Controffensiva Usa e curdi

Obiettivo riconquistare Mosul Ucciso il “governatore” Isis

Obiettivo riconquistare Mosul Ucciso il “governatore” Isis
26 Dicembre 2014 ore 12:06

Hassan Hassan Saeed Al-Jabouri, secondo governatore dell’Isis della città di Mosul, meglio noto come Abu Taluut, è rimasto ucciso nei raid della coalizione internazionale. Era un ex ufficiale all’epoca di Saddam Hussein, e venne incaricato dagli jihadisti di succedere, 25 giorni fa, a Radwan Taleb al-Hamdouni, anch’egli ucciso dai raid aerei lo scorso mese. La città di Mosul, 1 milione di abitanti, lo scorso luglio era stata rinominata Wilayat Naynawa, ed era diventata la roccaforte dei miliziani, sprofondando un una dura crisi economica dovuta a leggi liberticide e a mancanza di servizi. Chiunque dissenta viene giustiziato per tradimento. Da giorni i radi della coalizione stanno bombardando la zona.

A dare la notizia della morte di al-Jabouri è la Cnn, citando fonti della polizia irachena. La notizia della morte di Abu Talunt, che sarebbe avvenuta in un villaggio a 18 miglia a sud della città di Mosul, non è ancora stata confermata dagli Stati Uniti. Secondo fonti curde, invece, al-Jabouri non sarebbe morto ma solo ricoverato in gravi condizioni.

Nelle stesse ore, quasi 40 civili uccisi, tra i quali sette bambini, rappresentano il bilancio dei raid dell’aviazione siriana su due villaggi del nord controllati dall’Isis. A fornire le cifre è l’osservatorio siriano per i diritti umani, Ondus, con sede a Londra. L’ong precisa anche che tra le decine di feriti “molti sono in gravi condizioni”. Sempre secondo l’Ondus, dal 23 settembre a oggi sono stati uccisi almeno 1.119 jihadisti dello Stato Islamico e del Fronte Al-Nusra.

Il “governatore” di Mosul è solo l’ultimo di una serie di leader dell’autoproclamatosi Stato Islamico a essere ucciso dai raid della coalizione. Il generale Martin Dempsey, capo di stato maggiore americano, già la scorsa settimana aveva annunciato che i raid avevano colpito e ucciso diversi leader dell’Isis, tra cui tre dirigenti di alto livello. Mosul viene considerata la roccaforte principale delle forze degli estremisti sunniti dell’Isis che l’hanno conquistata la scorsa estate. Il Pentagono, che guida la coalizione internazionale, ha annunciato per l’inizio di gennaio l’avvio di una strategia tesa alla sua riconquista. E Mosul è l’obiettivo anche dei peshmerga curdi, che dopo aver combattuto per liberare la città di Sinjiar dall’assedio jihadista, stanno marciando verso la roccaforte del sedicente califfato.

La vita con i jihadisti. Le notizie che arrivano da Mosul e dal fronte sono comunque abbastanza frammentarie. L’unico a poter raccontare davvero come si vive ai tempi del califfo è un giornalista tedesco che a 74 anni e dopo 7 mesi di trattative con i miliziani, è riuscito a farsi accogliere dai jihadisti e a trascorrere dieci giorni con loro, da Raqqa a Mosul. Quel che ha visto lo si potrà leggere per intero nel suo prossimo libro. Per ora si possono leggere i suoi diari su facebook, dove emerge che i jihadisti sono molto più potenti, forti e organizzati di quanto pensi l’Occidente e che finora sono stati sottovalutati.

 

Mosul Iraq

 

L’aiuto turco all’Iraq. Un’altra notizia che, però, potrebbe destabilizzare questa leadership jihadista, arriva dalla Turchia. In una conferenza stampa congiunta ad Ankara, i ministri degli Esteri iracheno Haidar al-Abadi e turco Ahmet Davutoglu hanno sottolineato che è possibile sconfiggere l’Isis solo unendo le forze e con il sostegno dei Paesi della regione. In particolare è l’Iraq a chiedere aiuto nei settori di intelligence, addestramento militare e armamenti, dato che l’Is già controlla una parte del territorio iracheno e siriano al confine con la Turchia. il ministro degli esteri turco ha garantito l’appoggio ricordando che già i turchi partecipano all’addestramento dei peshmerga, sebbene i curdi del Pkk rimangano considerati dei terroristi. Anche il presidente del Kurdistan iracheno, Massud Barzani, ha ringraziato la Turchia per il suo appoggio, in particolare a Kobane. “All’inizio della guerra i turchi hanno fornito sostegno ai peshmerga distribuendo munizioni” ha affermato Barzani in occasione della visita a Erbil dell’Alto rappresentante della politica estera e della sicurezza europea, Federica Mogherini. “Ma il contributo più grande di Ankara” ha proseguito “è stato permettere ai combattenti curdi di raggiungere Kobane. Ha cambiato il corso della battaglia. Noi, comunque, aumenteremo la pressione sui daesh (i jihadisti) e non c’è futuro per loro in questo paese”.

Le relazioni tra Iraq e Turchia sembrerebbero in via di miglioramento, dal momento che il nuovo governo di Baghdad condivide con la Turchia obiettivi economici e legati alla sicurezza della regione. Inoltre, stando a quanto riportato dall’Anadolu Agency, agenzia di stampa del governo turco, l’Iraq vuole raggiungere il mercato petrolifero globale attraverso la Turchia.

I punti messi a segno dalla coalizione. Insomma, la guerra al sedicente Stato Islamico procede a passi più che spediti, in linea con quanto annunciato dal presidente americano Barack Obama nel suo discorso alla nazione dello scorso settembre. Fermo restando che gli Stati Uniti e gli altri paesi aderenti alla coalizione non invieranno truppe di terra, a livello internazionale si stanno moltiplicando gli sforzi per sostenere la massiccia offensiva avviata dalle forze di sicurezza locali. La Giordania addestrerà i militari di Baghdad ed è disposta a equipaggiarli e armarli contro l’Isis, oltre a condividere con la coalizione internazionale le informazioni d’intelligence sui movimenti dei fondamentalisti e contribuire a smantellare le loro reti di finanziamento.

Baghdad sta per acquistare dagli Stati Uniti mille veicoli corazzati Humvee, un migliaio di mitragliatrici M2 e altrettanti lanciagranate MK, al prezzo complessivo di 579 milioni di dollari. A questo pacchetto si aggiunge anche una richiesta fatta lo scorso ottobre per avere 46 mila munizioni per i carri armati Abrams, del valore di 600 milioni. A Erbil sono già sbarcati da un volo Usa cinquemila missili anticarro che la Repubblica Ceca ha donato ai peshmerga.

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