In testa c'è la Danimarca

Perché imparare l’inglese è così dura per gli italiani?

Perché imparare l’inglese è così dura per gli italiani?
17 Aprile 2015 ore 17:18

What do you think about London? Questa domanda per molti, sicuramente, sarà di facile comprensione. Per altri, invece, il significato di queste parole potrebbe essere un tantino più oscuro e complesso. La fastidiosa ma vera conclusione di questa constatazione è quella che gli italiani non sanno l’inglese: in tanti fanno fatica a impararlo mentre alcuni, al contrario, non si preoccupano minimamente di cimentarsi in quest’impresa. Patricia Franciskovic ha 26 anni, lavora a Parigi e qualche mese fa ha creato un’app volta a favorire l’insegnamento dell’inglese ai bambini. Durante l’elaborazione di quest’applicazione ha condotto un’interessante indagine approfondendo le ragioni per cui in alcuni Stati europei si faccia così tanto fatica a diventar bilingui. Tra questi, naturalmente, c’è anche l’Italia.

 

https://youtu.be/SE8IZjNeE8M

 

Italia, 22esima su 24. La Franciskovic ha stilato una classifica dei Paesi che sono più sensibili all’insegnamento della lingua inglese e che sono quindi più abili nell’esprimersi, raccogliendo tutti i dati necessari sia dagli uffici statistici nazionali che dalla Commissione Europea e da Eurostat. In testa alla classifica svetta la Danimarca, mentre il Bel Paese si è piazzato al 22esimo posto, su 24 Paesi considerati: davvero un triste risultato. La ricerca ha preso in analisi il metodo d’insegnamento scolastico utilizzato nei diversi Paesi e una sezione del dossier mette a confronto il sistema italiano con quello danese, più avanzato e all’avanguardia. I due Stati avrebbero lo stesso numero di ore di inglese alle elementari, ma, come già detto, il loro metodi d’insegnamento sarebbero nettamente diversi. Mentre in Italia ci si focalizza maggiormente sulla grammatica e sulla scrittura in Danimarca ci si concentra soprattutto sul parlato, grazie all’ausilio di numerose insegnanti madrelingue coinvolte nelle ore di lezioni. Il loro primato non è limitato solo ai banchi di scuola. Infatti, mentre nella vita di tutti i giorni il 41 percento dei bambini danesi ha la possibilità di parlare inglese, i piccoli italiani si fermano ad un misero 9 percento.

 

 

Serve pure guardare film in lingua. Ma non solo. I danesi sfrutterebbero tutte le occasioni possibili per fare un po’ di speaking e listening, mentre gli italiani, al contrario, sarebbero invece molto più pigri, cercando di evitare situazioni extrascolastiche in cui dover utilizzare la lingua di Shakespeare. Il 93 percento dei danesi preferisce guardare i film in lingua originale, gli italiani con questa preferenza si fermano al 19 percento. Il popolo nordico, inoltre, consulta quotidianamente siti web stranieri e approfitta delle vacanze estive per fare pratica con il nuovo idioma. Contraria, in entrambi i casi, la tendenza italiana. Il report presentato da Patricia Franciskovic termina con tre semplici, ma utili consigli, volti ad incentivare la conoscenza della lingua inglese. Innanzitutto occorrerebbe iniziare a studiare questa lingua il più presto possibile; secondo i suoi studi è quasi impossibile sviluppare un accento perfetto dopo i dodici anni. Inoltre, piuttosto che star ore e ore davanti ai libri di grammatica, sarebbe molto meglio cercare di dialogare con qualcuno dato che l’inglese si impara come la propria lingua madre, partendo dall’orale. Ultimo ma consiglio fondamentale è quello di restare sempre fortemente motivati nel cercar di raggiungere questo obiettivo, altrimenti la pigrizia e la fatica di questo studio prevarranno inesorabilmente. L’Italia, dopo questo veloce paragone, ne esce a testa bassa e con un po’ di vergogna. Anche se è cosa abbastanza nota la scarsa importanza che il nostro sistema scolastico nutre nei confronti di questa lingua, le ragioni di questa carenza affondano la loro origine in un serio e profondo problema culturale che affligge il nostro Paese ormai da diversi anni.

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