Tutte le proposte e le diatribe

La nuova sede della GAMeC Riassunto delle puntate precedenti

La nuova sede della GAMeC Riassunto delle puntate precedenti
13 Febbraio 2015 ore 10:10

Sembravano tutti d’accordo. Quando, nel luglio dello scorso anno, il progetto è stato definitivamente presentato in Comune, sia il centrodestra – guidato dall’ex sindaco Franco Tentorio –, sia il centrosinistra – rappresentato dall’attuale primo cittadino Giorgio Gori – parevano aver aperto alla possibilità di spostamento della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea presso le strutture dei vecchi (e ormai abbandonati) Magazzini Generali, in via Rovelli. Più cauto l’attuale sindaco che in campagna elettorale, un paio di mesi prima, aveva dichiarato: «Sui Magazzini manteniamo alcune riserve ma valuteremo tale soluzione con senso di responsabilità». La nuova sede – un regalo della Fondazione Banca Popolare – avrebbe dovuto prevedere la riqualificazione dell’intera area dismessa, con oltre 5000 metri quadri su tre piani (di cui uno interrato) dedicati alle esposizioni. «Un’occasione irripetibile», stando alle parole di Tentorio. Ma adesso che i lavori sono fermi e che l’intera pratica sembra essersi arenata appare evidente che non tutto è andato liscio come sembrava. Proviamo a fare il punto della situazione.

Il progetto. Si comincia a parlarne nel 2010, come ricorda il vicepresidente della Fondazione Banca Popolare di Bergamo Giuseppe Calvi. Il progetto viene presentato in Comune in via preliminare nel giugno del 2012. Il Piano Integrato d’Intervento (o P.I.I.) è approvato provvisoriamente nell’ottobre dello stesso anno dal Consiglio comunale, successivamente (nel luglio 2013) avanzato in via definitiva con tutte le integrazioni necessarie ed approvato esattamente un anno dopo, nel luglio del 2014. Prevede un cantiere di «un anno o due» del costo complessivo di 4,5 milioni di euro, interamente a carico della Fondazione. Oltre 2300 di superficie complessiva dedicati agli spazi espositivi. Un “salto” non da poco rispetto ai mille metri quadri della sede attuale. Ma non solo: accanto all’edificio principale ve ne sarebbe un altro, di 5500 metri quadri, dedicato agli spazi formativi di Ubi Banca (la Ubi Academy) e alle sue collezioni d’arte, oltre a complessi residenziali, spazi verdi e auditorium. Per un totale di altri 5,5 milioni di euro, a carico della banca.

Sì, perché una delle protagoniste della vicenda è la Fondazione Banca Popolare di Bergamo Onlus, scaturita direttamente da una costola di Ubi. L’ente, che ha tra i suoi scopi istituzionali la tutela e la diffusione del patrimonio culturale, acquisisce i terreni degli ex Magazzini Generali, ormai in disuso, direttamente dalla banca e decide di donarli alla città, offrendosi di ristrutturarli completamente per ospitare la nuova sede della galleria d’arte. L’idea è questa: l’Accademia Carrara, prossima alla riapertura, attirerà un gran numero di visitatori; perché non utilizzare gli spazi della GAMeC per ospitare delle collezioni e delle mostre minori e trasferire quest’ultima in spazi più ampi, moderni, in grado di ospitare un maggior numero di persone? La Fondazione propone la soluzione che permetterebbe di prendere due piccioni con una fava, offrendo, tra l’altro, l’opera a titolo di donazione alla città e usufruendo degli sconti e delle agevolazioni fiscali dedicate a chi recupera aree cittadine dismesse come la zona dell’ex Dogana.

Una decisione politica. Le opinioni, sulle prime, sono discordanti. Il centrodestra – la maggioranza, all’epoca della presentazione del progetto – è diviso: nell’ottobre 2012 il capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Alberto Ribolla, esprime perplessità per l’impatto paesaggistico per le opere “collaterali” previste (edifici residenziali di otto e nove piani) e dichiara che «non c’è entusiasmo sulla scelta dell’area ma nemmeno un no a priori; i pro sembrano superare i contro», e perplessità vengono espresse dal consigliere regionale di area Pdl Carlo Saffioti, in particolare per la scelta di un’area considerata periferica. L’assessore all’Urbanistica dell’epoca, Andrea Pezzotta, ha invece idee opposte: «A noi questo progetto sembra una grande occasione per la città, anche per riqualificare un quartiere semiperiferico». Non solo: «La pinacoteca avrà bisogno di promozione per la riapertura, e gli spazi lasciati liberi dalla GAMeC potranno essere usati per esposizioni temporanee utili a questo scopo».

