La soluzione non convince

Olimpiadi, Milano non ci sta

Olimpiadi, Milano non ci sta
Cronaca 01 Agosto 2018 ore 09:30

«Per spirito di servizio al Paese, Milano conferma la sua disponibilità, ove richiesto, solo come luogo di ospitalità di gare o eventi in quanto, stante le attuali condizioni, non ritiene praticabile una sua partecipazione alla governance del 2026». La decisione del CONI e del suo presidente di candidare alle Olimpiadi invernali del 2026 non una città ma un complesso come l’arco alpino non è stata digerita dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. Che ha preso carta e penna e ha annunciato che la città si sfila dalla triade che vedeva anche Torino e Cortina. Milano si era candidata come capofila dell’evento, allargando il raggio dei campo di gara a tutto l’arco alpino. Ma si è scontrata con la realtà dei nuovi assetti politici italiani: impossibile lasciare nel ruolo di comprimari due territori governati uno dai 5 stelle (Torino) e l’altro dalla Lega (il Veneto). Insomma, Milano si è trovata nella morsa dei nuovi alleati di governo che non hanno lasciato scampo alle sue ambizioni di leadership a cinque cerchi.

 

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Eppure ieri, presentando ufficialmente la candidatura, il numero uno del CONI aveva avuto toni quasi trionfalistici. «Le tre città (Cortina, Milano e Torino, ricordate in rigoroso ordine alfabetico) saranno co-firmatarie», aveva detto. È una cosa molto bella e importante. Abbiamo fatto un capolavoro della diplomazia nel rispetto di tutte le candidate, cercando di non scontentare nessuno e valutando il rapporto costi-benefici. In assoluto questa è l'ipotesi che costa meno e ha molte più chance delle altre. Abbiamo cercato di prendere il meglio delle opportunità. Si è cercato di prendere il meglio da ogni singolo dossier. Che nome avrebbe la candidatura? Non lo sappiamo ancora, sicuramente qualcosa con le sigle delle tre città».

È una soluzione che peraltro non convinceva sino al giorno prima neanche il sindaco di Torino Appendino, la quale aveva spiegato che «quella di un'unica città è ritenuta, per evidenti ragioni economiche, logistiche e più in generale di sostenibilità, la soluzione migliore e la più idonea, anche a livello internazionale, per organizzare i Giochi olimpici del ghiaccio e della neve».

 

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Sul fronte della politica le cose non sono tranquille anche per un altro motivo. La decisione del CONI, presa evidentemente in accordo con il governo, non è stata digerita dal presidente leghista di regione Lombardia, che avrebbe voluto una leadership milanese capace di coinvolgere poi il territorio. Insomma, sulla candidatura sembra regnare una grande confusione, che alla fine potrebbe condizionare la scelta del Comitato Olimpico che si riunirà per decidere il prossimo 10 settembre, per scherzo del destino proprio a Milano. Vera rivale sembra sia Stoccolma. Unica voce davvero a favore della candidatura in cordata è l’abbattimento dei costi. Le previsioni parlano di 400 milioni. Se si pensa che Putin per i giochi di Sochi aveva speso 50 miliardi, si capisce quanto i tempi siano cambiati...