Dagli scambi rischiosi all'ingerenza dei Governi

Perché i Bitcoin sono crollati

Perché i Bitcoin sono crollati
31 Gennaio 2019 ore 06:30

A distanza di oltre un anno dal grande boom dei Bitcoin, il valore delle criptovalute è crollato. Il New York Times ha spiegato quali sono i principali motivi per cui le nuove monete digitali non hanno convinto il mercato. Tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 le criptovalute, con in prima fila i Bitcoin, sono finite al centro dell’attenzione mediatica e di milioni di investitori in tutto il mondo. Il valore complessivo del mercato è aumentato esponenzialmente e c’era chi era convinto che si stesse assistendo soltanto all’inizio della grande fortuna di questi nuovi strumenti. I Bitcoin hanno sfiorato i ventimila dollari di valore, ma a distanza di circa un anno la quotazione si aggira attorno ai 3.600 dollari, senza dare segni di ripresa. Quali sono i principali motivi di questo crollo verticale?

 

 

1) La mancanza di regole rende gli scambi rischiosi

La maggior parte degli scambi di criptovalute avviene al di fuori degli Stati Uniti, in mercati che non hanno regole o comunque ne hanno molto poche. Questo permette agli investitori maggiore libertà d’azione ma ovviamente implica anche rischi maggiori. L’Università del Texas ha pubblicato prove che dimostrano che uno dei più grandi portali di scambio, Bitfinex, ha contribuito a creare una criptovaluta proprietaria, Tether, che è stata usata per gonfiare artificialmente il prezzo dei Bitcoin e delle altre monete digitali. Bloomberg ha rivelato lo scorso novembre che il Dipartimento di Giustizia americano ha condotto un’investigazione proprio su questa vicenda. Le truffe e i furti negli scambi di Bitcoin, inoltre, sono molto frequenti e non esistono strumenti di tutela efficaci per le vittime.

 

2) Gli Stati stanno lavorando a regole più stringenti

Uno dei punti di forza delle criptovalute, pur con i problemi di cui si è appena parlato, è stata proprio la libertà d’azione da parte degli investitori e dei mercati. La mancanza di intermediazioni con istituti di credito o finanziari ha spinto molte persone ad acquistare Bitcoin approfittando di questo vuoto normativo. Gli Stati però si sono attivati per lavorare a regole più stringenti, soprattutto a tutela dei piccoli investitori che rischiano di venire truffati. In alcuni casi, si è arrivati a vietare l’accesso ai portali di scambio di criptovalute, mentre in altri si sta valutando l’introduzione di tassazioni severe per disincentivarne l’acquisto.

 

3) La gestione è in mano a gruppi di sviluppatori indipendenti

La rete Bitcoin è stata creata con un software open source rilasciato nel gennaio 2009 e, per alcuni anni, i membri della comunità hanno lavorato insieme per migliorarlo. Oggi però questa comunità si è sciolta e infatti lo scorso anno, a seguito di aspre divergenze, un gruppo di sviluppatori ha rilasciato una nuova versione del software Bitcoin, chiamato Bitcoin Cash. A novembre di quest’anno Bitcoin Cash si è ulteriormente scisso in due valute: Bitcoin Cash ABC e Bitcoin Cash SV. La momentanea fortuna del settore e la relativa facilità degli sviluppatori nel creare protocolli separati ha fatto in modo che in questi anni siano sorte migliaia di criptovalute indipendenti, frammentando il mercato e creando confusione. Questa abbondanza di valute concorrenti ha anche sminuito il principio della “scarsità” dei Bitcoin, che per struttura non potranno mai superare i 21 milioni di unità.

 

4) La mancanza di utilizzi reali

Le valute virtuali sono state sempre descritte dai loro promotori come la forma di pagamento del futuro, prevedendone un utilizzo quasi quotidiano già nei prossimi anni. Le strutture su cui si basano le transazioni, però, sono ancora lente e hanno avuto molti problemi tecnici, rendendo di fatto le criptovalute quasi inutilizzabili nel mondo reale e rimanendo principalmente strumenti di speculazione.

 

5) I Governi potrebbero creare la propria criptovaluta e farlo meglio

Nel caso in cui le valute digitali diventassero davvero utili per i cittadini, i Governi e le banche centrali potrebbero decidere di creare una propria valuta, simile ai Bitcoin, disponendo però di ben altri mezzi. L’ipotesi è stata sollevata anche da Christine Lagarde, direttrice del Fondo Monetario Internazionale, che ha pubblicato un paper sull’argomento. Con l’ingresso nel settore da parte dei Governi, qualsiasi criptovaluta indipendente sarebbe in poco tempo dismessa, non potendo competere in termini di affidabilità e fiducia.

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