Un riorganizzazione molto criticata

Perché e come cambierà la Rai (Compreso il canone in bolletta)

Perché e come cambierà la Rai (Compreso il canone in bolletta)
23 Dicembre 2015 ore 08:50

Compiuto l’ultimo passaggio dell’iter parlamentare, la riforma della Rai è stata definitivamente approvata. Il voto in Senato è stato effettuato per alzata di mano e non con la consueta modalità elettronica, su specifica richiesta dei membri di Palazzo Madama. Una riforma particolarmente chiacchierata e discussa, quella della nostra televisione pubblica, per lo stretto legame fra vertici aziendali e Governo, la composizione del CdA e l’inserimento del canone nella bolletta dell’elettricità. Vediamo, nel dettaglio, cosa cambierà.

 

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Amministratore delegato. I piani alti della Rai subiranno profonde modifiche in seguito alla riforma approvata. In primo luogo, il capo azienda, che sarà un vero e proprio amministratore delegato e non più un semplice direttore generale, verrà scelto direttamente dal Ministero dell’Economia, e, ad eccezione dei direttori giornalistici, avrà mano assolutamente libera sulle nomine dei vertici dell’azienda, oltre che alle assunzioni a tutti i gradi per un tetto massimo di spesa di 10 milioni di euro annui. La sua elezione avverrà attraverso il Consiglio d’amministrazione, su indicazione dell’assemblea dei soci, composta prevalentemente da membri del Ministero. L’ad godrà di vasti e incisivi poteri, e avrà come unico argine la possibilità da parte del CdA di dimetterlo; cosa, in realtà, piuttosto improbabile, dal momento che il Consiglio d’amministrazione è espressione delle maggioranze parlamentari, e dunque licenziare l’ad equivarrebbe, da un punto di vista della forza del gesto, a sfiduciare un Ministro.

Come cambia il CdA. Il CdA invece verrà snellito nel 2018, al termine del mandato di quello attuale, passando da 9 a 7 membri. Di questi, due verranno scelti dalla Camera, due dal Senato, due dal Governo e uno dall’assemblea dei dipendenti Rai. Per quanto riguarda le nomine, il CdA avrà potere di veto esclusivamente per quanto riguarda le proposte dell’ad rispetto ai direttori delle testate giornalistiche (come Tg1, Tg2, Tg3, Rai News, e via dicendo), mentre per tutte le altre avrà un ruolo meramente consultivo. Si capisce in fretta come fra Governo, inteso anche in senso più ampio come maggioranza parlamentare, e vertici Rai ci sarà uno strettissimo collegamento, aspetto considerato cardine di un’azienda televisiva pubblica moderna da parte dei favorevoli alla riforma, e invece fulcro di ingerenza e possibilità di esercitare pressioni da parte dei contrari.

 

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Stipendi e appalti. Per quanto riguarda i vari emolumenti, anzitutto saranno resi costantemente pubblici quelli dei dirigenti più alti, oltre che quelli di chi percepisce, lordi, più di 200mila euro, a qualsiasi grado aziendale appartengano; da tutto ciò vanno esclusi gli artisti, i cui cachet verranno mantenuti riservati. Per quanto riguarda i consiglieri Rai, che oggi hanno uno stipendio di 66mila euro lordi, potranno salire, gradualmente, fino a 240 mila. La Rai avrà inoltre una corsia preferenziale per l’acquisto, la produzione o la coproduzione di programmi ed opere tv, settore cui non si applicherà il Codice dei contratti pubblici. Per le produzioni sarà necessario firmare altri contratti che garantiscano ad esempio servizi e forniture, e questi beneficeranno di identica corsia preferenziale (se inferiori, nella spesa, alle soglie di rilevanza comunitaria). Il Governo, infine, si riserva la facoltà di concedere a viale Mazzini la possibilità di creare servizi di pay-tv e pay-per-view.

L’ingresso in bolletta. Al fine di contrastarne la dilagante evasione, infine, il Governo ha deciso di inserire il canone Rai nella bolletta dell’elettricità, contando di riuscire a ricavare 420 milioni di euro annui di imposte finora mai pagate, su un totale di gettito evaso pari a 600 milioni di euro. Da un punto di vista geografico, il canone è evaso con tassi del 26 percento al Nord (con picco a Milano del 42 percento), per il 29 percento al Centro, 37 percento al Sud e 40 percento sulle Isole. Contestualmente, il canone verrà abbassato, passando dagli attuali 113,5 euro a 100.

Le reazioni. Come accennato, questa riforma della televisione pubblica è stata estremamente discussa, e ha visto reazioni diametralmente opposte. Per l’azzurro Gasparri, autore della precedente legge che verrà ora soppiantata, si tratta di «una leggina, che verrà stracciata per palese illegalità. Le nomine dei vertici aziendali, così come previsti, sono incostituzionali». Gli fa eco Paolo Romani, anch’egli, forzista, il quale sostiene che «dal servizio pubblico il cui editore è sempre stato il Parlamento, in qualità di rappresentante di tutti i cittadini, si passa ad una tv integralmente controllata dal Governo, e quindi da una sola parte». Su sponda Pd, invece, la soddisfazione è palpabile, con il senatore Raffaele Ranucci che afferma che «mettere la Rai nella condizione di eccellere a livello internazionale era un pezzo importante di crescita del Paese. Ora la Rai ha finalmente tutti gli strumenti per essere un’azienda moderna che può concorrere sul mercato televisivo e multimediale».

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