Dal "New York Times"

Le armi dell’Isis sono prodotte soprattutto da Cina e Usa

Le armi dell’Isis sono prodotte soprattutto da Cina e Usa
Cronaca 08 Ottobre 2014 ore 12:55

Nella sua folle guerra contro l’Occidente, lo Stato islamico si è servito anche di armi provenienti dagli stessi Paesi che da mesi tentano di arginarne la sua furia cieca, in particolare da Stati Uniti e Cina. Sembra una cosa a dir poco paradossale, ma la presa di possesso, avvenuta in questi giorni, da parte degli eserciti occidentali di alcuni arsenali dell’Isis in Siria e Iraq, certifica inequivocabilmente questa triste verità.

Da dove vengono le armi, di preciso. Questi dati sono stati resi noti dal Conflict Armament Research, un progetto finanziato dall’Unione Europea per identificare le tipologie di armi utilizzate dall’Isis e stabilirne la provenienza. I risultati dell’indagine sono particolarmente dettagliati: sono stati presi come campione, 1730 strumenti bellici fra armi e munizioni, comprensivi di fucili, mitragliatori e pistole. Si è scoperto che provengono da 21 nazioni differenti, soprattutto dalla Cina (circa l’80 percento), dagli Stati Uniti, dalla Russia e dalla Serbia. Più precisamente, 323 strumenti sono marchiati Usa, e fabbricati fra il 2005 e il 2007 presso il Lake City Army Ammunition Plant in Missouri; altri 147 recano il timbro WOLF, che denota ancora una volta un’origine a stelle e strisce. Come si accennava, la gran parte delle armi ha provenienza cinese: ad esempio, circa il 30 percento delle cartucce rinvenute proviene da Pechino; la Cina, d’altra parte, è una delle più grandi esportatrici di armi al mondo. C’è inoltre una, seppur minima, presenza di armi di origine iraniana, cosa che desta un problema internazionale non da poco: secondo la risoluzione 1737 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, vige un divieto generale di trattare l’acquisto o la vendita di armi con il governo di Teheran; si aprono dunque due possibili scenari: o alcuni Paesi hanno comunque commerciato armi con l’Iran, violando la risoluzione delle Nazioni Uniti, oppure sono direttamente gli iraniani a fornire armamenti all’Isis.

 

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Perché le armi provengono dai Paesi occidentali. Le ragioni di questi inaspettati rifornimenti bellici dell’Isis sono varie: in primo luogo, l’esercito del Califfato, specie nei primi mesi in cui necessitava ancora di organicità e strutturazione, ha posto come obiettivi primari delle sue sortite luoghi che dispongano di depositi militari, così da poter reperire nuovi armamenti: maggiori sono le disponibilità di armi in un territorio, maggiore è la possibilità che diventi obiettivo dello Stato islamico. Naturalmente, i depositi attaccati e saccheggiati appartengono al governo siriano o iracheno, oppure a gruppi ribelli locali.

Negli scorsi anni, durante le guerre in Iraq e Siria, i governi di tutto il mondo provvidero a fornire i necessari armamenti al governo post-Saddam per poter mantenere la nuova posizione di potere, e ai ribelli siriani per poter contrastare e combattere la dittatura di Assad. In entrambi i casi, coloro che avrebbero dovuto mantenere il controllo (e soprattutto il possesso) di queste armi non sono stati in grado di evitare che finissero nelle mani sbagliate, ovvero quelle dello Stato islamico. Questa, paradossalmente, è l’ipotesi più augurabile; molto peggio sarebbe se ci fosse in realtà una collusione fra i governi locali o i gruppi ribelli siriani e l’Isis. Bisogna inoltre considerare il fiorente mercato nero che sta trovando nei travagliati territori mediorientali un’enorme fonte di guadagno. In questo caso, la vendita di armi di contrabbando al Califfato potrebbe anche avere come venditori direttamente mercanti americani, europei o cinesi.

E nel futuro? È una situazione particolarmente preoccupante anche per il futuro: i peshmerga curdi, da mesi ormai impegnati nel conflitto sul territorio con le truppe dell’Isis, godono di importanti riforniture di armi da parte di molti Paesi occidentali; c’è quindi la possibilità che l’esercito del Califfato possa attingere con regolarità e per chissà quanto tempo ancora alle armi che teoricamente sarebbero state prodotte e fornite proprio avendo esso come obiettivo. Paradossale, a dir poco.

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