La polemica

Perché Fontana ha chiesto a Report di non mandare in onda un servizio che lo riguarda

Il governatore ha anche annunciato che querelerà Il Fatto Quotidiano. Il motivo è un servizio che andrà in onda questa sera su Rai 3 su una fornitura di materiale medico effettuata alla Regione da parte di un'azienda collegata al numero uno della Lombardia

Perché Fontana ha chiesto a Report di non mandare in onda un servizio che lo riguarda
08 Giugno 2020 ore 12:58

Con una nota stampa diffusa ieri (domenica 7 giugno), il governatore lombardo Attilio Fontana ha reso noto di voler querelare Il Fatto Quotidiano e di aver «diffidato» la trasmissione Report dal mandare in onda, questa sera, un servizio che lo riguarda. La questione è relativa a una fornitura di materiale medico effettuata nei confronti di Regione Lombardia (più precisamente della Aria, società che si occupa degli acquisti per la Regione) da parte della Dama Spa, di cui è amministratore delegato Andrea Dini, cognato di Fontana. Una fornitura dal valore di oltre cinquecentomila euro. Secondo Report, entrata in possesso di alcuni documenti, l’accordo è stato siglato sulla base di un “affidamento diretto”, senza bando insomma; per la Dama Spa e Fontana, invece, quella fornitura è stata figlia di una donazione.

Il governatore Attilio Fontana

«Si tratta dell’ennesimo attacco politico vergognoso, basato su fatti volutamente artefatti e scientemente omissivi per raccontare una realtà che semplicemente non esiste – ha scritto il governatore nella nota diffusa ieri -. Agli inviati della trasmissione televisiva Report avevo già spiegato per iscritto che non sapevo nulla della procedura attivata da Aria Spa e che non sono mai intervenuto in alcun modo. Oggi il titolo di prima pagina del Fatto e il testo mettono in connessione la ditta fornitrice con la mia persona attraverso la partecipazione azionaria (10 per cento) di mia moglie e invocano un conflitto di interesse peraltro totalmente inesistente, proprio perché non vi è stato da parte mia alcun intervento. Il testo del Fatto, infatti, in maniera consapevole e capziosa omette di dire chiaramente che la Regione Lombardia attraverso la stazione appaltante Aria Spa non ha eseguito nessun pagamento per quei camici e l’intera fornitura è stata erogata dall’azienda a titolo gratuito».

Effettivamente, come spiega anche Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, la fattura non è mai stata pagata. La Dama, dunque, per quella fornitura di materiale sanitario (avvenuta ad aprile) non ha preso soldi. Ma la “trasformazione” del contratto in una donazione è avvenuta soltanto il 22 maggio, quasi un mese dopo la firma dell’accordo e quando, rende noto Report, l’inchiesta era già partita. Senza dirlo apertamente, la trasmissione lascia quindi intendere che, forse, Regione e Dama si sono rese conto dell’inopportunità della situazione e sono corse ai ripari. Che ci sia stata confusione, in realtà, lo ammette anche l’ad dell’azienda, Dini, cognato di Fontana, che nel servizio di Report afferma: «Io non ero in azienda durante il Covid, chi se n’è occupato ha male interpretato la cosa, ma poi dopo io sono tornato, me ne sono accorto e ho immediatamente rettificato tutto perché avevo detto ai miei che doveva essere una donazione».

Sigfrido Ranucci, conduttore di Report

L’intera vicenda è spiegata nel servizio. Che, nonostante la richiesta di Fontana di non essere trasmesso, sembra che andrà comunque in onda nella puntata di stasera, come conferma Ranucci in un’intervista rilasciata proprio al Fatto: «Non vedo perché non dovremmo andare in onda. In fondo raccontiamo un bel gesto. Senza di noi nessuno avrebbe saputo che l’azienda del cognato del presidente della Lombardia ha donato ai suoi cittadini materiale sanitario. Dal momento che Fontana sostiene di essere stato all’oscuro di tutto, possiamo dire che tutto sia avvenuto a sua insaputa, sia in Regione che in casa. Insomma, credo debba ringraziarci».

Ovviamente, sulla questione sono intervenute anche le opposizioni in Regione, in particolare Pd e M5S. I due rappresentanti bergamaschi dei partiti, ovvero Jacopo Scandella e Dario Violi, hanno chiesto a Fontana di chiarire il tutto. E hanno colto la palla al balzo per criticare una volta in più l’operato della Giunta in questi mesi di emergenza. «Nel migliore dei casi, questa vicenda è segno di faciloneria, di un dilettantismo che la Lombardia non può accettare – ha commentato Violi -. Io spero che il governatore Fontana riesca a spiegare tutto. Ma anche se fosse vera la spiegazione della donazione e del disguido, la vicenda dimostra come hanno gestito l’emergenza: sottovalutazione, dilettantismo, in una regione come la Lombardia. Non ce lo meritiamo: devono trarne le dovute conseguenze».

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