Hanno maggior empatia coi pazienti

Parola “cura”, sostantivo femminile: son sempre di più le donne medico

Parola “cura”, sostantivo femminile: son sempre di più le donne medico
Cronaca 08 Marzo 2019 ore 12:34

Sempre di più nel prossimo futuro, volenti o nolenti, saremo nelle mani delle donne. La prevalenza femminile nella professione medica era nota e rilevabile dalle iscrizioni alle facoltà universitarie, ma il dato reso noto il 7 marzo dalla Federazione degli Ordini dei medici è di dimensioni inaspettate. Nella fascia di età tra i 35-39 anni, le donne medico sono quasi il doppio degli uomini (19.556 contro 10.953). In totale, sono 163.336 le donne medico in Italia, contro 210.713 maschi, ma le proporzioni stanno ribaltandosi con una velocità molto maggiore di quello che ci si potrebbe aspettare. Basti pensare che tra i 60 e i 64 anni gli uomini erano sono 40 mila contro 16.633 dottoresse, mentre fra i 70-74 anni abbiamo 21.221 uomini e 4.429 donne, e fra gli over 75, a fronte di 19.215 maschi, ci sono appena 3.080 femmine. Anche in sala operatoria i rapporti stanno quasi arrivando al pareggio: secondo i dati forniti dalla Società italiana di Chirurgia, la prevalenza degli uomini resiste ormai solo nella fascia d’età degli over 50. Il numero degli iscritti al corso di specializzazione in Chirurgia generale rivela una quasi sostanziale parità di genere (48,3 per cento donne e 51,7 per cento uomini); dati significativi emergono se si guarda alla situazione di alcuni singoli atenei come Milano e Torino, dove la quasi totalità degli specializzandi del bisturi sono donne.

 

 

E anche una specializzazione che sembra saldamente presidiata dagli uomini, quella dei dentisti, sta cambiando a gran velocità: se tra i 65-69 anni a 1.006 dentisti corrispondono 172 colleghe, tra i 25 e i 29 anni il rapporto è di 1.477 maschi contro 1.186 femmine. Ma il dato impressionante è quello delle new entry: per ogni “nuovo” dentista maschio si avviano alla professione ben cinque dentiste donne. Insomma, il mondo dei camici bianchi sta cambiando con una velocità imparagonabile con gli altri settori. E a questo proposito si possono fare due riflessioni. La prima è che la passione delle donne per le professioni che riguardano la cura del corpo è segno di un vero vantaggio competitivo. Infatti, come tante ricerche hanno riscontrato, le donne mostrano una capacità di empatia con i pazienti nettamente maggiore rispetto agli uomini. Il medico maschio è un medico tendenzialmente autoritario, che cerca di evitare il dialogo con il malato. Questa diversa propensione delle donne ha come esito quello di rendere più attivi e protagonisti i pazienti nei percorsi di guarigione, con il risultato documentato di maggiori tassi di guarigione e di diminuzione delle ricadute. La maggiore attenzione al dialogo posta dalle donne, più propense a coniugare la medicina con l’attenzione alle condizioni di vita dei loro assistiti, garantisce migliore qualità delle cure. E questa qualità si traduce anche in risultati migliori dal punto di vista medico.

 

 

La seconda riflessione che viene spontaneo fare è che oggi, 8 marzo, c’è di essere grati anche di questo alle donne. In un mondo dominato dal cinismo e dall’individualismo, sono loro a presidiare quella parola così preziosa ma anche così fragile che è la parola “cura”. La quale, non a caso, è un sostantivo di genere femminile.

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