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Obama tra poco va in pensione E mica porterà solo fuori il cane

Obama tra poco va in pensione E mica porterà solo fuori il cane
Cronaca 19 Agosto 2015 ore 12:00

Lo scorso 4 maggio, nel David Letterman Show, il presidente americano Barack Obama aveva raccontato come sarebbe stata la sua vita da pensionato. O meglio, la sua vita dopo l’esperienza alla guida degli Stati Uniti. «Lascerò la Casa Bianca a 55 anni», aveva detto, aggiungendo che insieme a Michelle si sarebbe occupato di diritti dei giovani e di riscaldamento globale. In quell’occasione, però, il presidente si era anche divertito a punzecchiare Letterman, che il 20 maggio ha condotto la sua ultima puntata dello show ed è andato in pensione: «Pensavo che io e te potremmo andare a giocare a domino, oppure trovarci da Starbuck’s a raccontarci storie», ha proposto Obama a Letterman, il quale lì per lì ha risposto che la cosa si potrebbe anche fare, anche se lui avrebbe intenzione di tornare a insegnare alla Columbia University.

 

https://youtu.be/N5lU370H6QQ

 

Dev’essere questo rifiuto, più che motivato, da parte del noto presentatore ad aver fatto riflettere un po’ il presidente, che tra meno di un anno e mezzo di fatto sarà disoccupato. Forse anche per evitare di trovarsi così tutto solo, magari a portare a spasso il cagnolino Sunny, Obama ha deciso di creare un team di esperti che lo aiutino a pianificare la sua vita una volta terminato il suo mandato presidenziale. Perché otto anni nella Stanza Ovale, il luogo più potente del mondo, lasciano il segno e ripartire con la propria vita dopo tanto tempo non dev’essere facile. Per questo Obama si sta già preparando con il metodo, la precisione e la disciplina che hanno caratterizzato la sua prima campagna presidenziale. Con relativa raccolta dei fondi necessari.

La grande biblioteca presidenziale. La biblioteca presidenziale è un lascito che ogni presidente americano (almeno negli ultimi decenni) regala alla nazione: ora ce ne sono 22 in tutto il Paese.  L'ultima, quella di George W. Bush, è stata istituita a Dallas, in Texas. Ora, Obama ha invece scelto Chicago come sede, preferendola alle grandi università americane. Del resto, è questo il luogo dove è nata la sua carriera politica: qui Obama è stato eletto al Senato statale e qui è cresciuta sua moglie Michelle. Il South Side, poi, è una zona di grandi disuguaglianze e contrasti, un posto fortemente simbolico nella cultura nera statunitense. Quel che non è ancora stato deciso è il luogo in cui il Centro presidenziale verrà ospitato: forse il Washington Park o forse il Jackson Park. Il centro, oltre alla biblioteca che sarà digital first (e cioè innanzitutto digitalizzata), prevede un museo e un istituto accademico, da dove Obama lancerà programmi educativi e iniziative. Per realizzarlo si dice che servirà un miliardo di dollari, interamente proveniente dalle donazioni. Il doppio di quanto ci è voluto per realizzare la biblioteca del suo predecessore. Si dice anche che finora Obama abbia già raccolto poco più di 5.400.000 dollari da 12 donatori, con regali che vanno da 100mila a 1 milione di dollari, ma il bottino vero arriverà dopo che Obama avrà lasciato la Casa Bianca.

 

 

La cena con i job coach. Stando a quanto ha riportato il New York Times, una cena preliminare sul futuro di Obama c’è già stata lo scorso febbraio. E a tavola, oltre a Obama, c’erano 13 ospiti speciali, tra cui Toni Morrison, Marc Lasrty, John Doerr e Malcolm Gladwell e Reid Hoffman. Nomi forse poco noti ai più, ma si tratta di scrittori, capitalisti, manager, e tra loro c’è anche il fondatore di LinkedIn, il social network che mette in rete le esperienze professionali. Tutte persone talmente esperte nel settore e negli investimenti, che sono state definite job coach. Argomento centrale della cena, infatti, è stata la raccolta fondi per la biblioteca e la costituzione dell’annessa fondazione, impegnata su temi come il superamento delle diseguaglianze economiche, sociali e razziali.

C'entra pure Steven Spielberg. A Obama l’idea della biblioteca digital first era già venuta nel 2012, dopo aver visto il documentario di Steven Spielberg Lincoln, interamente basato su una narrazione con l’utilizzo delle nuove tecnologie. Per questo si vocifera che Spielberg starebbe già collaborando a sviluppare una nuova forma di narrazione per raccontare la presidenza Barack Obama, ed è anche possibile che il sodalizio narrativo-biografico si intensifichi per il 2017, quando Obama uscirà dai riflettori della Casa Bianca e si comincerà a lavorare sul materia raccolto durante i suoi mandati. Ma per realizzarla ci vogliono soldi, e qui entrano in scena i job coach di cui sopra.

 

 

E che ci fa lì Eva Longoria. Tra loro anche l’attrice Eva Longoria, la Gabrielle Solis di Desperate housewives. Dopotutto, chi meglio di una casalinga disperata, oggi ricca ma dal passato difficile, dal carattere ambizioso e volitivo può sapere come gestire la vita di chi non ha nulla da fare? Scherzi a parte, l’attrice nel 2012 lavorò all’organizzazione della campagna elettorale di Obama e dal 2013 figura stabilmente nel suo staff, tanto che viene considerata la nuova icona del potere latino tra i corridoi di Washington: molti attribuiscono a lei le leggi varate dal presidente in favore degli immigrati. Insomma, Hollywood, Wall Street e Silicon Valley. Quel che ci sentiamo di dire, in ogni caso, è che Barack Obama sarà un disoccupato di lusso.

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