Calci, pugni, sputi e una sedia in campo

Perchè è infuriata la tempesta nella partita Serbia-Albania

Perchè è infuriata la tempesta nella partita Serbia-Albania
15 Ottobre 2014 ore 12:39

C’è sempre un momento preciso in cui la tempesta infuria, e anche Serbia-Albania ha il suo. Minuto 41, squadre sullo 0-0. Credevamo che in palio ci fossero i tre punti e un pezzettino di qualificazione a Euro 2016, invece c’erano l’orgoglio e la geopolitica, e quelle cose non hanno prezzo. E’ il minuto in cui il cielo viene squarciato da un drone. Fa sventolare il vessillo della Grande Albania, un drappo nero con una forma rossa che ricorda i confini dell’Albania etnica. Sopra c’è scritto “Autoctoni”. Quando il giocatore serbo Mitrovic va a strapparla, la battaglia inizia. Calci, pugni, sputi. Vola anche una sedia. La polizia non si risparmia. Dagli spalti partono i cori contro gli albanesi, i serbi inneggiano a Vladimir Putin, urlano «Il Kosovo è Serbia», bruciano la bandiera della Nato. E poi non c’è più il tempo di capire perchè tutto è così veloce e terribile. L’arbitro sospende la partita, ma la tensione proseguirà per molto tempo ancora.

 

Il video del “fattaccio”

 

http://youtu.be/Z1j7mxMwm98

 

Sembra che gli albanesi presenti allo stadio provenissero in larga parte dal Kosovo, una parola che in Serbia evoca sentimenti di forte orgoglio nazionalistico. Belgrado non riconosce l’indipendenza proclamata da Pristina il 17 febbraio 2008, cosa questa che ha ulteriormente raffreddato le relazioni già tese con Tirana. La popolazione del Kosovo è per oltre il 90 per cento di etnia albanese. A ciò si aggiungono i timori della Serbia per il progetto presunto di una Grande Albania, che raggruppi le comunità albanesi: oltre che dell’Albania anche di Kosovo, Montenegro e Macedonia. La bandiera sventolata nella notte di Belgrado è stata una provocazione, e poi è successo di tutto. L’arbitro inglese Martin Atkinson ha sospeso l’incontro. La polizia in assetto antisommossa ha preso posizione sotto gli spalti. Dopo circa un’ora dalla sospensione il pubblico ha cominciato lentamente a defluire, lasciando lo stadio. E il delegato Uefa: «Non c’erano le condizioni per continuare».

 

SerbiaAlbaniaEuroSoccer

 

Anche se Branislav Ivanovic, il capitano della nazionale serba, avrebbe continuato. «Ci dispiace tanto che il calcio non sia stato in primo piano, a noi interessa solo giocare al calcio», ha detto. Duro invece il ministro degli esteri serbo, Ivica Dacic, che ha parlato di “provocazione politica premeditata”. «Una cosa del genere non è mai accaduta in nessun campo di calcio – ha detto al quotidiano serbo Blic -, se fosse stato un serbo a far volare la bandiera della Grande Serbia a Tirana o a Pristina, la cosa sarebbe già nell’agenda del consiglio di sicurezza dell’Onu». La nazionale albanese è rientrata in patria con un volo alle 3 del mattino.

All’aeroporto di Tirana c’erano 5 mila tifosi, molti giunti anche dal Kosovo. Hanno accolto i giocatori come “veri eroi”. Ma per Gianni De Biasi, ct italiano che allena l’Albania, è stata «un’esperienza traumatica». «Siamo tutti fieri di voi, del gioco e della dignità dimostrata», ha dichiarato il vice premier Niko Peleshi. Insieme a lui c’era il ministro dello Sport Lindita Nikolli. E Lorik Cana, capitano della nazionale e calciatore della Lazio, che ha detto: «Quella è la bandiera più bella del mondo». Per le strade di Tirana si è riversata la gente. Si sono messe a festeggiare perchè sembra che la Serbia perderà la partita a tavolino. Forse 3-0, lo stabilirà l’Uefa. Solo qualche giorno fa Papa Francesco era lì, a dire quanto sono importanti l’armonia e la pace tra le diverse etnie.

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