Non è la prima volta

Spaventate dal temporale, ottanta pecore muoiono a Branzi in un dirupo

Il gregge di ovini è finito nelle ripe scoscese di un torrente in secca, sopra la frazione Gardata. Sopralluogo dell’Ats e carcasse sepolte in un vicino terreno. Il Comune: «Nessuna contaminazione». Cinque anni fa un episodio analogo.

Spaventate dal temporale, ottanta pecore muoiono a Branzi in un dirupo
Val Brembana e Imagna, 13 Agosto 2020 ore 17:10

Ha destato preoccupazione nelle ultime settimane l’episodio che ha visto morire in un torrente in secca circa 80 pecore, facenti parte di un gregge molto più corposo di proprietà di Franco Galbusera, affittuario di una porzione dell’alpeggio verso i Laghi Gemelli di proprietà comunale.

Secondo un’attendibile ricostruzione, suffragata da alcune immagini circolate su internet, il gregge era partito lo scorso maggio dalla zona di Lecco, attraversando la città in direzione Ballabio e raggiungendo (con le sue circa 3200 unità) l’Alta Valle Brembana e in particolare l’area della Valle Scura, situata a monte della frazione Gardata, all’imbocco di Branzi. Gli ovini, a fine luglio, si sarebbero spaventati nottetempo a causa di un temporale estivo, finendo per perdere l’orientamento e il senso del pericolo, e precipitando (a circa 1700 metri di quota) nelle scarpate del torrente in secca. I proprietari hanno immediatamente messo in sicurezza l’area gettando calce viva sulle carcasse.

Il successivo intervento del servizio veterinario dell’Ats, effettuato dal dirigente Angelo Moleri, ha visto disporre la sepoltura degli animali in un vicino terreno. A intervento concluso il sindaco di Branzi, Angelo Rossi, ha confermato che non è stato rilevato alcun tipo di contaminazione delle falde acquifere, poiché «quando è presente, l’acqua del torrente non raggiunge l’acquedotto».

Un episodio simile si era verificato a Branzi anche nell’estate del 2015. In quel caso, nell’area del Monte del Colle sotto il Monte Secco, un gruppo di circa sessanta pecore (facenti parte del gregge di Marciano “Andreino” Bellini di Rovetta) era riparato sotto un albero ed era stato colpito da un fulmine nel corso di un temporale. In quel caso le carcasse carbonizzate erano state recuperate con l’ausilio di un elicottero.

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