cittadini schedati per averne comprato una copia, ma approfondendo la lettura è possibile intuire che la vicenda sia decisamente più modesta nelle proporzioni.

Il Guardian, citato dal Fatto come fonte, è stato più completo, spiegando che l’episodio si è svolto in un piccolo paese chiamato Corsham, di appena 13mila abitanti. Ad acquistare il settimanale sono stati “ben” quattro cittadini e l’iniziativa non è stata istituzionale, ma soltanto personale, intrapresa da un poliziotto che è poi stato costretto a cancellare i nomi dei quattro malcapitati dai registri della contea.

 

5. Nek contro le adozioni per i gay

Sanremo Italian Song Festival 2015

Mentre si svolgeva a Sanremo il Festival della canzone italiana, i giornali italiani si sono arricchiti di decine di notizie che riguardavano i cantanti in gara, i presentatori e gli ospiti. Tra i favoriti alla vittoria c’era sicuramente Nek, che si è classificato come secondo, ed è stato premiato per il miglior arrangiamento, vincendo anche il trofeo assegnato dalla stampa.

Il Secolo XIX ha pubblicato un’intervista del cantante, risalente ad alcuni giorni fa, nel corso della quale si sarebbe esposto con una presa di posizione netta in tema di coppie gay: «Dico sì alle coppie gay  – si legge sul quotidiano – ma è sbagliato che abbiano figli». L’articolo ha molto infastidito il diretto interessato, che sulla sua pagina di Facebook ha pubblicato una fotografia del giornale, commentando con fastidio: «Vero che vale tutto, e che io mi faccio andar bene davvero tutto. Ma questa cosa non l’ho mai detta».

Il quotidiano ha dovuto correggere in parte quando scritto, pur confermando il contenuto dell’articolo che riportava le parole del cantante. Sarebbe stato il titolo, come spesso accade, a causare il malinteso, forse per l’enfasi giornalistica in questo caso esagerata. La dichiarazione di Nek, seppur non totalmente opposta a quella pubblicata, è stata differente nella forma, ed era chiaro che si trattasse semplicemente di un parere, forse nemmeno troppo convinto: «Credo che mancherebbe una figura di riferimento, un padre o una madre – ha dichiarato il cantante – Mancherebbero un uomo creato per fecondare o una donna creata per procreare. È un’idea, non un giudizio».