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Gli eredi del primo miliardario d'America

Perché i Rockefeller cambiano casa

Perché i Rockefeller cambiano casa
Cronaca 25 Novembre 2014 ore 15:21

Stavano per finire gli anni Venti del ‘900, la grande crisi era alle porte (anche se nessuno lo sapeva) e John D. Rockefeller sognava di costruire un magnifico complesso nella zona di Midtown, Manhattan. Nel 1916, il patriarca di una delle famiglie più potenti d’America, era diventato il primo miliardario della storia a stelle strisce, con il suo miliardo di dollari accumulato entro quell’anno che oggi, tenuto conto dell’inflazione, varrebbe circa 30 miliardi. Un intero quartiere dedicato a sé, o meglio, al suo impero, e in grado di ridare vita ad una zona di New York allora dimenticata. Il progetto fu poi portato a termine da suo figlio, John Jr., nel 1933, nel bel mezzo della Grande Depressione: quell’anno fu inaugurata la Rockefeller Plaza a Manhattan, l’emblema del capitalismo americano, e al numero civico 30 aprì i battenti il grattacielo di granito rinominato 30 Rock: 70 piani di pura magnificenza, all’altezza della 49esima strada. Gli uffici dell’impero della famiglia furono trasferiti nella “Room 5600”, cioè su tre livelli a partire dal piano 56: uno spazio grande quanto un campo da football americano e mezzo. E lì sono rimasti per 81 anni, fino a oggi, quando è arrivato l’annuncio: la famiglia dirà addio al 30 Rock per trasferirsi al civico 1 della Rockefeller Plaza, a poca distanza, in un grattacielo alto “appena” 34 piani.

Una rivoluzione. Va detto che già dal 2000 la famiglia Rockefeller non era più proprietaria del 30 Rock, tenendo però come centro operativo la “Room 5600”, ridimensionata ad un solo piano in affitto. Il Rockfeller Center, nel suo complesso, consta di ben 19 edifici, tutti in Art Deco, divenuti un simbolo della città grazie alla pista di pattinaggio su ghiaccio e la cerimonia di accensione dell’albero che viene fatta all’inizio di ogni dicembre per le festività natalizie. Di questi, ben 8 sono stati ceduti nel 2000, insieme al 30 Rock, alla società attiva nel settore immobiliare Tishman Speyer. Il nuovo palazzo in cui si trasferiranno gli uffici Rockefeller si trova proprio davanti alla pista di pattinaggio, motivo che fa felice David Rockefeller Jr., il 73enne pronipote del capostipite John D.: «Qualcuno pensa che alto è più bello, ma a me piace la connessione umana».

I reali motivi che si nascondono dietro il trasloco, però, non sono noti. Probabilmente la famiglia ha fatto due conti e ha capito che pagare un affitto per la “Room 5600” non conveniva più dato che possiede ancora 10 edifici del Rockefeller Center, come lascia intendere anche Jerry I. Speyer, presidente della Tishman Speyer, che senza dare alcun dettaglio ha solo commentato: «Sarei sorpreso se i Rockefeller non fossero preoccupati dall’affitto. Rispettano il denaro». Allo stesso tempo, però, il New York Times spiega che i Rockefeller non sono certamente in difficoltà economiche: nonostante non siano più la famiglia più ricca d’America (Forbes ha stimato la ricchezza complessiva in 10 miliardi di dollari, 24esima famiglia nella classifica statunitense), il loro resta un impero economico tra i più duraturi del Nuovo Continente, l’unico che regge dalla fine del XIX secolo.

Questioni di famiglia. La verità, come dicono in tanti Oltreoceano, è che le ultime generazioni dei Rockefeller (la quarta e la quinta) non si sentono più realmente legate alle attività che, negli anni, hanno reso grande il nome Rockefeller. Resta il petrolio, base solidissima, ma le altre attività, come assicurazioni, investimenti, filantropia e arte, non sono viste allo stesso modo da tutti i componenti della famiglia, che negli ultimi anni sono andati più volte allo scontro per le decisioni degli affari racchiusi sotto il marchio Rockefeller. È lo stesso David Jr. a far capire il problema, seppur non in modo diretto: «I tempi cambiano, ora siamo in più di 300 discendenti. Per questo abbiamo deciso di ricominciare dal 1 Rock (il grattacielo in cui si trasferiranno gli uffici, ndr). Questa è la prima volta che la nostra generazione ha potuto dire quali erano le sue esigenze». Una famiglia numerosa, sparsa per tutto il mondo, con diverse idee e diverse necessità, ma sempre costretta a seguire le linee guida dettate oramai quasi un secolo fa: è qui che sta il vero problema. E così, per dettare un netto cambio di passo con il passato, si è deciso di ripartire da zero. Il trasferimento avverrà verso la metà del 2015, proprio quando è prevista una attesissima riunione di famiglia alla tenuta di Pocantico Hills, a Westchester, per celebrare il secolo di vita (incrociando le dita) di David Sr., unico superstite dei nipoti del patriarca John D.. La speranza è che, per allora, i dissidi familiari vengano messi da parte e possa realmente cominciare una nuova avventura per una delle famiglie più potenti al mondo. Poco importa se lontano (ma neppure troppo, vista la vicinanza geografica del 30 Rock al 1 Rock) da quella passerella d’eccezione per celebrità che al 30 Rock si sono esibite o sono transitate in visita, come Frank Sinatra, Nelson Mandela, Richard Gere e Bono Vox.

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