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Dopo l'elezione di Mattarella

Il Patto del Nazareno è rotto Forse, però, mah, chissà…

Il Patto del Nazareno è rotto Forse, però, mah, chissà…
Cronaca 05 Febbraio 2015 ore 17:25

L’annuncio arriva direttamente da Giovanni Toti, consigliere politico di Silvio Berlusconi e colonnello di Forza Italia: «Il Patto del Nazareno è rotto». Un vero e proprio terremoto, sulla carta, che metterebbe a repentaglio la prosecuzione stessa dell’attuale legislatura. Eppure il Governo, insomma il Pd, fa spallucce, rispondendo con un lapidario: «Meglio così, sarà più facile fare le riforme». Certo, che la vicenda Matterella avrebbe avute conseguenze non indifferenti sul piano politico era ampiamente pronosticato, ma di tale immediatezza e portata era impensabile. Tanto impensabile che viene da chiedersi se sia tutto vero. O meglio, se sia tutto così netto e deciso come le parti in gioco vogliono far apparire.

Anzitutto, occorre una doverosa precisazione: Toti, dopo l’allarmante annuncio, ha anche chiaramente precisato che la nuova legge elettorale e la riforma del Senato, considerati anche da Forza Italia come obiettivi strategici, godranno comunque dell’appoggio parlamentare degli azzurri. A questo punto, la domanda è lecita: quindi cosa cambia? Stando alle dichiarazioni dei protagonisti di entrambi gli schieramenti, e la vicenda dell’elezione di Mattarella a Presidente della Repubblica ne è la più chiara delle prove, il Patto del Nazareno sarebbe stato stipulato proprio (e, attenzione, esclusivamente) con lo scopo di dare al Paese una nuova legge elettorale e un nuovo assetto istituzionale, il tutto con un rinnovato protagonismo di Berlusconi sulla scena politica. È evidente, dunque, che dietro alle dichiarazioni di Toti e alla tranquillità del Pd ci sia qualcos’altro. Molto semplicemente, c’è il fatto che bisticciare e apparire saldamente divisi conviene sia a Berlusconi che a Renzi.

Partendo da Forza Italia, ciò che tiene maggiormente banco in questi giorni sono i dissidi interni: Fitto e i suoi hanno ufficialmente dichiarato guerra alla leadership attuale, chiedendo le primarie del partito e sottolineando, ogni volta che ne capiti l’occasione, il fallimento totale che è stato il Patto del Nazareno. Verdini, ovvero il grande artefice del Patto, è sempre più isolato e additato dall’intero universo forzista come la causa di tutti i mali attuali; non fosse che il buon Denis sei o sette parlamentari dalla sua li ha, e dargli un così poco galante benservito potrebbe avere conseguenze nefaste per tutti. E infine c’è Berlusconi con i suoi fedelissimi, fra i quali vi sono sì molti oppositori a Verdini e al Nazareno, ma che comunque giurano fedeltà eterna al loro leader, e si dichiarano disposti a seguirlo a prescindere da qualsiasi inciampo. Quale mossa migliore, dunque, dell’inscenare una piccata rottura del Patto per ricompattare le fila? Fitto avrebbe finalmente servita su un vassoio d’argento la metaforica testa dell’accordo con Renzi, Verdini si libererebbe finalmente dell’insostenibile onere di essere il capro espiatorio dell’elezione di Mattarella (ben sapendo, comunque, che Silvio mai si libererà di lui), e i seguaci più stretti del Cav rivedrebbero nel loro leader quel rinnovato vigore e spirito di indipendenza che da tempo agognano di riassaporare.

In zona Pd il discorso è analogo: l’elezione di Mattarella, che in termini politici ha significato lo smarcamento da Berlusconi, è stato un vero e proprio toccasana per l’area dem: vedere Renzi e Civati darsi il cinque, o Guerini e Bersani in cordiale e quasi empatico dialogo sono cose che fino a poche settimane fa avrebbero rappresentato nulla più che mere utopie. E invece eccoli, 5 febbraio 2015, uniti e compatti come non mai. Tutto grazie alla netta presa di posizione nei confronti di Forza Italia in sede di scelta del Presidente della Repubblica: le regole le dettiamo noi, voi potete solo decidere se starci o meno. E perché mai Renzi dovrebbe rinunciare a questo disteso e, soprattutto, numericamente vantaggioso clima? Anzi, perché non ufficializzare la rottura dei rapporti con Berlusconi e con Forza Italia per suggellare al meglio il rinnovato cerchio dell’amicizia democratico?

Naturalmente, a Renzi non conviene una reale rottura del Nazareno tanto quanto non conviene a Berlusconi: il primo ha bisogno dei voti azzurri in Parlamento per i futuro, non ci sono scappatoie, specie ora che il principale alleato di Governo, Ncd, si sta inesorabilmente frantumando al suo interno; il secondo invece sa bene che l’unico salvagente che ha per non affogare nel mare di questa Terza Repubblica che tenta disperatamente di metterlo da parte è proprio l’accordo con Renzi. E non è un caso che l’annuncio di questa paventata rottura sia stato dato dai forzisti e non dai democratici: i primi devono dimostrare di non volerne più sapere di fare le stampelle del Governo, i secondi invece di non rimanere minimamente toccati dalle scelte di una parte politica che deve apparire come di medesimo valore rispetto a qualsiasi altra. Ora bisogna solo aspettare i voti favorevoli di Forza Italia in Parlamento per Italicum e riforma del Senato. Anche se il Nazareno non esiste più.