Il centrosinistra, allo stesso modo, esprime perplessità sulla scelta dell’area. Sono due le critiche mosse in particolare: l’impatto urbanistico dell’opera non sarebbe ancora stato pienamente valutato (l’afflusso di visitatori in una zona periferica non pronta ad accogliergli che potrebbe causare problemi di viabilità); e, soprattutto, la scelta dell’ex Dogana porterebbe all’accantonamento definitivo di una delle sedi inizialmente ipotizzate per la Nuova GAMeC: l’ex caserma di Montelungo.

La riqualificazione dell’edificio dismesso è stata a lungo uno dei cavalli di battaglia del centrosinistra cittadino. Ma nel 2013, quando il progetto della Fondazione viene presentato in via definitiva, Pezzotta dichiara: «Oltre alle difficoltà per il recupero sono emersi limiti strutturali insormontabili. L’arte contemporanea ha bisogno di spazi ampi e la Montelungo è articolata in spazi piccoli, ma soprattutto è vincolata. Anche l’installazione di un montacarichi è un problema». Pare, dunque, che l’idea debba essere messa da parte.

Così il dibattito va avanti, anche durante la campagna elettorale del 2014. Mentre Gori sembra aprire all’ipotesi di accettare il “regalo”, nei mesi successivi all’insediamento valuta idee alternative. Secondo indiscrezioni riportate il 7 novembre 2014 dal Corriere della Sera, il neo-eletto sindaco avrebbe considerato la possibilità di installare, all’interno delle aree di Via Rovelli eventualmente ristrutturate dalla Fondazione, il nuovo palazzetto dello sport. Una domanda rivolta ad Andrea Moltrasio, presidente del consiglio di sorveglianza di Ubi, che avrebbe successivamente girato la richiesta al presidente della Fondazione, Emiliano Zanetti, e al vicepresidente Calvi. L’ente avrebbe rifiutato: una richiesta incompatibile con i fini di tutela del patrimonio culturale.

Piazza della Libertà? Così, mentre la pratica sembra arenarsi, si pensa a qualcos’altro. C’è chi propone lo spostamento della sede della GAMeC in Piazza della Libertà. A favore di questa ipotesi si schiera il noto critico d’arte Philippe Daverio, secondo cui l’ipotesi «non fa mica male alla salute», perché «un museo in centro alla città è senz’altro più fruibile, tanto più che gli spazi nell’edificio sono enormi. Non è una cattiva idea, preferibile a quella dei Magazzini generali, più periferica e perciò meno interessante». La pensa allo stesso modo un altro critico, Fernando Noris.

Di tutt’altro avviso l’ex sindaco Franco Tentorio. Parla in rappresentanza di un centrodestra che, dopo le perplessità iniziali, si è ricompattato per chiedere all’Amministrazione comunale di accettare l’offerta della Fondazione, e a novembre dichiara che l’ipotesi di Piazza della Libertà è «poco concreta, tanto più che passeranno anni prima che il Demanio metta il palazzo a disposizione». Ribadisce l’irripetibilità dell’occasione offerta dal “regalo” di Ubi. Nel frattempo, però, il centrosinistra tira il freno. E finisce che la polemica si trascina fino ad oggi.

L’assessore alla riqualificazione urbana Franco Valesini spiega che «ci sono delle destinazioni ipotizzate che sono preziose, la nostra intenzione sarà di favorirle. Abbiamo messo sul tavolo proposte alternative, che stiamo analizzando congiuntamente con la proprietà. Questioni pragmatiche partite dalla valutazione del progetto. Le nostre perplessità sono giustificatissime». Tentorio però denuncia la mancanza di risposte, e il 9 febbraio lancia un’interpellanza comunale per chiedere «le motivazioni del blocco dell’istruttoria e i tempi in cui l’amministrazione comunale concederà tutte le autorizzazioni necessarie per l’inizio dei lavori». Sì, perché da luglio dello scorso anno è tutto fermo. Dei lavori, che inizialmente si davano per già finiti nel 2014, neanche l’ombra.

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