La fine del mito dell'apertura

Perché la Svezia ha deciso di espellere 80mila migranti

Perché la Svezia ha deciso di espellere 80mila migranti
Cronaca 28 Gennaio 2016 ore 16:53

Era il 2014. L’Europa, al centro di una vera e propria bufera politico-economica, ancora non conosceva quella che oggi chiamiamo con normalità “emergenza migranti”. La Svezia, uno dei Paesi storicamente più accoglienti, su 81mila richieste di asilo ne accettava il 77 percento circa. Una media molto alta, ma in linea con le politiche verso gli stranieri da sempre tenute da Stoccolma. A distanza di un anno e qualche mese, la situazione è diametralmente cambiata: in un’intervista al quotidiano svedese Dagens Industri, il ministro degli Interni svedese Anders Ygeman ha affermato che delle circa 163mila domande di asilo pervenute nel 2015, ne verranno respinte almeno 60mila, «anche se il numero può salire fino a 80mila». Ciò significa una percentuale di domande accettate crollata dal 77 al 64 percento (nelle migliori delle ipotesi, altrimenti al 51 percento). Sebbene poi il portavoce del ministro e il ministro stesso (su Twitter) abbia parzialmente ritrattato la sua dichiarazione, di certo c’è che il mito della Svezia accogliente e aperta a tutti pare, oggi, lontanissimo.

 

 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso. Con meno di 10 milioni di abitanti e ben 163mila profughi accolti nel 2015, la Svezia è sicuramente uno dei Paesi che più si è prodigato per tentare di porre rimedio all’emergenza migranti nel Vecchio Continente. Una situazione che, però, è diventata insostenibile. Per questo ha stupito pochi che a inizio 2016 Stoccolma abbia deciso, insieme alla Danimarca, di sospendere Schengen e reintrodurre i controlli ai confini. Cosa che non è proprio andata giù alla Germania, che negli ultimi mesi si era abituata ad “accompagnare” a Nord i migranti in eccesso sul proprio territorio, invitandoli, di fatto, a chiedere ospitalità in Danimarca e Svezia. Difficile pensare che non ci sarebbero state delle reazioni dai Paesi interessati. È anche vero, però, che nel 2013 Stoccolma annunciò che avrebbe garantito ospitalità a tutti i richiedenti asilo siriani che fossero entrati nel proprio territorio. Anche per questo molti dei migranti che in estate hanno percorso la cosiddetta “rotta Balcanica” avevano come obbiettivo la Svezia.

 

Alexandra Mezheruna

[Alexandra Mezheruna, 22 anni, uccisa da un migrante 15enne]

 

Gli indizi che la situazione fosse diventata insostenibile, però, c’erano da tempo. Già a novembre il Guardian spiegava come l’agenzia governativa per i migranti, la Migrationsverket, fosse gravemente a corto di personale, tanto da affermare che gli spazi a sua disposizione per l’accoglienza erano ormai terminati. A preoccupare anche la sicurezza, con una cittadinanza che, di mese in mese, di settimana in settimana, è diventata sempre meno ben accetta all’accoglienza. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la notizia dell’uccisione di Alexandra Mezheruna, 22enne addetta al centro d’accoglienza per minori di Molndal, vicino a Göteborg. La giovane è stata uccisa a coltellate da un 15enne richiedente asilo. Dopo i fatti, un portavoce delle forze dell’ordine, Thomas Fuxborg, ha commentato: «Interventi del genere sono sempre più comuni, ne dobbiamo affrontare un numero crescente». Anche il primo ministro svedese Stefan Lofven si è recato sul posto per dimostrare vicinanza alla famiglia della 22enne. Il fatto di cronaca ha acuito ulteriormente la tensione nel Paese scandinavo. Le forze dell’ordine hanno intimato al governo di assumere almeno 4mila agenti supplementari per svolgere compiti ogni giorno più numerosi e impegnativi. Secondo l’ufficio migrazione svedese, gli episodi di violenza tra i rifugiati sono raddoppiati dal 2014 al 2015, andando di pari passo con la crescita (di circa il 50 percento) delle domande di asilo pervenute. «Non abbiamo abbastanza agenti per fare fronte all’emergenza», ha spiegato il numero uno della polizia svedese Lena Nitz. Che la bomba fosse pronta a scoppiare era, dunque, evidente.

 

Molndal, vicino a Göteborg

[Il centro d’accoglienza per minori di Molndal, vicino a Göteborg]

 

La fine (?) del mito dell’accoglienza. La Svezia è però soltanto uno dei Paesi storicamente ritenuti più accoglienti a trovarsi ora innanzi a un bivio: onorare la propria fama accogliendo tutti o virare nettamente verso una politica di chiusura. Tra questi c’è anche la Gran Bretagna. Il ministro degli Interni inglesi ha infatti annunciato alla Bbc che Londra intende accogliere bambini migranti non accompagnati, ma non quelli già fuggiti in Europa. Una conferma della linea dura sul dossier immigrazione tenuta finora dal governo di David Cameron. Ancora più dura la risposta all’emergenza migranti dell’Olanda, che ha avanzato una proposta per rimpatriare in Turchia con dei treni i migranti arrivati via mare in territorio greco. Secondo la Bbc, il piano sarebbe già in discussione all’Ue, in particolare in un tavolo composto da Olanda, Germania, Austria e Svezia. Proprio l’Austria, meno di una settimana fa, ha annunciato l’introduzione di un tetto massimo di richiedenti asilo accolti in Austria: fino al 2019 dovranno essere complessivamente non più di 127.500. Nel 2016, quindi, Vienna accetterà al massimo 37.500 profughi. Il Paese alpino è poi diventato il 13esimo Stato ad aver posto in essere delle limitazioni al Trattato di libera circolazione di Schengen negli ultimi mesi.

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