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Beni per più di 40 milioni

Per l’eredità di Alberto Sordi spuntano trentasette cugini

Per l’eredità di Alberto Sordi spuntano trentasette cugini
Cronaca 20 Febbraio 2015 ore 14:54

Era il 1957 quando l’indimenticato Alberto Sordi interpretava Alfonso nella pellicola Arrivano i dollari!, firmata dal regista Mario Costa. Il film narrava la storia dei cinque fratelli Pasti, designati come eredi dal compianto zio Arduino, emigrato povero molti anni or sono in Sudafrica e diventato ricco con una miniera di diamanti. Una montagna di danaro, che per poter entrare nelle loro tasche, sottostava a una condizione: i fratelli dovevano dimostrare di essere meritevoli di quella ricchezza e per farlo avrebbero dovuto convincere la zia, Caterina, donna ancora giovane e piacente. La prova, quella di rinunziare ai loro gravi difetti umani almeno per due settimane, si rivelerà difficilissima e solo il fascino di Alfonso (Alberto Sordi) convincerà la bella zia a far aprire i forzieri in favore dei cinque. 46 anni dopo Alberto Sordi muore e, involontariamente, si ritrova nei panni dello zio Arduino, le cui ricchezze sono agognate da una masnada di parenti più o meno certi. A differenza del personaggio del film, però, Sordi ha deciso di lasciare tutto all’amata sorella Aurelia. Ora che anche Aurelia è morta (nell’ottobre 2014), il suo testamento, colmo delle ricchezze che le aveva lasciato il fratello, è stato impugnato da ben 37 cugini.

 

 

«Io non ho parenti!». Eppure Alberto Sordi, di questi cugini, non ne ha mai parlato. Anzi, come spiega Paola Comin, che curò per Sordi l’ufficio stampa dal 1992 fino alla morte nel 2003, «diceva sempre: “Parenti non ne conosco e non ne ho”. E infatti io non ho mai visto suoi parenti al di là delle sorelle Aurelia e Savina e del fratello Giuseppe». Uguali conferme giungono dal racconto di un aneddoto legato alla fine degli Anni ’70, quando Sordi stava girando Malato immaginario. La Comin racconta che sul set si presentò un uomo, dicendo di essere un lontano cugino dell’attore. L’allora responsabile dell’ufficio stampa, Maria Ruhle, si lasciò convincere e accompagnò l’uomo da Sordi: poche battute, una foto e poi i saluti. Andato via il presunto cugino, Sordi si rivolse arrabbiatissimo alla Ruhle: «Maria, io non ho parenti! Non mi portare più nessuno!».

Difficile risalire ai motivi per cui il grande attore fosse così duro e inamovibile dalla posizione di “disconoscimento” delle sue parentele, ma certamente la sua preoccupazione, durante la redazione del testamento, era che le sue ricchezze non andassero nelle tasche di tutti quei parenti che non aveva mai voluto nemmeno incontrare. Per questo lasciò tutto alla sorella Aurelia. La quale, nel testamento scritto nel 2011, li destinò a sua volta alla Fondazione Museo Alberto Sordi, incaricata di «perpetuare la memoria» dell’attore. Nel complesso si tratta di due conti correnti per 20 milioni circa l’uno, la villa di via Druso, fra l’Appia Antica e le Terme di Caracalla (valore stimato altri 20 milioni), e in più le azioni del Campus biomedico di Trigoria, al quale Sordi donò i terreni per costruirlo.

 

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[Alberto Sordi e la sorella Aurelia (Ph. Fondazione Museo Alberto Sordi)]

 

La carica dei 37. Un mese fa, però, durante un’assemblea tenuta nello studio dell’avvocato Andrea Maria Azzaro, 37 cugini di quinto e sesto grado dei fratelli Sordi hanno deciso di andare fino in fondo con una causa civile circa la legittimazione del testamento di Aurelia. Su di esso, infatti, i dubbi sono tanti: il pm Albamonte ha già chiesto il rinvio a giudizio di dieci persone per cinconvenzione d’incapace. Precisamente un notaio, due avvocati e tutto il personale di servizio di Alberto e di Aurelia Sordi. Secondo l’accusa, Aurelia era stata convinta dai dieci a fare donazioni per 2 milioni e 300mila euro e poi a firmare una procura generale a favore di Arturo Artadi, autista e factotum peruviano di Villa Sordi. L’avvocato Azzaro si avvarrà della perizia disposta dal pm, che definisce Aurelia «vulnerabile e assoggettabile».

I 37 cugini in questione sono parenti in linea collaterale, cioè figli di sorelle e di fratelli dei genitori dei Sordi. Hanno fra i 30 e i 70 anni, molti fanno Sordi di cognome e vengono da Valmontone e Frosinone, zone d’origine di papà Pietro e mamma Maria. L’avvocato Coppi non vuole, però, che si pensi ai suoi assistiti come a degli avvoltoi affamati di ricchezze: «Vogliono capire cosa sia davvero accaduto con il testamento. Alla fine, rispetteranno la volontà di Sordi». La volontà dello stesso uomo che ha sempre dichiarato di non aver parenti. Storie strane, altro che zio Arduino.

 

http://youtu.be/UKQdzDQqJ_U