Diffusi dagli hacker russi

La nuova lista con gli atleti dopati e quegli strani permessi della Wada

La nuova lista con gli atleti dopati e quegli strani permessi della Wada
16 Settembre 2016 ore 09:20

Martedì 13 e mercoledì 14 settembre un gruppo di hacker russi appartenenti al gruppo Fancy Bears ha diffuso due liste di atleti che negli ultimi anni hanno assunto sostanze dopanti proibite dalle regole condonate per ragioni mediche. È bastato sottrarli al database di Adams, un sistema di gestione dati della Wada, l’agenzia mondiale antidoping. Viene da chiedersi: l’attacco è al cuore dello sport o alla minaccia del doping? Dan Roan, numero uno di BBC Sport, ha scritto: «Nessuno degli atleti nominati ha infranto alcuna regola e diverse delle esenzioni erano già note». In pratica tra la Wada e gli atleti ci sarebbe stato un accordo per l’assunzione delle sostanze. È successo con Chris Froome, il ciclista che ha vinto gli ultimi Tour de France. Nei documenti si legge di alcune esenzioni ottenute per assumere farmaci contro l’allergia al polline e un anti-infiammatorio assunto due volte: nel 2013 e nel 2014. Entrambe le volte, però, l’esenzione era nota.

 

 

Ma gli hacker di Fancy Bears insistono: le esenzioni sono «permessi per doparsi». Accusando la Wada di essere un’organizzazione «corrotta e disonesta». L’ultima lista comprende i ciclisti Chris Froome e Bradley Wiggins, la pesista americana Michelle Carter, medaglia d’oro ai Giochi di Rio. Nella prima lista figurano nomi del calibro di Serena e Venus Williams, oltre alla ginnasta più forte del mondo, l’americana Simone Biles. In tutto la lista di mercoledì conta 10 atleti americani, 5 tedeschi, 5 britannici e poi 5 da Danimarca, Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Russia. In Russia la linea è diversa. Sui quotidiani Sport-Express e Soviet Sport, riporta l’Equipe, si domandano come mai l’agenzia anti-doping adotti una doppia politica. Dopo l’esclusione degli atleti russi alle ultime Olimpiadi la frattura si è aperta notevolmente. Tant’è che il direttore di Wada, Oliver Niggli, ha dichiarato che l’azione degli hacker è «senza dubbio» una ritorsione per la raccomandazione del maggio scorso.

 

 

La Wada è la stessa agenzia che pochi mesi fa ha raccomandato al Cio (Comitato Olimpico internazionale) di squalificare la Russia dopo la notizia del “doping di Stato”, un programma serrato e permissivo per gli atleti in vista delle Olimpiadi invernali del 2014 a Sochi. Alle accuse hanno risposto direttamente gli atleti. Froome, per esempio, lo ha fatto attraverso un comunicato. «Ho parlato apertamente con i media delle mie esenzioni e non ho nessun problema con la recente pubblicazione di questi documenti – ha spiegato il corridore -, documenti che confermano le mie dichiarazioni. In nove anni di carriera professionistica ho richiesto due esenzioni per via di un peggioramento dell’asma, l’ultima volta nel 2014». Ma la faglia resta aperta. E non è da escludere che il gruppo Fancy Bears torni nuovamente all’attacco con altri documenti. Secondo il New York Times, gli hacker sarebbero legati ai servizi segreti russi. Secca la smentita di Dmitry Peskov, portavoce del governo russo.

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