C'è di mezzo pure un gene

Perché prendiamo il raffreddore

Perché prendiamo il raffreddore
19 Febbraio 2015 ore 12:30

Possiamo imbacuccarci con sciarpe e cappelli calcati sulle orecchie, vestirci a cipolla, imbottirci di vitamina C e seguire ogni altro buon suggerimento di salute e igiene, eppure potremmo comunque non scampare al raffreddore. Almeno ad uno nel corso della stagione fredda. Dobbiamo farcene una ragione scientifica: è descritta in un articolo pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, realizzato dai ricercatori della Yale University School of Medicine, che spiega come i Rhinovirus, quelli responsabili del naso che cola e di gran parte di altri virus delle vie aree superiori, sguazzano e proliferano meglio a temperature inferiori ai 37 °C, come quelle che sono appunto presenti nelle cavità nasali quando fuori c’è nebbia, pioggia, vento e ogni altra variazione atmosferica che tende al brutto e al ribasso delle temperature. E se, detta così, sembrerebbe una battaglia persa, forse si può anche provare a tirare un sospiro di sollievo perché pare che del raffreddore si sia pure scoperto il gene untore (e dunque il rimedio per annientarlo).

 

 

I Rhinovirus. Sono un po’ speciali, bisogna ammetterlo, perché, a differenza degli altri della specie, non riescono a riprodursi in un ambiente in cui vi siano 37°C (che è anche la temperatura corporea interna), mentre si ringalluzziscono e si moltiplicano fra i 33-35°C (che è invece la temperatura raggiunta dalle cavità nasali quando si permane per un certo tempo al freddo). Ma la spiegazione di perché si prende il raffreddore non sta solo nei gradi: infatti i ricercatori americani avrebbero anche scoperto che mano a mano che la temperatura corporea si raffredda, anche la risposta immunitaria innata che è la prima linea di difesa del nostro organismo, diventa più lenta e meno efficiente. Dando così una mano ai virus a prendere possesso liberamente dei nostri nasi e a solleticarli di starnuti. In particolare, nelle cellule si rallenterebbe l’attività dei geni che producono nei globuli bianchi degli interferoni, ovvero delle proteine essenziali per stimolare l’attività di alcune cellule (macrofagi, granulociti e sistema del complemento) e per indurne altre a sintetizzare enzimi antivirali che impediscono al virus di moltiplicarsi.

Il sistema immunitario, dunque, non ama gli sbalzi di temperatura. Anzi sono deleteri, più del freddo. Sembra infatti che la permanenza in un ambiente anche fresco o freddino ma con dei gradi che si mantengono stabili nel tempo favorirebbe a poco a poco l’acclimatamento del sistema immunitario. Cosa che invece non può avvenire se la temperatura varia bruscamente, perché il sistema immunitario ogni volta si trova a dover ripartire da zero nella fase di adattamento. Impresa impossibile. La riprova di quanto l’azione del sistema immunitario sia fondamentale nel contrastare il raffreddore risiederebbe nel fatto che in qualsiasi stagione circa il 20 percento della popolazione ospita nelle cavità nasali popolazioni di rhinovirus, i quali però non danno origine a particolari sintomi perché tenute sotto controllo dal sistema immunitario, grazie proprio a delle temperature più eque e costanti.

 

 

Il gene dello starnuto e del naso che cola. Forse però, in futuro, si potrà dare scacco matto al raffreddore. Perché dei ricercatori inglesi delle Università di Leeds e York avrebbero scoperto all’interno della sequenza genetica dell’acido ribonucleico (Rna) di una molecola di virus del raffreddore, un codice nascosto che consentirebbe di bloccare la replicazione virale. Un’informazione importante poiché da decenni si sapeva che l’Rna trasporta i messaggi genetici che creano le proteine virali, dunque anche il raffreddore, ma non era invece nota l’esistenza di un secondo codice interno alla molecola che governa l’assemblaggio del virus. È però ancora presto per cantare vittoria, poiché l’informazione genetica deve essere dapprima sperimentata e testata sui virus animali, e poi proseguire con tutte le tappe necessarie, fino all’ultima che consentirà l’eventuale messa a punto di un farmaco per debellare il raffreddore o proteggere da un folto gruppo di altri virus infettivi.

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