Il ruolo di Turchia ed Europa

Perché riconquistare Aleppo è una carta vincente per Assad

Perché riconquistare Aleppo è una carta vincente per Assad
Cronaca 11 Febbraio 2016 ore 05:00

Ad Aleppo la guerra infuria e l’Onu lancia l’allarme chiedendo l’apertura di un corridoio umanitario perché “l’accerchiamento di Aleppo da parte delle forze di Bachar Al Assad rischia di tagliare viveri e approvvigionamenti a circa 300.000 persone”. Grazie all’aiuto dei raid russi, dei padsdaran iraniani e dalle truppe di Hezbollah, l’esercito di Assad è riuscito a spezzare un assedio che dura da quasi 3 anni, di fatto però, assediando a sua volta la città. Il risultato è che ai confini con la Turchia si è riversata una nuova ondata di profughi, che scappano dalle loro case e da una guerra che sembra non avere fine. Quei pochi che tenacemente resistono e rimangono, per non darla vinta alla guerra, sopravvivono pagando un prezzo altissimo: mancanza di corrente, di acqua, di viveri. Tutto ad Aleppo è ridotto in macerie, e i ribelli ormai allo stremo delle forze stanno sfogando la loro armi e i loro missili sui quartieri abitati soprattutto dai cristiani.

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Perché Aleppo. Aleppo per il governo di Damasco è troppo importante. Lo racconta un colonnello dell’esercito all’inviato della Stampa Domenico Quirico, il giornalista che più di chiunque altro ha vissuto sulla sua pelle la tragedia della guerra durante la sua prigionia del 2013, e che oggi è tornato in quella terra: «Dobbiamo fare presto e arrivare al 25 febbraio a Ginevra con le carte migliori. E quale asso è migliore di Aleppo?» racconta il colonnello a Quirico. Ed è tutta qui l’essenza della battaglia che si sta consumando ai danni dei civili. La riconquista di Aleppo da parte delle truppe di Assad, per poter avere carte da giocare ai fini di una soluzione politica del conflitto durante gli incontri di Ginevra sotto l’egida dell’Onu.

In un contesto di tale portata stupisce non poco il ruolo della Turchia, che da tempo rivendica la possibilità di creare una zona cuscinetto, una cosiddetta buffer zone, in territorio siriano per combattere l’Isis. Ipotesi che si era fatta strada la scorsa estate ma di cui poi si è sempre parlato poco. Anche perché sono in molti a pensare che la creazione di un territorio protetto militarmente dai turchi possa essere l’alibi per sferrare l’ennesima offensiva verso i curdi, che premono da ovest sui ribelli e sull’Isis presenti ad Aleppo.

La buffer zone di fatto. L’autorizzazione da parte della comunità internazionale sulla buffer zone non è mai arrivata, ma di fatto la Turchia in Siria è già entrata. Lo ha fatto domenica scorsa, quando un convoglio umanitario controllato a distanza dai militari è entrato in territorio siriano per dare aiuto ai profughi ammassati al confine. Un confine che Ankara non ha ancora aperto, se non per i feriti più gravi. Ma l’ingresso degli aiuti non è stato concordato con Damasco, il che significa che tecnicamente si potrebbe parlare, se non di invasione, di violazione.

 

20MILA PROFUGHI IN FUGA DA ALEPPO, MA CHIUSA FRONTIERA TURCA

 

La posizione tedesca e l’accordo con l’Europa. Di fronte a questa situazione, lunedì scorso la cancelliera Merkel ha incontrato ad Ankara sia il presidente turco Erdogan, sia il suo premier Ahmet Davutoglu in un vertice per implementare il piano d’azione tra Turchia e Ue sulla questione migranti dopo l’accordo raggiunto dagli stati membri dell’Unione Europea per sbloccare il fondo di 3 miliardi di euro in aiuti ai profughi siriani in Turchia. Cioè per fare in modo che la Turchia limiti gli arrivi di profughi in Europa. Un accordo criticato dai Paesi dell’area balcanica, che lo ritengono insufficiente, ma che costa ai vari Stati non poco: rispetto a quanto già deciso lo scorso novembre l’Ue contribuirà per un miliardo e non più per 500 milioni, mentre gli Stati membri dovranno contribuire solo per due miliardi e non più per due miliardi e mezzo. L’Italia, dopo Germania, Gran Bretagna e Francia, sarà il quarto contribuente, e verserà 225 milioni di euro.

Merkel inorridita apre all’intervento Nato. Parlando con i turchi, Frau Merkel si è detta “sconvolta e inorridita” da quanto compiuto dai raid russi in Siria e ha aperto alla possibilità di far intervenire la Nato, oltre a mostrarsi comprensiva nei confronti della buffer zone di fatto creata in Siria dalla Turchia. Un invito a nozze per Ankara che da sempre odia Bashar Al Assad e che negli ultimi tempi è ai ferri sempre più corti con Mosca. Le ragioni di questa antipatia nei confronti del Cremlino sono motivate ufficialmente dalla vicenda del Sukhoi russo abbattuto nei cieli di Ankara, ma in realtà gioca un ruolo non indifferente il fatto che i raid di Mosca stanno colpendo soprattutto i ribelli siriani che la Turchia ha sempre sostenuto e finanziato in chiave anti Assad. Partendo dalla posizione tedesca di orrore verso i raid russi, Ankara potrebbe far leva sull’Europa al fine rovesciare militarmente il regime di Damasco.

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