Con un racconto

Se nessuno ci difende in stazione

Se nessuno ci difende in stazione
19 Novembre 2016 ore 10:00

Il fatto è questo. Elle ha 28 anni e una giacca col cappuccio. Finisce di lavorare in via Paleocapa alle 17. Poi prende il treno e torna a casa. Sono 5 minuti a piedi: via Paleocapa, via Paglia, via Bonomelli, stazione. Facile. Solo che il fatto non è questo. Perché da qualche mese Elle ha cambiato strada.

In quel breve tratto di via Paglia, una settimana fa, un paio di ragazzi di colore le ha fischiato davanti (e poi dietro) un «Bella, vieni qui!», strusciandosi contro il suo braccio destro. Era sola, lì. Ha tirato su il cappuccio e allungato il passo. Poi, pochi giorni dopo, all’angolo con via Bonomelli, un uomo sui 40 anni, italiano, le ha offerto una bustina. Lei stava aspettando di attraversare, a quel semaforo che non esce mai, e ha risposto: «No, guarda, grazie». Gli ha dato del tu. Forse è per quello che lui le ha preso il braccio, sinistro questa volta: «Non hai mai provato? Dai prova!». Allora – era ancora rosso – è corsa via. È stato lì che ha scelto di cambiar strada. La allunga un po’, ma fa niente. Va dritta per via Paleocapa e poi gira nella silenziosa via Novelli: pensa che, data la stazione dei Carabinieri, sia meglio, sia più sicuro così.

Solo che poi ieri è arrivata in stazione in ritardo e un ragazzo con due pitbull le ha chiesto: «Ce l’hai una moneta?». E lei, affannata e gentile: «Scusami, sono proprio di fretta». Però lui l’ha seguita. La stazione era piena di gente, c’era pure il carrettino di Grom. Ma lui, nel seguirla, le ha urlato: «Fattela leccare un po’ più spesso che magari non resti così acida». Lei si è fermata, d’istinto, per girarsi a ribattere. Poi ha pensato ai cani. A proteggerla, nessuno. E ha raggiunto il treno. Anche lui andava lì. Un controllore, donna, giovane, l’ha fermato sulla porta del vagone: «Biglietto per te e per i cani?». E quando lui ha cercato di convincerla mettendola spalle alla parete, lei ha avuto la prontezza di chiudergli le porte in faccia. Si è fermata un attimo con un’ombra negli occhi, dopo, e ha incrociato quelli di Elle.

Ecco, il fatto è questo. Ore 17 di un giorno qualunque, Bergamo città.

 

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La domanda è semplicissima: chi protegge la stazione? Naturalmente con “stazione” si intende la zona che comprende anche la parte delle autolinee e che si estende fino a Piazzale Alpini. La risposta sembra, comunque, altrettanto facile: naturalmente ci vengono in mente la Polizia di Stato e la Polizia Ferroviaria, ovvero la Questura, la Polizia Locale, cioè il Comune, i Carabinieri e la Guardia di Finanza.

Le forze dell’ordine che vi operano. Eppure, già qui c’è un errore. Perché la Guardia di Finanza, da quando la Questura ha predisposto un servizio di vigilanza calendarizzato e redistribuito tra le varie forze dell’ordine, non monitora più in pianta stabile la stazione, salvo interventi mirati ed eccezionali, come in caso di indagini su traffico di stupefacenti. Escludendo la Guardia di Finanzia, restano dunque: Polizia di Stato, Polfer, Polizia Locale e Carabinieri. Ci spiega il vicesindaco Sergio Gandi, assessore alla Sicurezza, che l’area è monitorata da queste forze congiunte, con presidio fisso durante il giorno, sette giorni su sette, dal mattino fino all’ora di cena (e un paio di sere alla settimana anche un po’ più tardi).

 

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E la notte? La notte la stazione rimane dunque scoperta da agenti e militari, esclusa naturalmente la presenza stabile della Polizia Ferroviaria, che qui ha una sede, e dei due gruppi di volontari, i City Angels e i Good Guys. Gandi ci tiene però a precisare che, nonostante i turni della Polizia Locale terminino all’1.30 (2.30 nel weekend) e riprendano alle 6.45, esiste, a spese del Comune, un servizio di vigilanza privato notturno: due pattuglie di guardie giurate monitorano luoghi, edifici e giardini pubblici, in un percorso di perlustrazione concordato che si conclude, alle prime ore dell’alba e fino all’arrivo dei primi pendolari verso le 6 del mattino, proprio in Piazzale Marconi.

La calendarizzazione diurna. Per quanto riguarda l’organizzazione del monitoraggio diurno, Questura, Polizia Locale e Carabinieri sono restii a comunicare informazioni dettagliate. «Per questioni di sicurezza», dicono, naturalmente. Si riesce a sapere soltanto che le attività di tutti sono coordinate dalla Prefettura, che la calendarizzazione degli interventi è stata introdotta in Questura da due-tre anni, in armonia con il piano di controllo del territorio, cosicché non vi siano duplicazioni o sovrapposizioni o mancate coperture. Anche se i Carabinieri sembrano sottolineare una loro certa indipendenza rispetto a suddetta calendarizzazione. E che, in questo calendario, la Polizia Locale copre di certo due mattinate: il martedì e il venerdì dalle 7.30 alle 15.30, con un veicolo in Piazzale Marconi e due agenti che percorrono il sottopasso della stazione, via Gavazzeni, via Bonomelli e via Papa Giovanni XXIII.

 

piazzale stazione foto devid rotasperti (5)

 

Il numero degli interventi. Tutti i rispettivi responsabili contattati ribadiscono che si tratta di una zona «delicata», «sensibile», «problematica, come in tutte le città, del resto», «con soggetti marginali » e specificano che le pattuglie vi svolgono di conseguenza, quotidianamente (come nel caso di Piazzale Alpini da parte della Polizia Locale) o di iniziativa, un’attività di controllo. Capire bene quando è impossibile, in compenso si riesce a conoscere il quanto. Nello specifico, dall’inizio dell’anno ad oggi, per la Questura si contano 909 interventi di varia natura, per la Polizia Locale 242 servizi. Per i Carabinieri i dati sono precisissimi: 944 persone controllate (667 straniere) e 12 automezzi fermati, con un impiego di 220 militari e 96 mezzi; per dare un’idea dei risultati, sono stati identificati dall’Arma 310 pregiudicati, 16 irregolari e 8 clandestini, mentre sono 18 gli arresti effettuati.

 

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Eppure, la pericolosità (neanche troppo) latente. Eppure, non vorremmo lamentarci troppo, ma ci pare che permanga una pericolosità latente. Per esempio per chi passa dalla parte del parcheggio delle bici, dove stanziano per lungo tempo gruppi di ogni nazionalità, spesso intenti a regalare complimenti inopportuni alle ragazze, o, in alcune ore del giorno, all’interno del nuovo box in vetro dei porticati, proprio all’ingresso, che si trasforma in luogo di ritrovo, e non di certo per viaggiatori. Si sa, ce lo raccomandano pure le nostre nonne: «Sta’ atenta in stassiù, neh, che se sa mai!». Si sa, «zona sensibile», per far eco al linguaggio burocratico- formale. Ma a mandarci una figlia o un figlio, oggi, in orari lontani dalla problematica ma rassicurante calca degli studenti e dei pendolari, si sta davvero in pensiero. Perché noi, con tutti i treni che abbiam preso, diciamo 600 all’anno almeno, mai una volta che abbiamo incrociato un agente. Situazioni sgradevoli, invece, a bizzeffe.

 

Foto ©BergamoPost/Devid Rotasperti.

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