Domani Regno Unito al voto

Perché per le elezioni britanniche saranno importanti gli scozzesi

Perché per le elezioni britanniche saranno importanti gli scozzesi
06 Maggio 2015 ore 16:34

Giovedì 7 maggio il Regno Unito (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) sarà chiamato alle urne per le elezioni politiche, ovvero quelle che andranno a decidere la composizione del Parlamento dei prossimi 5 anni. Un agone elettorale che vedrà, come consueto, un serrato testa a testa fra Conservatori (che sono il partito uscente) e Laburisti. La competizione si preannuncia incerta come non mai: i sondaggi infatti danno i primi, di centrodestra e di ispirazione liberista, circa al 35 percento, mentre per quanto riguarda i secondi, tipicamente socialisti, la percentuale prevista si attesta intorno al 32.

La possibile riconferma di Cameron. L’eventuale vittoria dei Conservatori confermerebbe David Cameron alla guida del Governo. Quarantanovenne, leader del partito dal 2005, Cameron è espressione della tipica upper class britannica, l’élite borghese e quasi aristocratica. È proprio questa sua provenienza sociale che gli ha attirato parecchie critiche in questi anni: si dice infatti che il suo elevato ceto d’origine lo renda cieco di fronte ai problemi delle classi più basse. È proprio in virtù di queste accuse che Cameron ha deciso di impostare la propria campagna elettorale su due temi particolarmente cari ai cittadini più indigenti: il servizio sanitario nazionale e la crisi economica.

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Per quanto riguarda il primo, il Regno Unito soffre di una grave carenza: basti pensare che il numero di persone visitate entro quattro ore dall’arrivo in pronto soccorso è il più basso di sempre da quando in Inghilterra si è iniziato a misurare e registrare le prestazioni del sistema sanitario. Rispetto invece alla crisi economica, Cameron e i Conservatori sono riusciti, grazie a politiche improntate all’austerità, a trascinare il Regno fuori dalla stagnazione degli anni peggiori della crisi. È su questo successo che il Primo Ministro uscente intende puntare con decisione per vincere le elezioni. A Cameron va inoltre riconosciuto il merito di aver trasformato il partito in senso moderno, abbandonando l’eccessivo tradizionalismo che ne ostacolava il fascino in particolare sulle generazioni più giovani.

La sfida dei Laburisti, con Miliband. Come si accennava, l’unica forza politica che può insidiare i Conservatori è il partito laburista, che candida alla guida del Governo Ed Miliband. 46enne, londinese ebreo di madre polacca e padre belga, ha sostituito, nel 2010, Gordon Brown alla guida della storica forza di centrosinistra britannica. Proprio in quell’occasione, a sfidarsi per la reggenza del partito furono Ed e suo fratello, David. La spuntò il primo, ma in questi anni il dubbio che forse David avrebbe potuto fare meglio ha maliziosamente aleggiato negli ambienti laburisti. Di Ed si dice sia indeciso e privo di carattere, e gran parte dello sforzo del candidato in questa campagna elettorale è stato teso a ribaltare queste etichette. Per quanto riguarda il programma elettorale, anche Miliband si è concentrato su sistema sanitario e crisi economica, ma con l’intento di smascherare le falle del quinquennio conservatore: le politiche di austerità hanno sì raddrizzato i conti pubblici, ma a prezzo di uno spaventoso taglio alla spesa, di un’elevata tassazione, e di nuove forme di contratti di lavoro che non garantiscono stabilità; rispetto al sistema sanitario, la grave carenza, secondo Milibrand, è stata causata proprio dalla mancanza di denaro statale investito nel settore.

 

 

La Scozia, ago della bilancia. Probabilmente, se i Conservatori riusciranno a mantenere il controllo del Governo sarà soprattutto merito dei voti scozzesi. Terra tradizionalmente di sinistra, e quindi vicina al partito laburista, la Scozia ha assistito negli ultimi anni all’ascesa inarrestabili del Partito Nazionale Scozzese, che secondo i sondaggi potrebbe ottenere ben 50 dei 59 seggi appannaggio di Edimburgo; nel 2010 furono solamente 6. E questa nuova epoca del SNP danneggia inevitabilmente Miliband e i Laburisti, poiché decine di seggi solitamente dati per scontato avranno, con ogni probabilità, nuovi e terzi padroni. Tutto dipenderà dunque da un’eventuale alleanza fra Laburisti e SNP a voto concluso: qualora questa dovesse riuscire, la coalizione di centrosinistra avrebbe, con ogni probabilità, la maggioranza in Parlamento. E tutti gli occhi ora sono quindi su Nicola Sturgeon, la leader del SNP, subentrata a Salmond dopo la sconfitta al referendum del 2014. Giovane e brillante, sta riuscendo a fare quanto non è riuscito al suo predecessore: la Scozia non sarà indipendente, ma rischia di poter andare a Londra per dire agli inglesi cosa fare.

 

 

Come si vota nel Regno Unito. Il sistema elettorale britannico è un maggioritario uninominale: significa che ogni partito può presentare in ciascuno dei 650 collegi un solo candidato, e da un singolo collegio verrà fuori dunque un solo eletto, quello che ha preso più voti. Il partito, o la coalizione, che ottiene la maggioranza dei seggi ottiene il controllo del Governo, con l’investitura a Primo Ministro del candidato scelto (il quale non è eletto dai cittadini).

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