Lo vogliono fare 40 società al mese

Perché le imprese vanno in Svizzera (le ragioni non mancano di certo)

Perché le imprese vanno in Svizzera (le ragioni non mancano di certo)
28 Settembre 2015 ore 16:32

È stato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ad annunciarlo nei giorni scorsi: con la prossima Legge di Stabilità si cercherà di ridurre le imposte a carico delle imprese, tasse che mettono i bastoni tra le ruote al consolidamento della ripresa del Paese. Anche perché è difficile riuscire anche solo a sopravvivere in un’Italia che è ultima in Europa e 141esima nel mondo nella graduatoria sulla facilità del sistema fiscale per le imprese. Il ranking è stato elaborato dal Centro Studi Impresa Lavoro, che ha calcolato come nel nostro Paese la pressione fiscale complessiva a carico delle imprese si attesti al 65,4 percento. Un dato che conferma quanto calcolato dall’Ufficio Studi Confcommercio circa un anno fa, ovvero che l’Italia detiene il (triste) record mondiale della pressione fiscale effettiva: il 53,2 percento del Pil (quella apparente è al 44,1 percento) al netto dell’economia sommersa. Si tratta di una percentuale che supera quella di tutti i maggiori Paesi nel mondo.

Il 28 settembre anche Confartigianato Apla ha confermato questi dati, calcolando che i piccoli imprenditori italiani sono i soggetti fiscali più tartassati: nel 2014, per i cinque principali tributi (Imu, Tasi, Irap, addizionali regionale e comunale Irpef), una piccola impresa ha versato nelle casse delle amministrazioni locali, in media, 10.248 euro. Una somma che lievita fino a 11.164 euro per effetto dell’indeducibilità dell’Imu dalla base imponibile Irap. Tanto. Troppo. Non stupisce, dunque, che ancora oggi molti imprenditori italiani sognino di trasferire armi e bagagli oltre confine, magari in quel Canton Ticino da molti descritto come il Bengodi dell’imprenditoria.

 

 

Una fuga iniziata da tempo. La fuga delle imprese italiane verso la Svizzera è oramai in corso da tempo e, nonostante alcuni alti e bassi, non accenna ad esaurirsi. Se si considerano i numeri, si può tranquillamente parlare della più grande migrazione aziendale della storia del nostro Paese, un fenomeno iniziato nel 2008 e dalle dimensioni imponenti. Nel marzo 2014 il quotidiano elvetico Tages Anzeiger, segnalava un’inchiesta pubblicata dal giornale Neue Zürcher Zeitung relativa proprio a questo fenomeno e in cui si riportava un dato impressionante: ogni mese ben 40 aziende italiane chiedono informazioni alle autorità del Canton Ticino per trasferire i loro siti produttivi o le attività in Svizzera. Dallo scoppio della crisi, nel 2008, al 2014, sarebbero state quasi 5mila le aziende italiane che si sono trasferite nella Confederazione Elvetica.

Il ritmo di questa migrazione, dopo essere stato ancora sostenuto per tutto il 2014, è rallentato a inizio 2015, quando la Banca nazionale svizzera ha abbandonato la soglia minima tra euro e franco e lo scenario si è complicato. Poco tempo prima era uscito uno studio del Servizio di informazioni economiche Orell Füssli (OFWI) che, su incarico della SonntagsZeitung, calcolava in 4.528 le nuove aziende fondate in Ticino da imprenditori italiani tra il 2008 e il 2013: numeri che in qualche modo la Svizzera doveva prendere in considerazione, anche perché molte aziende si trasferivano in Ticino solamente per poter sfruttare la manodopera dei frontalieri a basso costo, opzione resa meno praticabile dalle misure attuate dalle autorità elvetiche. Ma per quegli imprenditori che, invece, cercano solamente delle condizioni quadro migliori, il franco forte non è certo un problema e i vantaggi restano certamente più numerosi degli svantaggi.

 

 

Perché scegliere il Canton Ticino. Ma, concretamente, quali sono le condizioni fiscali che un’azienda può trovare una volta superata la dogana? Innanzitutto un’Iva che è al di sotto del 10 percento, quando da noi ha oramai toccato i 22 punti percentuali. Ma anche poca burocrazia, stabilità economica e molte iniziative di promozione che rendono il Canton Ticino particolarmente ambito anche per la pianificazione strategica di un’azienda. Le imprese, ad esempio, possono tenere conto delle deduzioni fiscalmente ammesse, tra le quali la svalutazione fino a un terzo delle scorte di magazzino o la creazione di un fondo rischi su debitori (fino al 10 percento su crediti esteri), senza tener conto che il costo del personale è infinitamente più basso che in Italia. Infine il Canton Ticino non solo è il più vicino a noi, ma è anche il più vantaggioso, visto che vanta una tassazione complessiva mediamente inferiore del 20 percento rispetto a quella degli altri cantoni svizzeri.

Bastano 10 giorni per trasferirsi. Spulciando per i siti delle autorità elvetiche e quelli di diverse società di consulenza, è possibile ricostruire l’iter da seguire se si vuole trasferire la propria attività dall’Italia alla Svizzera. Complessivamente il procedimento burocratico necessita, se non ci sono intoppi, di soli 10 giorni, in cui bisogna nominare un amministratore svizzero, redigere lo statuto dell’impresa, aprire un conto in banca e iscriversi alla Camera di commercio locale (l’iscrizione, esclusa la parcella notarile, costa intorno al migliaio euro). Il primo passo, però, è scegliere la forma societaria. In Svizzera le più comuni sono quattro: la società in nome collettivo; la società anonima (praticamente la nostra società per azioni, s.p.a.); la società a responsabilità limitata; la succursale. La più indicata per le imprese di medio-piccole dimensioni è quella a responsabilità limitata, che richiede un capitale minimo di 20mila franchi, di cui 10mila messi al momento della costituzione. Quella anonima, invece, richiede 100mila franchi di capitale minimo (la metà versata subito) ed è certamente più adatta a imprese di grandi dimensioni.

 

 

Per poi registrarsi al Registro del Commercio elvetico è necessario stilare un atto pubblico notarile (QUI le info al riguardo), ma solo se si opta per la forma di società. Non è infatti richiesto per le succursali o le ditte individuali, per le quali basta la forma scritta semplice. Rimanendo sulle pmi interessate al trasferimento, le società elvetiche a responsabilità limitata necessitano che almeno uno dei rappresentanti sia domiciliato in Svizzera, mentre per le società anonime questo requisito si estende alla maggioranza dei componenti del Cda. Per concludere la nascita della società bisognerà poi consegnare al notaio un documento emesso dalla banca che certifichi il deposito della somma richiesta per il capitale sociale e da allegare all’iscrizione al Registro del Commercio. Una volta compiuta anche questa azione, la procedura legale di nascita (o trasferimento) di una società in terra elvetica si considera conclusa.

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