Intervista all’avvocato Riva

Ecco perché gli ultras nerazzurri si sentono vittime di repressioni

Ecco perché gli ultras nerazzurri si sentono vittime di repressioni
21 Novembre 2019 ore 06:00

«Non è successo assolutamente nulla. Gli unici due “fatti” che possiamo leggere come un po’ fuori dal contesto delle partite che hanno provocato qualche scaramuccia verbale con le forze dell’ordine sono accaduti a Ferrara, con due ragazzi che erano a cavalcioni sopra i vetri per lanciare i cori, e a Manchester, dove è stato esposto uno striscione di solidarietà per Stefano Cucchi. Dettagli a parte, credo che siano due situazioni lontanissime da accadimenti violenti o meritevoli di Daspo o di misure repressive». Basta questa risposta dell’avvocato Federico Riva, legale bergamasco che è sempre al fianco degli ultras nerazzurri, per capire come ci sia veramente poco da commentare. Un contesto gioioso e festante, una passione per l’Atalanta che ormai da parecchio tempo (per fortuna) non sfocia in atti violenti e che si contraddistingue solo per innumerevoli e reiterate dimostrazioni d’affetto.

A due settimane dalla manifestazione che a margine della partita con il Cagliari ha visto la Curva Nord scioperare per una decina di minuti nella parte iniziale della gara, abbiamo provato a capire qualcosa in più delle varie vicissitudini che stanno coinvolgendo la parte più calda del tifo orobico. E in circa mezz’ora di chiacchierata, non solo non abbiamo capito i motivi reali di questo nuovo “accanimento” nei confronti degli ultras, ma addirittura i dubbi sono aumentati. Perché in questo 2019, per ben tre volte sono accaduti fatti che hanno visto i tifosi dell’Atalanta come vittime di errori, pessima organizzazione e addirittura aggressioni di cui, a mesi di distanza, ancora non si sa quasi nulla.

 

 

Avvocato Riva, ci spiega la protesta degli ultras?

«Sinceramente, è difficile da capire come si possa arrivare a certi punti. I ragazzi della Nord hanno protestato per alcune situazioni che si sono venute a creare nelle ultime settimane ma che non hanno nessun risvolto violento che possiamo identificare come motivo scatenante».

Si parla di un Daspo comminato per qualcosa avvenuto a Ferrara…

«Prima giornata di campionato, come al solito un paio di ragazzi si mettono in posizione per lanciare i cori del settore ospiti. Per quanto ci possa essere stata qualche frizione con la Polizia presente, credo che si sia molto lontani dalle motivazioni che secondo l’articolo 6 dovrebbero portare al Daspo. Un ragazzo è stato invece colpito da questo provvedimento per qualcosa che ha detto a persone appartenenti a un “Corpo dello Stato”. Stiamo già lavorando per il ricorso al Tar, non si può dare un Daspo con quella motivazione».

Tra l’altro, la posizione dei “lanciacori” è stata motivo di alcuni cambiamenti anche a Bergamo.

«Ci sono dirigenti che ascoltano le esigenze dei tifosi e trovano la soluzione migliore. Nella nuova Curva Nord del Gewiss Stadium sono stati installati tre palchetti proprio per aiutare chi rende ancora più speciale e divertente la partita a mettersi in una posizione di assoluta sicurezza quando coordina il tifo. Mi sembra un’ottima soluzione. I due ragazzi che a Ferrara sono…

 

Articolo completo a pagina 21 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 21 novembre. In versione digitale, qui.

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