Un ex campione alla deriva

Perché ci colpisce così tanto il declino dell’imperatore Adriano

Perché ci colpisce così tanto il declino dell’imperatore Adriano
15 Ottobre 2015 ore 17:30

L’ultimo imperatore ha la pancia, alza il gomito e ha il chiodo fisso (del sesso, ovviamente). Adriano non c’è più. Da un pezzo. Lo dicono tutti, lo ha ribadito Tite, l’allenatore che lo ha allenato nel Corinthians nel 2011. Di recente ha parlato di «vergogna», di «fastidio», di un sacco di brutte cose riferendosi all’ex attaccante di Inter e Fiorentina. «Io posso permettermi di essere grasso, un calciatore no – ha detto Tite -, a infastidirmi c’è una foto scattata durante i festeggiamenti per il quinto campionato vinto dal Corinthians. Il giorno dopo il trionfo, mentre guardavo una foto della squadra in festa, fui assalito da un sentimento d’imbarazzo. Vidi Adriano sollevare la coppa e provai vergogna». E il perché è molto semplice: «Un atleta non può permettersi di lasciarsi andare come ha fatto lui. Il modello da seguire è tutt’altro». Era il 2011, di tempo ne è passato.

 

 

Ma allora perché continuiamo a tirare in ballo Adriano? Perché continuiamo ad accanirci, a curiosare, a chiederci perché abbia la pancia? Perché fa ancora notizia? Lo hanno scaricato, e adesso in Brasile lo dipingono come un «modello da evitare». L’anno scorso, dopo un periodo di inattività, Adriano viene tesserato dall’Atletico Paranense. L’avventura dura pochissimo. L’attaccante non si presenta agli allenamenti, frequenta locali, beve, fa festa. Una notte, dopo l’eliminazione dalla Copa Libretadores, viene pizzicato al Curitiba, un locale notturno di grido. Era tornato in campo dopo due anni di inattività, lo aveva voluto lui. E poi? «Adriano Leite Ribeiro non fa più parte della rosa. L’Atletico Paranaense augura buona fortuna al giocatore per i suoi progetti futuri», lo avevano liquidato due mesi dopo quelli del club. Il declino di Adriano sembra inarrestabile.

 

 

Ed è proprio quel senso di continuo, fastidioso fallimento che ci attira? Quando Adriano giocava in Italia e segnava con le maglie del Parma, della Fiorentina e dell’Inter, era un divo. Faceva gol. Faceva sognare. Un po’ come era successo a Valdiram, il 32enne attaccante noto in patria per aver gettato al vento una promettente carriera per colpa dei vizi. Nel 2006 giocava con Romario, «poi il mio mondo è diventato di birra, cocaina, crack e belle donne». «Adriano è come me», ha detto l’ex compagno di Romario ai tempi del Vasco. «Soffre per un vuoto incolmabile, che nel suo caso è causato dalla scomparsa del padre, e per questo tende all’autodistruzione». Per salvarsi Valdiram è passato alla fede. Oggi è un pastore evangelico e gioca nel Vasco, la squadra che gli ha dato una possibilità. «Adriano? L’ho conosciuto, ogni tanto siamo anche usciti insieme a divertirci. Si fermerà solo quando finiranno i soldi, perché prima o poi finiranno. A quel punto toccherà il limite e dovrà aprire gli occhi».

 

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