svolta nelle indagini

Brutale omicidio di Cosimo Errico, arrestato un cittadino indiano di Casazza

Pal Surinder, cittadino indiano e dipendente della vittima, è indagato per omicidio e distruzione di cadavere

Brutale omicidio di Cosimo Errico, arrestato un cittadino indiano di Casazza
04 Aprile 2020 ore 13:25

Svolta nelle indagini relative all’omicidio di Cosimo Errico, il professore del Natta di 58 anni ucciso con numerose coltellate e il cui corpo semicarbonizzato era stato trovato dal figlio a Entratico il 3 ottobre del 2018. È stato arrestato questa mattina (sabato 4 aprile) dai carabinieri di Bergamo il presunto autore del delitto. Si tratta di Pal Surinder, cittadino indiano di 58 anni residente a Casazza e dipendente della vittima.

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L’ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Bergamo è stata emessa dal Gip del Tribunale di Bergamo Massimiliano Magliacani, su richiesta del Sostituto Procuratore Carmen Santoro. Le indagini dei carabinieri del Nucleo Investigativo hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti del 58enne, indagato per omicidio e distruzione di cadavere, dipendente alla “Cascina dei Fiori”, che la vittima gestiva come fattoria didattica e diventato teatro dell’omicidio.

Di fondamentale importanza per l’identificazione del cittadino indiano sono state le attività investigative condotte dalle forze dell’ordine sulla scena del crimine, anche attraverso l’impiego del “luminol”, metodologia grazie a cui sono state evidenziate una serie di impronte plantari lasciate dal depositarsi di sangue, alcune particolarmente nitide tanto da rendere perfettamente identificabile il marchio e la misura delle scarpe calzate dall’assassino.

Altrettanto importante è stata anche l’analisi dei consumi di energia elettrica della struttura, che ha permesso di stabilire il momento esatto in cui l’autore dell’omicidio si era allontanato dal luogo del delitto dopo aver staccato l’interruttore generale del contatore. Un gesto, quest’ulitmo, che fin da subito è sembrato agli inquirenti tutt’altro che casuale e connotato da abitudinarietà, compiuto da qualcuno che ben sapeva come muoversi all’interno della Cascina, coerentemente con il tragitto lineare segnato dalle suole insanguinate.

Gli investigatori, dopo avere contattato la casa madre di produzione e avere individuato quali modelli di tomaie fossero abbinate a quella specifica suola, si sono messi alla ricerca delle scarpe indossate dall’assassino risalendo a tutti i punti vendita della Lombardia e, in particolare delle province di Bergamo e Brescia, scoprendo che erano circa 500 le calzature che erano state messe in commercio. Ciò ha permesso di identificare un gran numero di acquirenti, interpolando le generalità con pagamenti bancomat, tessere sconti-fedeltà, presenza sui luoghi con riscontri dai tabulati telefonici. E tra le persone che avevano comprato questo paio di scarpe risultava esserci anche la moglie di Errico. La donna ha raccontato alle forze dell’ordine di averle comprate per il marito e che quest’ultimo le aveva regalate a qualcuno dei suoi operai della cascina, così come aveva già fatto in precedenza con altri indumenti.

Sulla scorta di diverse conversazioni intercettate tra Pal Surinder e il coinquilino connazionale S.M., anch’egli dipendente della Cascina e indagato in stato di libertà per favoreggiamento personale per aver mentito sugli spostamenti compiuti dall’amico il giorno dell’omicidio, gli investigatori hanno accertato che le scarpe le cui impronte plantari sono state rinvenute sul luogo dell’omicidio erano state donate al 58enne arrestato, che se ne era disfatto successivamente al delitto. Nel corso delle indagini, sono state oltre un centinaio le persone interrogate a vario titolo dai Carabinieri e, come è emerso da numerose testimonianze fornite da altri collaboratori della vittima, pare che Pal Surinder nutrisse del risentimento nei confronti di Cosimo Errico per via di continui dissidi maturati in ambiente lavorativo e dovuti al fatto che il professore lo aveva sorpreso a rubare in Cascina.

Sembra infatti, da quanto è stato ricostruito, che l’indiano anche la sera dell’omicidio si trovasse nella cascina per rubare del materiale e, messo alle strette, avrebbe reagito in maniera incontrollata accoltellando a morte alle spalle e al collo la vittima per poi accanirsi su di essa una volta crollata in terra (l’esame autoptico ha accertato 23 fendenti).  Quindi, nel tentativo di cancellare le tracce, avrebbe cosparso il corpo ormai esanime di Cosimo Errico con della benzina prelevata dal magazzino e gli avrebbe dato fuoco. Un altro connazionale ha raccontato di aver visto l’indagato la sera dell’omicidio in uno stato di forte nervosismo e di averlo sentito discutere animatamente con il suo coinquilino.

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