Torna a crescere anche il M5S

Perché il Pd ha perso le elezioni pur avendole vinte per 5 a 2

Perché il Pd ha perso le elezioni pur avendole vinte per 5 a 2
Cronaca 01 Giugno 2015 ore 14:44

L’unico dato certo è un astensionismo che cresce sempre di più tra gli italiani attestandosi quasi al 53 percento, dopodiché poche certezze e tanti dubbi. Le elezioni regionali del tutto e niente sono ben sintetizzate da Francesco Verderame, che sul Corriere della Sera parla della «notte in cui tutti si sono giocati qualcosa» e dove a far saltare il banco ci ha pensato Giovanni Toti in Liguria. Sì perché quel 5-2 a favore del PD è forse più pesante del 4-3 tanto auspicato da Renzi e avrà conseguenze sia in Italia che a Bruxelles, dove il Premier è atteso dalle sfide su economia ed immigrazione.

 

 

Perché ha perso Renzi. Nessuna dichiarazione ufficiale e partenza immediata per l’Afghanistan ad Herat. Forse nemmeno alla Playstation Renzi pensava di perdere la Liguria, da sempre avamposto democratico, dando linfa vitale ad un berlusconismo ormai vicino a sentire il suo requiem e gettando benzina sul fuoco leghista. Eppure la vittoria di Toti somiglia fortemente ad un grande autogol quasi cercato: la scelta di far fuori la vecchia classe dirigente del PD, i brogli denunciati da Cofferati e le ultime indagini sulla Paita documentano un clima caldissimo all’interno del partito del Premier, della serie «non hanno vinto gli altri, ma li abbiamo fatti vincere noi» (non a caso Debora Serracchiani, numero due del partito, ha dichiarato sul risultato ligure che «è evidente a tutti all’interno del PD che le scelte di qualcuno hanno fatto vincere il centrodestra»). Ma sono i dati generali di tutto il PD nelle sette regioni che fanno riflettere, confrontati ai risultati delle Europee dello scorso anno. In un solo anno si è passati dal quasi 41 percento al 24 percento di oggi che, considerando i voti che in questa tornata sono stati dispersi con le liste civiche, può toccare un massimo del 30 percento. In Veneto addirittura PD più listi civiche raggiungono una cifra inferiore al 15 percento rispetto ad un anno fa. A tutto ciò va poi aggiunto che in Campania l’annunciata vittoria di De Luca ora sarà messa di fronte alle complicazioni della legge Severino e a tutto lo strascico della vicenda “impresentabili”. Insomma governare ora per Renzi non sarà semplicissimo e quel continuo ripetere «non abbiamo fatto le elezioni politiche, abbiamo votato solo in sette regioni» suona quasi come una giustificazione.

 

 

Berlusconi contento a metà. Nonostante tutto se l’è vista brutta, ma «ha ancora qualche carta in mano», come scrive l’Huffington Post. E la carta che esce è un asso di nome Toti che in Liguria vince e spacca il PD con il 34,4 percento di consensi. Un fedelissimo di Berlusconi permette inaspettatamente a Forza Italia di non venire completamente cancellata dalla scena politica, proprio nel giorno dei minimi storici ed in cui lo scettro di leadership del Centrodestra passa alla Lega di Salvini. La debacle era stata annunciata, ma si sperava potesse essere contenuta; invece in due anni il partito dell’ex premier ha perso l’11 percento, passando dal 21 percento di due anni fa al 10 percento odierno, con il sorpasso leghista avvenuto con il 12,5 percento dei voti. Come scrive Repubblica, Berlusconi preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno, gongolando per la “sconfitta” di Renzi e sicuro del fatto che Salvini sia obbligato a fare comunque i conti con il suo partito. Vedremo cosa succederà e se la Liguria non rimarrà «l’unica bandierina azzurra per dire che “non è finita”».

 

 

L’euforia di Salvini. Prima i social con un grintoso «Renzi stiamo arrivando» ed in seguito le parole in perfetto stile aggressivo: «Sono felice che siamo uno “spauracchio” per tante mummie, vuol dire che siamo nel giusto». Si sente il vero trionfatore di queste regionali Matteo Salvini e la Lega ha effettivamente conquistato un ruolo di forza da primo protagonista nel Centrodestra («Dal voto di oggi esce dalle urne un’alternativa al renzismo»). Oltre infatti alla roboante vittoria di Luca Zaia in Veneto, dove è stato eletto governatore con oltre il 50 percento  dei consensi, in un voto non così scontato visti i risultati delle Europee dell’anno scorso, si registrano ampi consensi in Liguria (dove la Lega ha appoggiato Toti) e addirittura sorprendenti in Toscana e Umbria, rispettivamente 16 percento e 14 percento. Ora viene il bello, quello che La Stampa chiama il “momento di gestire la vittoria”: per Salvini «gestire vorrà dire, paradossalmente, doversi moderare per poter convincere tutti gli elettori di Centrodestra». Il boom in piazze storicamente “rosse” sembrano dimostrare quello che Salvini sostiene da tempo, ovvero che il progetto Lega può essere davvero credibile.

 

 

E il M5S? «Ieri è stata data un’ottima risposta a chi considera il Movimento 5 Stelle un fenomeno passeggero, capace solo di attrarre voci di protesta» ha scelto la sua pagina Facebook Luigi Di Maio, vice presidente della Camera dei Deputati, per esaltare il risultato dei “grillini”, per la prima volta in grado di resistere alla prova delle regionali (con un grande risultato in Puglia con Antonella Laricchia “terza” con il 18,3 percento). Il M5S resta il secondo partito in Italia con il 18 percento dei consensi, e lo fa con le prime elezioni in cui il suo leader si è tenuto in disparte. Ed infatti anche oggi Grillo, pur mantenendo il suo stile di sfottò canzonatorio, si è limitato ad un breve post sul suo blog dove ha voluto ricordare che «non si gestisce un Paese con le menzogne e l’arroganza», ringraziando gli elettori ed attaccando Renzi («grazie a chi ha ridimensionato il partito dell’innominabile e lo ha portato a percentuali più consone (metà rispetto alle europee) alla sua (non) azione di governo») e De Luca («Ineleggibile e impresentabile ha mostrato il vero volto del Pd della (il)legalità»). Ora la prova del nove per il M5S è quella di cui parla anche il Corriere: «Questi risultati vengono letti come un nuovo test per il Movimento che avrà l’occasione di dimostrare se davvero sia in grado di governare o se invece insiste nel perseguire la linea dell’opposizione a tutti i costi». Le uova nel paniere di Renzi le hanno rotte un pò tutti, se queste regionali sono lo specchio dell’Italia lo scopriremo solo vivendo; certo è che il Premier non potrà ignorarle.