Alternativa a Fmi e Banca Mondiale

La nuova Banca dei Brics

La nuova Banca dei Brics
29 Luglio 2014 ore 05:35

Una sfida al sistema occidentale a settant’anni dagli accordi di Bretton Woods. Al sesto vertice dei Brics svoltosi nei giorni scorsi a Fortaleza, in Brasile, è stato dato l’annuncio ufficiale della creazione della Nuova Banca di Sviluppo. Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, meglio conosciuti come Brics, sono le cinque principale economie emergenti del mondo e da tempo sognavano un nuovo assetto finanziario post crisi, poiché si sentivano sottorappresentati da FMI e Banca Mondiale, che non rispondono alle esigenze delle economie emergenti. Obiettivo principale è l’essere un’alternativa alle istituzioni finanziarie controllate dall’Occidente, ma non solo. Si vogliono anche finanziare grandi progetti infrastrutturali congiunti e servire come riserva per fronteggiare crisi finanziarie e la fuga degli investimenti stranieri. La moneta comune sarà il dollaro.

La banca. La sede della New Developement Bank (NDP) sarà Shangai, e il primo presidente, che starà in carica per 5 anni, sarà indiano. Il capitale sociale iniziale sarà di 50 miliardi di dollari, suddiviso tra i vari fondatori. Avrà un fondo di stabilizzazione di 100 miliardi di dollari per far fronte a eventuali crisi monetarie. La Cina avrà il ruolo di maggiore finanziatore con 41 miliardi, contro i 18 di Brasilia, Mosca e Mumbai e i 5 di Pretoria. Il primo presidente, in carica per cinque anni, sarà indiano. È aperta non solo ai paesi del BRICS, ma anche agli altri paesi che fanno parte dell’ONU. Ma la quota dei paesi del BRICS nel capitale della Banca non deve scendere al di sotto del 55%. La banca sarà operativa entro il 2016.

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I Brics. Il Gruppo BRICS, Paesi dell’ex Terzo Mondo le cui economie sono in crescita, occupa un posto eccezionale nella struttura dell’economia mondiale. È il più grande mercato nel mondo. Nei paesi del BRICS abita il 40% della popolazione del pianeta e oltre il 20% del Pil mondiale. La Cina rappresenta il 70% dei BRICS. Enormi le risorse naturali di questi paesi, che hanno la base industriale ben preparata e quadri altamente professionali. Nell’ultimo decennio hanno contribuito al 50% della crescita economica del globo. Nel giro dei prossimi 10 anni si prevede infatti che queste economie emergenti arriveranno a controllare il 30% della produzione economica mondiale, assestando un colpo netto allo strapotere euro-americano. Fatta eccezione per l’India, i paesi membri hanno un basso livello di indebitamento.

Reazioni. I leader dei Paesi Membri hanno accolto con favore la nascita della nuova banca. La presidente brasiliana Dilma Russeff ha sottolineato l’importanza del «peso indiscutibile delle economie emergenti» nello scenario globale, mentre il presidente cinese Xi Jinping ha spiegato come la nuova banca contribuirà a «migliorare la governance dell’economia a livello globale e a fare crescere la rappresentanza e la voce dei Paesi in via di sviluppo». Per il presidente russo, Vladimir Putin, la nuova banca rappresenta un «modo molto efficace di prevenire nuove difficoltà economiche». Il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha sottolineato l’importanza dell’unità del gruppo che deve agire come «un’unica voce chiara per un mondo pacifico, equilibrato e stabile». I BRICS sono intenzionati a cooperare con gli stati del Sudamerica e a sostenere il processo d’integrazione tra i vari Stati dell’area. Elemento che ha suscitato l’interesse e l’approvazione della NDP (New Development Bank) da parte di Argentina, sull’orlo di un nuovo default, Bolivia e Venezuela. È stato il presidente boliviano Evo Morales a dichiarare la sua convinzione che «la nuova banca porterà al superamento delle politiche neoliberiste e neocolonialiste». Gli fa eco Nicolas Maduro, dal Venezuela, che evoca la concretizzazione di una nuova geopolitica per la pace e lo sviluppo costruttivo.

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