Trent'anni di reclusione

Omicidio di Gorlago, la lettera dell’assassina alla madre: «Gli errori si pagano. Non sono degna di vivere»

Dopo la condanna per la terribile uccisione di Stefania Crotti (presa a martellate e bruciata viva), dal carcere Chiara Alessandri ha scritto alla madre Clara. Il testo è stato reso noto dalla trasmissione "Iceberg" di Telelombardia

Omicidio di Gorlago, la lettera dell’assassina alla madre: «Gli errori si pagano. Non sono degna di vivere»
19 Giugno 2020 ore 14:52

«Mi vedrò sempre come mi vedono tutti gli altri – tranne te e gli zii, e spero i miei bimbi –, mi vedrò sempre come colei che ha causato la morte di un essere umano, e quindi non degna di continuare a vivere». È una parte della lettera scritta alla madre Clara da Chiara Alessandri, condannata giovedì 18 giugno in primo grado a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Stefania Crotti, moglie di Stefano Del Bello, suo ex amante. Il testo del documento è stato reso noto dalla trasmissione Iceberg, su Telelombardia. Nella lettera, Chiara Alessandri ha provato a scusarsi e a spiegare il suo gesto, dicendo che «gli errori si pagano ed è giusto così».

Stefania Crotti, la vittima

Stefania Crotti è stata uccisa con 21 martellate e il suo corpo è stato ritrovato carbonizzato a Erbusco nel gennaio 2019. L’autopsia ha stabilito che la donna è stata bruciata mentre era ancora in vita, ma la Alessandri, difesa dall’avvocato Gianfranco Ceci, ha sempre parlato di una lite degenerata, dicendo di aver colpito la vittima per difesa e negando di averne bruciato il corpo. «Non ho brutti pensieri – prosegue la lettera –, ho tutta l’intenzione di pagare con la mia condanna, anche se questo non riporterà la Stefania né dalla sua bimba né dalla sua mamma».

Chiara Alessandri, condannata a 30 anni

«Non passa giorno che non voglia tornare a quel pomeriggio – si legge ancora –, avrei potuto evitare di farla venire a casa, o non reagire, o quanto meno chiamare qualcuno, restare lucida e fare la cosa giusta. Il cervello è andato in panne, facevo le cose come in trance e quando sabato all’alba è suonato il campanello ho capito subito e anche se impaurita mi sentivo in qualche modo anche sollevata». La lettera si conclude con una preghiera alla madre. «Prega perché tutti loro sappiano andare avanti e che la sua anima non mi odi troppo, anche se quel giorno l’ho fatta venire da me».

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