Dall'analisi al finanziamento

I passi per diventare agricoltore Ci vuole chiarezza e pazienza

I passi per diventare agricoltore Ci vuole chiarezza e pazienza
Cronaca 17 Ottobre 2014 ore 13:13

Per mettere in piedi un’azienda agricola che funzioni bene e che risulti adeguatamente remunerativa, occorre avere le idee chiare fin dall’inizio. È essenziale che si sappia con precisione che tipo di imprenditore agricolo si vuole diventare, se “tradizionale”, cioè specializzato in un comparto specifico, oppure “multifunzionale e pluriattivo”, cioè destinato a fare i conti con scenari di mercato e normative di legge molto diversificate. Inoltre, bisogna decidere come deve essere la propria azienda, ad esempio se si vogliono impiegare energie ecosostenibili e metodi biologici, oppure se si intende costruire una fattoria didattica.

Una volta sgomberato il campo dai dubbi iniziali, bisogna dedicarsi all’analisi del territorio in cui si vuole fondare la propria azienda, delle caratteristiche del mercato locale, delle normative e della concorrenza. Sarebbe meglio se, in questa fase, si fosse assistiti da un consulente.

1. L’analisi. Nello specifico, la fase d’analisi prevede uno scrupoloso studio del livello:

– Istituzionale (normativa di riferimento, esistenza di reti formalizzate come consorzi, cooperative, strade del vino,ecc).

– Territoriale (dotazione infrastrutturale materiale e immateriale, disponibilità di servizi alle imprese agricole).

– Commerciale (canali distributivi locali, caratteristiche della domanda e dell’offerta).

– Competitivo: struttura della concorrenza e grado di concentrazione dell’offerta.

Questo per quanto riguarda il “contesto” ambientale e professionale. Passando invece alle caratteristiche dell’azienda vera e propria, bisogna analizzare la disponibilità di:

– Capitale umano (competenze professionali, quale modello gestionale, quale forma giuridica).

– Capitale fisico (dimensioni aziendali, immobili disponibili e da acquisire, macchine e attrezzi).

– Offerta (massa critica, differenziazione prodotti e attività, qualità, diversificazione).

– Mercato (canali di vendita possibili, attività promozionali)

e formulare una stima preventiva della performance economica (redditività e costi).

 

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2. La progettazione. Conclusa la fase d’analisi, il passo successivo si addentra nel processo progettuale e impone la stesura di un business plan, per conferire credibilità e consentire la richiesta di finanziamento, sia esso pubblico o privato. Nel piano bisognerà chiarire: la situazione di partenza; il progetto di sviluppo; la previsione della situazione che si verrà a creare dopo l’investimento. A questo punto, e solo a questo punto, si possono cercare le fonti di finanziamento. Esse si diversificano in base all’età dell’aspirante imprenditore agricolo, che può godere di alcune agevolazioni, del tipo di terreno, e delle caratteristiche generali dell’impresa, che infatti solo in alcuni casi può accedere al finanziamento pubblico.

3. Presentazione del progetto. A questo punto, si può porgere domanda di presentazione del progetto, la quale deve essere accompagnata dal business plan. L’assistenza di un CAA (Centro autorizzato di assistenza agricola) di un tecnico professionista sono consigliabili.

4. Richiesta di finanziamento. Presentata la domanda nei tempi e nelle modalità giuste, si può procedere alla domanda di finanziamento. Se si intende chiedere un finanziamento pubblico, è preferibile rivolgersi a CreditAgri: fornisce assistenza nella presentazione delle garanzie che l’imprenditore dovrà presentare come requisito alla richiesta stessa e mette a disposizione pacchetti e agevolazioni finanziarie interessanti.

 

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Avere tutte le credenziali e presentare le domande nelle modalità e nei tempi adeguati, tuttavia, non sono lasciapassare per un finanziamento immediato. I lunghi tempi della burocrazia sono tali da costringere i nuovi imprenditori ad attendere in media 275 giorni, fra l’approvazione del programma e l’uscita del bando; 248 giorni tra la fine della raccolta delle domande e il decreto di concessione del contributo (istruttoria); tra i 18 e i 24 mesi per l’erogazione del contributo. Dopo avere pazientato per il tempo burocratico necessario, l’imprenditore in erba è pronto per mettersi davvero all’opera. E il resto è solo lavoro, buona volontà e anche fortuna.

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