Il dramma di un uomo di pace

Il silenzio su Padre Dall’Oglio

Il silenzio su Padre Dall’Oglio
28 Luglio 2014 ore 12:00

È trascorso un anno esatto dal rapimento di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita italiano sparito in Siria. Nessuno al momento può dire con certezza se il missionario sia ancora in vita: già poco dopo il rapimento, su alcuni siti arabi, circolavano voci che volevano Padre Dall’Oglio ucciso dai rapitori, ipotesi mai confermata né dalla Farnesina né dalla Santa Sede, che hanno sempre invitato alla cautela. Una ventata di speranza è arrivata pochi mesi fa dall’ELS (l’esercito libero siriano): padre Dall’Oglio sarebbe vivo e in mano ai miliziani dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante. Di sicuro però non c’è nulla. Lunedì 28 luglio i famigliari del sacerdote hanno registrato un video, poi messo in rete, nel quale hanno lanciato un appello ai rapitori affinché diano notizie perlomeno sullo stato di salute del loro caro. «Chiediamo ai responsabili della scomparsa di un uomo buono, di un uomo di fede, di un uomo di pace – affermano i familiari -, di avere la dignità di farci sapere della sua sorte. Vorremmo riabbracciarlo, ma siamo anche pronti a piangerlo».

 

 

Il rapimento. Un anno fa padre Dall’Oglio era impegnato nella regione settentrionale della Siria, nei pressi della città di Raqqa, in alcune trattative per la liberazione di un gruppo di ostaggi detenuti dai ribelli. Il 29 luglio, mentre passeggiava per le strade della città, sarebbe stato portato via da rapitori la cui appartenenza è ancora oggi misteriosa: sia i ribelli sia le forze governative, infatti, avrebbero avuto motivi per ritenere Dall’Oglio una presenza scomoda.

I rapporti con i ribelli. Durante gli anni trascorsi in territorio siriano, padre Dall’Oglio è stato un grande alfiere della distensione dei rapporti fra le comunità cristiane e quelle islamiche più moderate: già nel 1992 aveva voluto ricostruire il monastero cattolico siriaco Mar Musa, costituendo al suo interno una comunità spirituale ecumenica mista, l’al-Khalil, con lo scopo di promuovere l’interazione e la tolleranza fra le culture cristiane e islamiche. Un’iniziativa che aveva riscosso parecchio successo, tanto da fare di Mar Musa un luogo di aggregazione e di preghiera comune interreligiosa come mai si era visto in quelle zone. Un’opera del genere era considerata una provocazione dai fondamentalisti jhiadisti, che vedevano in Dall’Oglio un fermo ostacolo all’egemonia islamica in Siria. Da qui l’ipotesi che siano stati i ribelli a rapire il padre gesuita; un’ipotesi confermata anche dalle numerose manifestazioni che nei mesi successivi al rapimento sono state organizzate dagli abitanti di Raqqa proprio contro i ribelli jhiadisti. La gente comune vedeva infatti nella presenza di Dall’Oglio un possibile spiraglio di dialogo in una realtà sociale frammentata e violenta.

I rapporti con Assad. Ma anche con il governo di Bashir al-Assad padre Dall’Oglio aveva rapporti tutt’altro che idilliaci. Fin dalle prime battute della crisi siriana del 2011, il sacerdote gesuita aveva avuto modo di esprimersi con nettezza in opposizione al regime. Proprio in quell’anno, il sacerdote scrisse un testo nel quale proponeva una soluzione pacifica ai problemi posti dalle rivolte popolari scoppiate in Siria, indicando la strada di una transizione politica verso un’architettura istituzionale democratica, basata sul consenso delle diverse componenti sociali e delle varie sensibilità religiose. La reazione non si fece attendere e il regime di Assad, impegnato in un’aspra repressione delle proteste, decretò l’espulsione di Dall’Oglio dal Paese. A dicembre 2011 il sacerdote non aveva ancora ottemperato all’ordinanza, continuando a risiedere in Siria, e solo nel giugno del 2012 decise di allontanarsi, ma per farvi ritorno ben presto.

Pochi giorni prima del rapimento, padre Dall’Oglio scrisse una lettera a Papa Francesco nella quale chiedeva di promuovere «un’iniziativa diplomatica urgente e incisiva per la Siria, che assicuri la fine del regime, salvaguardi l’unità nella molteplicità del paese e consenta, per mezzo della autodeterminazione democratica assistita internazionalmente, l’uscita dalla guerra tra estremisti armati». Avviò anche una petizione su Change.org. Tutti questi elementi, sommati al vasto consenso popolare di cui godeva, potrebbero aver indotto il regime di Assad a mettere a tacere padre Dall’Oglio.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia