Una ricerca americana

Perché quando mangiamo dolci non riusciamo più a smettere

Perché quando mangiamo dolci non riusciamo più a smettere
05 Marzo 2015 ore 09:55

Li si definisce entrambi generalmente zuccheri, ma fra il glucosio e il fruttosio c’è una differenza cerebrale assai rilevante. Il primo infatti produrrebbe livelli più elevati di ormoni della sazietà, inducendo in poche parole a mangiare di meno, mentre il secondo favorirebbe maggiormente la risposta dei circuiti di ricompensa del cervello a stimoli alimentari che si traducono in pratica nel desiderio di addolcire la bocca sempre di più. A darne dimostrazione è uno studio della University of Southern California, che è stato presentato al meeting annuale dell’American College of Neuropsychopharmacology a Phoenix in Arizona, negli Stati Uniti.

Lo stimolo saziante. E chi non resisterebbe di fronte a una gustosa e profumata torta al cioccolato? Con molta probabilità non si sbaglierebbe a dire in pochi. Eppure non tutti, di fronte anche a prelibatezze di questo genere, hanno medesime risposte e reazioni alimentari. Almeno a quanto risulta da uno studio americano condotto dapprima in laboratorio, quindi sui topi, e poi sugli umani. La differenza però non sta tanto nella sostanza, nella fetta di torta insomma mangiata o meno, ma piuttosto nell’ingrediente zuccherino presente al suo interno. Ovvero o il glucosio, che rappresenta la fonte principale di energia dell’organismo e che di norma viene ricavata soprattutto dalla trasformazione dei carboidrati, o il fruttosio, che è lo zucchero semplice presente nella frutta, ma che viene aggiunto anche in molti alimenti sotto forma di sciroppo di mais ad alto contenuto in fruttosio.

 

 

Dai risultati di questa recente ricerca di laboratorio è infatti emerso che, nei topi, il consumo di fruttosio stimola una produzione minore di ormoni della sazietà (leptina e colecistochinina) rispetto a quanto avviene quando le cavie consumavano glucosio. Ancora, è stato possibile osservare che la somministrazione di fruttosio direttamente nel cervello stimola la voglia di cibo, tutto l’opposto del glucosio che favorirebbe invece la sazietà. Una conferma, quest’ultima, a ciò che la scienza sapeva già: studi precedenti avevano già dimostrato che il glucosio riduce l’attività dell’ipotalamo, un altro evento associato alla sazietà; cosa che non accade invece se si tratta di fruttosio.

Nell’uomo, le reazioni zuccherose sarebbero molto simili a quelli degli animali da laboratorio. I ricercatori hanno infatti invitato 24 volontari fra uomini e donne, di età compresa fra i 16 e i 25 anni, ad assaporare ‘virtualmente’ quella mitica fetta di torta di cui si accenna all’inizio o altro cibo dolce. Infatti mentre i volontari guardavano una serie immagini gustose, non prima però di avere bevuto anche una bevanda contenente glucosio o fruttosio, i ricercatori hanno esaminato la reazione cerebrale dei volontari ai dolci stimoli attraverso una risonanza magnetica. È risultato che dopo il consumo della bevanda con fruttosio si attivava in maniera più spiccata il nucleus accumbens, una parte del circuito di ricompensa del cervello, responsabile del desiderio di cibo.

Meglio fruttosio o glucosio, quindi? La parola andrebbe data ai nutrizionisti italiani, i quali però preferiscono sempre puntare alla qualità complessiva della dieta e non di un singolo nutriente. È invece più difficile stimare in quale quantità venga ingerito il fruttosio che, fra i due, lo abbiamo capito, è quello che stimola a mangiare di più. Questo zucchero, oltre che nella frutta, si trova infatti spesso nelle bevande o in altri alimenti dolci, senza indicazioni specifiche in etichetta (almeno fino allo scorso 13 dicembre, da oggi non dovrebbe più essere così, visto le norme di etichetta trasparente entrate in vigore) che ne aumentano quindi l’involontario introito. Il fruttosio resta anch’esso comunque sempre uno zucchero, anche se diverso nella forma, e questa accoppiata non sembra proprio vincente.

 

 

Risale infatti a poco più di due anni fa uno studio pubblicato su The Journal of Nutrition che dimostrava come lo sciroppo di glucosio-fruttosio predisponesse al diabete, a problemi cardiovascolari e all’obesità. Tanto che alcuni nutrizionisti raccomandano di non superare un consumo pari a 25 grammi al giorno. Ci si auspica oggi, sempre per via dell’etichetta parlante, di conoscere anche l’esatto quantitativo di questa sostanza presente negli alimenti perché raggiungere e superare i livelli soglia è piuttosto facile visto che il fruttosio è contenuto in diversi prodotti da prima colazione, nei succhi di frutta, negli snack dolci e salati. Anzi, sembrerebbe addirittura molto più utilizzato di quel che si pensi.

Almeno stando ad un studio su Nutrition nel quale un gruppo di ricercatori statunitensi hanno determinato sperimentalmente la dose della molecola fruttosio e glucosio in dieci fra le 23 bevande dolci e succhi di frutta più venduti negli Stati Uniti, osservando non solo che la concentrazione di fruttosio era maggiore rispetto al glucosio, ma anche che tutte le bevande testate avevano un profilo di zuccheri diverso da quello atteso. In conclusione? Che si tratti di glucosio o fruttosio, meglio mangiare e bere zuccheri con moderazione e cura. E se poi si tratta di puro fruttosio meglio frutta fresca a pezzettoni piuttosto che un cartone di frutta spremuta in succo.

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