Dal ddl Cirinnà agli ultimi casi

Come la stepchild adoption è realtà anche senza le scelte della politica

Come la stepchild adoption è realtà anche senza le scelte della politica
16 Marzo 2017 ore 10:20

La stepchild-adoption comprende tutti quei casi in cui uno dei due partner uniti civilmente abbia già un figlio legalmente riconosciuto, che può provenire da una precedente relazione o da qualsiasi altra pratica legale. Grazie alla stepchild-adoption, o più semplicemente “adozione del figlio del partner”, qualora all’interno di una coppia unita civilmente una delle parti abbia già un figlio, l’altra può richiedere l’assunzione degli obblighi genitoriali al pari del partner.

Il no della politica. La discussione sulle coppie di fatto e sulla possibilità di adottare il figlio del partner ha infiammato il dibattito politico dello scorso anno, ma, dopo settimane di discussione dentro e fuori dal Parlamento, il Governo Renzi è riuscito ad approvare una legge che molti attendevano da quasi vent’anni. Uno dei nodi cruciali che hanno inasprito lo scontro politico, anche tra partiti che facevano parte dello stesso Governo, è stata proprio la presenza nel disegno di legge originale della cosiddetta stepchild-adoption. La proposta a firma di Monica Cirinnà comprendeva questa eventualità, ma la contesa politica per settimane è rimasta arenata a causa della ferma opposizione dell’ala più centrista del Governo, rappresentata soprattutto dal Nuovo Centrodestra, che ha ottenuto la rimozione di questo articolo dal testo approvato in Parlamento.

 

 

La posizione dei giudizi… Eppure in questi giorni i giornali hanno riportato diversi casi di coppie dello stesso, unite civilmente, a cui è stata concessa l’adozione del figlio del partner. Del resto, il mondo della giurisprudenza, mentre lo scontro politico diventava sempre più duro, con manifestazioni e contestazioni da parte del mondo cattolico, aveva però già spiegato l’inutilità di questa opposizione. L’inclusione della stepchild adoption infatti non avrebbe aggiunto nessun diritto in più a quelli già garantiti dalla legge sulle unioni civili, e anzi sarebbe stata utile a colmare un vuoto legislativo che altrimenti sarebbe diventato onere dei giudici.

La parificazione (sotto molti aspetti) delle unioni civili ai matrimoni, soprattutto per quanto riguarda i diritti all’assistenza, hanno di fatto già aperto il fronte a una serie di applicazioni cosiddette “per analogia”. Una volta riconosciuta l’esistenza legale delle coppie di fatto ed eliminate molte disparità con le coppie sposate, è diventato automaticamente possibile il riconoscimento dei doveri genitoriali nel caso in cui un membro della coppia abbia un figlio.

 

 

…colma la posizione della politica. Il risultato di mesi di ritardi, manifestazioni e contestazioni è stato quindi totalmente inutile sul piano concreto, ma è servito soprattutto a non perdere consenso nei confronti del proprio elettorato. La politica è stata ancora una volta incapace di dare una soluzione normativa a una situazione di fatto, obbligando i giudici a rimediare a questa lacuna a colpi di sentenze.

In questi giorni infatti stanno facendo scalpore i primi casi di riconoscimento di figlio del partner all’interno di coppie gay, legate grazie alle unioni civili e quindi riconosciute dalla legge come coppie a tutti gli effetti. Le motivazioni delle sentenze, tutte molto simili, vanno soprattutto a tutela del minore che, essendo figlio di un membro della coppia, crescerà all’interno di quel nucleo familiare. Vengono così riconosciuti a entrambi i partner tutti i doveri genitoriali, a partire da quelli di natura economica fino a quelli di natura assistenziale e di educazione. L’aumento della sfera di diritti, contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno, non va a favore della coppia ma soprattutto a favore del figlio.

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