Il ruolo ambiguo della Turchia

Isis, ucciso il regista dei video Ma sul campo l'avanzata continua

Isis, ucciso il regista dei video Ma sul campo l'avanzata continua
Cronaca 03 Giugno 2015 ore 10:17

È stato la mente della brutalità dell'Isis, il regista di video e filmati che hanno documentato, in questi mesi, le atrocità dello Stato Islamico nel Medio Oriente. Gli sgozzamenti per mano di Jihadi John, il prigioniero giordano bruciato vivo in una gabbia, le fucilazioni di massa... Dietro a tutte le immagini c'era Abu Samra, che pare sia stato ucciso durante un raid aereo mirato in territorio iracheno. Ad annunciare la morte di Abu Mohammedi al-Souri, questo il suo vero nome, è stato il ministero dell'Interno di Baghdad. Insieme a Abu Samra sarebbe stato ucciso ance Abu Osama al-Amriky, foreign fighter di origine americana, che rivestiva il ruolo di documentarista dello Stato islamico. Il raid ha preso di mira un compound a Qaim, nel distretto di Falluja, e ha ucciso anche molti comandanti militari e altri nomi di spicco dello Stato Islamico. È stato condotto nell’ambito dell'operazione “Mustafa Al Sebhawy”, che prende il nome dal soldato iracheno ferito catturato dall'Isis e impiccato a un ponte di Falluja.

Chi era il regista dell’Isis. Abu Samra era nato in Francia nel 1981 e cresciuto nei pressi di Boston, dove aveva frequentato prestigiose scuole private cattoliche. Era figlio di un ricercatore ed endocrinologo al Massachusetts General Hospital. Finì sotto inchiesta nel 2004, quando l’intelligence americana lo sospettò di avere simpatie qaediste. Avrebbe lasciato gli Stati Uniti nel 2006 per trasferirsi in Siria, dove era sposato e padre di almeno un figlio. Era sulla lista dei personaggi most wanted dell’Fbi e su di lui pendeva una taglia da 50mila di dollari.

Le altre vittime del raid. Gli altri nomi illustri dello Stato Islamico uccisi insieme al regista dell’Isis, stando a quanto riferiscono le fonti del governo di Baghdad, sono Abu Aicha Al Ansari, esperto di esplosivi, Abu Saif Al Jazrawy, un marocchino, Abu Hussein Al Sulaimani, responsabile della fondazione caritatevole dell’Isis, e soprattutto Abdullatif Jumaa Al Mohammedy, capo delle operazioni suicide a Falluja. Tutti personaggi di primo piano, la cui uccisione rappresenta un elemento su cui fare propaganda per Baghdad. Ma che non si accompagna a un’analoga vittoria sul campo, poiché l’Isis continua a guadagnare terreno, senza allentare la morsa in quelle zone dove è asserragliato, tipo Ramadi e Mosul.

L’80 percento degli arabi sta con l’Isis? Tra le vittime c’era anche il responsabile del welfare dello Stato Islamico. Proprio il sistema di welfare, con tanto di ministeri, uffici reclami, centri di assistenza familiare, paga certa per i combattenti, è l’elemento che attira il maggiore consenso da parte della popolazione. Un sondaggio basato sui clic della rete e promosso da Al Jazeera ha dimostrato che l’81 percento degli arabi appoggia il sedicente Califfato.

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L’avanzata dell’Isis e il meeting della coalizione. L’avanzata jihadista, infatti, sembra inarrestabile. Nel nord della Siria, sono stati in grado di sfruttare un bombardamento delle forze governative contro i ribelli per conquistare nuove porzioni di territorio. Ai ribelli anti-Assad l’Isis ha strappato la città di Soran Azaz e controlla il valico di Bab Al Salam, al confine con la Turchia. Intanto in Libia i miliziani hanno dichiarato guerra alle milizie che controllano Tripoli, dopo aver rivendicato un attacco suicida ad ovest di Misurata. È chiaro che la strategia della coalizione capeggiata dagli Stati Uniti è stata fin qui fallimentare e va rivista. A Parigi si sono riuniti i rappresentanti dei Paesi coinvolti per discutere di Isis, della situazione militare, politica e umanitaria in Iraq, oltre che dello scenario sempre più preoccupante in Siria. Mancava il segretario di Stato americano, John Kerry, causa rottura del femore dopo un incidente in bicicletta nell'Alta Savoia francese, ma era presente il premier iracheno Haidar Al Abadi, che prima di partire per Parigi non ha mancato di sottolineare come la Coalizione internazionale a guida americana formata per combattere l'Isis «non ha raggiunto i suoi obiettivi» perchè, «nonostante i raid aerei, non è riuscita a fermare né a diminuire l'afflusso di terroristi da altri Paesi in Iraq». L’uccisione di Abu Samra e degli altri jihadisti, secondo questo ragionamento, sarebbe tutta da attribuire all’abilità delle forze irachene.

L’ambiguo ruolo della Turchia. Il fatto che lo Stato Islamico abbia conquistato una buona parte di territorio a nord della Siria, in particolare la zona vicina al confine turco, rimette in campo il ruolo della Turchia nella lotta al sedicente Califfato. Il ruolo ambiguo giocato da Erdogan nei confronti dell’Isis, basti ricordare la riluttanza ad aderire alla coalizione nell’autunno scorso, è stato evidenziato anche da un recente video pubblicato dal quotidiano turco di opposizione Cumhuriyeti. Sebbene il governo turco abbia sempre negato ogni collegamento con lo Stato Islamico, nel video si dimostrerebbe come Ankara stia vendendo delle armi all'esercito jihadista. Su un camion di aiuti umanitari diretti in Siria sarebbero stati rinvenuti, durante un’ispezione, proiettili da mortaio, lanciagranate e munizioni di vario calibro, tutte provenienti dalla Russia.