La lotta per le riserve naturali

La rivolta dei patrioti dell’Oregon è più di una lotta sterile di mandriani

La rivolta dei patrioti dell’Oregon è più di una lotta sterile di mandriani
Cronaca 27 Gennaio 2016 ore 11:42

È stato arrestato Ammon Bundy, leader della protesta dei contadini patrioti in Oregon. Una rivolta iniziata alcune settimane fa, con l’occupazione da parte di Bundy e dei suoi compagni – tutti uomini che fanno capo a una milizia armata appartenente alla destra estrema – dell’Malheur National Wildlife Refuge, un ufficio federale all’interno di una remota riserva naturale che si estende per 80mila ettari di terreno. La situazione negli ultimi giorni è degenerata e le tensioni sono culminate il 26 gennaio, quando a un posto di blocco della polizia sono stati esplosi alcuni colpi di arma da fuoco. Un uomo è morto e oltre a Bundy sono stati arrestati altri sette dirigenti del movimento: il timore è che adesso la protesta si allarghi e degeneri ulteriormente.

Chi è Ammon Bundy. Ammon Bundy, barba curata, occhi chiari, camicia a quadrettoni e cappello da cow boy in testa, ha 40 anni, 6 figli e 46 nipoti, ed è originario dell’Idaho. Insieme a suo fratello Ryan, 43 anni del Nevada, guida la protesta degli allevatori (circa 150), che si sono riuniti in un gruppo chiamato Citizens for Constitutional Freedom, di ispirazione libertaria. I fratelli Bundy possono essere definiti figli d’arte: loro padre è Cliven Bundy, un celebre militante antigovernativo e icona della desta estrema americana, che è stato protagonista in passato di numerose azioni dimostrative contro il potere di Washington. La più emblematica due anni fa, quando aveva ottenuto i titoli dei giornali nella cosiddetta “Bundy standoff”, una disputa che lo ha visto contrapposto al governo federale per una storia di tasse non pagate su un terreno di pascolo.

 

[Da sinistra a destra: Ryan Bundy, Cliven Bundy e Ammon Bundy]

Ryan Bundy, Cliven Bundy, Ammon Bundy

 

Le richieste degli occupanti. Bundy e i suoi stavano occupando il Malheur National Wildlife Refuge dal 2 gennaio, perché chiedevano che la riserva venisse chiusa e la terra restituita agli allevatori, per poter farci pascolare liberamente il loro bestiame. La riserva infatti confina con vari ranch e i cow boy vorrebbero che tutto tornasse come era nell’Ottocento, quando il Malheur National Wildlife Refuge non era ancora un parco naturale. Tuttavia, a dirla tutta, la terra in origine era proprietà degli indiani Paiute.

 

 

I motivi della protesta. Detta così sembra una sterile rivendicazione di pochi mandriani, in realtà le cose sono un po’ più complesse. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha innescato l’occupazione degli uffici dentro la riserva naturale è stato l’arresto di due contadini accusati di aver appiccato, nel 2012, un incendio nelle terre che oggi sono sotto il controllo federale e sulle quali i rancher devono pagare le tasse. I due, Dwight e Steven Hammond (padre e figlio), erano già stati in prigione, ma a dicembre 2015 sono stati condannati definitivamente a cinque anni di carcere (con pena aumentata per l’aggravante del terrorismo). Il loro legale, però, ha fatto sapere che gli Hammond non stanno sostenendo quanto è oggi in corso, nonostante conoscano Bundy.

Radici antiche. Le ragioni della protesta, però, hanno radici ben più remote e si inseriscono in quella che viene chiamata la Sagebrush Rebellion, un conflitto vecchio di decenni nato per il controllo da parte del governo degli Stati Uniti di milioni di acri di terra dove i cow boy fanno pascolare il bestiame. Inoltre tutto si radica nella storica diatriba tra i vari gruppi di estrema destra – soprattutto nell’ovest dell’America– e lo Stato federale, visto come dispotico e illegale.

 

 

Le accuse. Dall’Oregon al Nevada, i rancher accusano Washington di vietare agli allevatori di pascolare il proprio bestiame nelle terre federali o di cacciare all’interno delle riserve naturali, e di ledere così i diritti costituzionali dei cow boy. La loro protesta è definita pacifica da loro stessi e da parte della stampa locale, sebbene gli stessi cow boy non escludano di far ricorso alla violenza contro la polizia se le autorità decidessero di forzare loro la mano. E intanto montano le polemiche verso i media, accusati di ignorare o sottovalutare la rivolta perché composta da bianchi armati e non da neri. Questo sebbene il gruppo di Bundy sia stato definito come paramilitare, una vera e propria milizia di ispirazione bianca cristiana (Bundy è mormone). Sui social network ormai da settimane al grido #yallqaeda circola questa domanda: «Le autorità si sarebbero comportate allo stesso modo se gli occupanti armati fossero stati afroamericani o musulmani?».

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