Cronaca
Depone uova pure in inverno

Perché fa così paura il pesce siluro e cosa si sta facendo per limitarlo

Perché fa così paura il pesce siluro e cosa si sta facendo per limitarlo
Cronaca 04 Dicembre 2015 ore 12:00

Con quel nome che sembra un po’ caricaturale, il pesce siluro rischia di passare agli occhi dei non esperti per un mostriciattolo da cartoni animati. Niente di più lontano dal vero: infatti negli ultimi decenni questo voracissimo predatore sta creando non pochi problemi al nostro ecosistema fluviale e lacustre. Si potrebbe dire che dei siluri bellici esso ripropone anche la medesima forza distruttiva, dato che è un vero e proprio pesce divoratore che fa piazza pulita dei nostri pesciolini autoctoni. Originario dell’Europa orientale, è riuscito a proliferare nei nostri bacini italiani grazie alla scomparsa dello storione e alla lenta sparizione del luccio, suoi rivali, nonché alla concomitante introduzione di altre specie dannose quali il carassio e la breme. Oltre a questi fatti contingenti, il siluro si è diffuso in modo così infestante grazie alle temperature più alte delle nostre acque rispetto a quelle dei fiumi nel nord-est Europa. Il freddo in quei bacini limita la sua proliferazione, mentre qui i siluro sono stati trovati a deporre uova anche in inverno. In questo modo il vorace pesce si è ormai stabilmente posizionato in cima alla catena alimentare dei nostri bacini.

 

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Iniziative per fermare la proliferazione. La presenza del pesce siluro è particolarmente invasiva nel bacino del fiume Po. È stato dimostrato che ben il 27% della biomassa del fiume è composta da esemplari di questa specie. Per questo sono stati avviati diversi progetti per fermarne la proliferazione: in alcune zone è stata ad esempio vietata la sua reimmissione in acqua una volta pescato Le province di Bergamo e Brescia, insieme al Consorzio dell’Oglio e alla riserva naturale “Torbiere del Sebino”, hanno realizzato un progetto specifico, denominato ISEO 2014-2016, per contenere l’espansione del siluro e proteggere gli habitat naturali nel comprensorio del Sebino, lungo il fiume Oglio e nel Lago d’Iseo. A seguire il progetto un team di ittiologi, agronomi e anche veterinari che operano sul territorio da tempo. Si sono presi cura di queste operazioni, ma ne portano avanti diverse altre per garantire il mantenimento degli equilibri negli ambienti fluviali e lacustri del territorio, al fine di tutelare le comunità ittiche autoctone che popolano questi ambienti.

 

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Come si ferma un mostro del genere. Cosi sono state portate avanti azioni a sostegno dell’alborella e di contenimento dei pesci alloctoni (non originari della zona), in particolare il carassio e il siluro, tramite elettropesca. Questa tecnica permette di immobilizzare i pesci attraverso un campo elettrico; si fa quindi una cernita del pesce in modo da trattenere solamente quello desiderato, mentre il resto riguadagna subito il fondale del fiume o del Lago. L’obbiettivo fondamentale è la conservazione del pesce originario delle Torbiere del Sebino, dell’Oglio e dell’Iseo, che è stato messo in pericolo dall’arrivo di questi pesci esotici. Il siluro è una specie fortemente ittiofaga, si nutre con gran voracità di altri pesci, mentre il carassio si ciba delle uova deposte dagli altri pesci.

 

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Fare il punto, a metà del percorso. Giovedì 10 dicembre, presso la sala convegni del Monastero di San Pietro in Lamosa (a Provaglio d'Iseo) si terrà un convegno per fare il punto della situazione. Saranno presenti i rappresentati delle istituzioni coinvolte nel progetto: Massimo Buizza per il Consorzio dell’Oglio, Mariapia Viglione per la Provincia di Brescia, Alberto Testa per quella di Bergamo e Ivano Bonfanti per la riserva “Torbiere del Sebino”. L’incontro ha come obbiettivo l’analisi della campagna di conservazione dell’ittiofauna autoctona fino a questo punto; l’ittiologo Marco Mancini illustrerà le attività e i risultati. In seguito Mario Narducci (Presidente Spinning Club Italia) e Roberto Palazzo (FIPSAS Brescia) spiegheranno l’importanza dei pescatori dilettanti in progetti come questo. Il Presidente di ANAPI Pesca, Vittorio Gatti, si soffermerà invece sulla pesca professionale e la commercializzazione del siluro, pratiche che ad oggi non si sono ancora affermate. Ci sarà infine una tavola rotonda per valutare come sono andate le cose finora e gettare le basi per la prosecuzione di questo programma, che si concluderà nel 2016. Modera Enrico Mirani del Giornale di Brescia.