Cronaca
La risposta delle borse

Perché la mossa di Draghi piace (a tanti, ma non alla Germania)

Perché la mossa di Draghi piace (a tanti, ma non alla Germania)
Cronaca 11 Marzo 2016 ore 16:30

L'intervento della Banca Centrale Europea in aiuto alle economie nazionali si fa ancora più incisivo: con una mossa che ha sorpreso un po' tutti - Germania in particolare - Mario Draghi ha annunciato che a partire dal mese di aprile il denaro con cui la Bce ormai da diversi mesi acquista titoli di Stato dei Paesi membri aumenterà ancora di più, e oltretutto a tassi di interessi bassissimi. Una decisione che, oltre ad essere linfa per le economie europee, rappresenterà anche un aiuto immediato per i singoli cittadini che in qualche modo hanno a che fare con una banca (per mutui o prestiti, ad esempio).

 

CURA DRAGHI CONVINCE I MERCATI, BORSE VOLANO CON BANCHE

 

Quantitative Easing e suoi effetti. La procedura appena descritta con cui la Bce acquista titoli degli Stati membri è denominata “Quantitative Easing”. Ponendo in essere questa mossa di politica monetaria, la Bce, in sostanza, fa una cosa semplicissima: stampa moneta, e con i soldi “nuovi” compra sul mercato finanziario titoli di Stato dei Paesi membri. Ora, a livello macroeconomico, il QE ha due conseguenze principali: da un lato, naturalmente, con l'ingresso di nuova moneta, questa stessa si deprezza, aumentando l'inflazione; in secondo luogo, con la grande mole di bond statali acquistati, i tassi di interesse di questi ultimi, per forza di cose, scendono. Per quanto riguarda i benefici del QE, il primi recettore è lo stesso Stato: questo massiccio finanziamento significa una ventata d'aria fresca per quanto riguarda il debito pubblico, e dunque maggior salute per i nostri conti. Anche le imprese giovano del QE, godendo di due grandi benefici: in primo luogo, i consumi aumentano, comportando di conseguenza una riduzione dei costi di produzione e quindi vantaggi anche per l'occupazione; in secondo luogo, l'accesso al credito da parte dell'impresa è facilitato, sia in termini di quantità (le banche hanno più soldi) che di qualità (tassi di interesse inferiori). Legato all'ultimo punto, ecco i benefici per gli istituti di credito: l'acquisto da parte della Bce di titoli di Stato comporta l'alleggerimento per le banche di questi stessi prodotti finanziari, di cui in particolare gli istituti italiani negli ultimi anni hanno fatto man bassa; c'è quindi una maggior quantità di credito disponibile per le famiglie e le imprese, a bassi tassi di interesse per di più, soprattutto in seguito alle ultime novità. Per quanto riguarda invece le famiglie e i privati, esse beneficiano, come appena detto, di un più facile e agevole accesso al credito, per pagare i propri mutui e per implementare i consumi generali, contribuendo alla crescita dell'economia reale, obiettivo di tutto quanto il QE.

 

Germany  Europe Economy

 

Le novità di Draghi. La prima, grande novità del nuovo piano della Bce è l'innalzamento del denaro che mensilmente verrà utilizzato per acquistare titoli di Stato dai Paesi membri: per quanto riguarda l'Italia, dai 60 miliardi degli scorsi mesi si passerà ad 80 miliardi di euro. In secondo luogo, verranno rivisti i tassi d'interesse applicati: il cambio più significativo è quello rappresentato dal cosiddetto “refinancing rate”, ovvero gli interessi a cui le banche che venderanno i bond dovranno sottostare, che passerà dall'attuale 0,5 percento a... zero. Questo tasso è importante perché influenza i tassi di interesse interbancari e gli altri tassi del mercato, come i mutui, i tassi di interesse dei conti deposito e i finanziamenti alle aziende. I tassi decisi dalla Banca centrale europea influenzano anche il tasso che chiede la banca ai privati per prestare dei soldi: più i tassi decisi dalla BCE sono bassi, meno dovranno pagare sul prestito. Complessivamente, dunque, questa manovra risponde con ancor maggior vigore agli obiettivi classici di un'operazione di QE: lo Stato trova respiro dal suo debito pubblico, ottenendo liquidità; le banche possono cedere i propri titoli di Stato, notoriamente un investimento scarsamente redditizio, in cambio di denaro fresco con cui rifinanziare le proprie casse; i semplici cittadini che chiedono un mutuo e le imprese che chiedono un finanziamento saranno facilitati nell'accesso al credito, visto che le banche avranno più soldi, e godranno di tassi d'interesse molto bassi, poiché a monte c'è quel meraviglioso “0” alla voce refinancing rate. Quella di Draghi, in sintesi, è stata dunque una scelta molto coraggiosa, improntata alla fiducia nella crescita delle economie europee; è stata, soprattutto, una mossa da vero governatore di una banca centrale, tesa a dar linfa al mondo finanziario e monetario e non solo a tenere d'occhio i conti. Con buona pace della Germania, che più di tutti ha storto il naso di fronte a questo nuovo piano: se ne dovranno fare una ragione.

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