Uno studio di Bristol

Perché sigaretta chiama caffè (la spiegazione seria e scientifica)

Perché sigaretta chiama caffè (la spiegazione seria e scientifica)
05 Aprile 2017 ore 09:30

Dopo il caffè, la sigaretta è un rito. Di cui anche moltissimi italiani non riescono a fare a meno. Semplicemente un’abitudine? Pare proprio di no, perché, secondo un recente studio dell’Università di Bristol, nel Regno Unito, pubblicato su New Scientist, questa stretta relazione tra bionda e oro nero avrebbe una spiegazione genetica.

La relazione caffè-sigaretta. Colpa di un gene. O meglio di una sua variante, che sarebbe responsabile sia di indurre il noncurante possessore a fumare di più, e forse a stimolare la stessa abitudine al tabacco, ma anche favorendo il successivo bisogno associato di consumare un caffè. In misura sempre maggiore. La spiegazione per questo strano richiamo bionda-tazzulella c’è: infatti la nicotina, sostanza alcaloide contenuta in larga misura nella sigaretta e responsabile di indurre dipendenza fisica e psichica, farebbe aumentare la velocità di metabolizzazione della caffeina, stimolando così la necessità di bere più caffè e a distanza più ravvicinata. Per avere sempre in corpo la stessa scossa di energia adrenalinica. Lo ha capito un gruppo di ricercatori inglesi dopo aver effettuato uno studio su una vasta popolazione europea.

 

 

Lo studio. L’indagine ha coinvolto 250mila persone residenti in Norvegia, Danimarca e Regno Unito, delle quali, con un lavoro certosino, è stato analizzato il profilo genetico, con particolare attenzione verso quella fetta di popolazione che presentava la variante genetica sotto inchiesta, poi raffrontata con l’abitudine dichiarata verso fumo e caffè. Infatti, scopo della ricerca era proprio arrivare a capire se e in quale misura il Dna possa influenzare alcuni nostri comportamenti. Le aspettative dei ricercatori non sono state disattese; lo studio ha infatti dato conferma che il gene mutato incriminato si associa a una maggiore dipendenza dalla sigaretta e dunque anche dalla caffeina. Che nella popolazione inglese si traduceva invece in un maggior consumo di tazze di tè, che è poi la stessa cosa, stante il fatto che alla base delle due bevande vi è la medesima sostanza eccitante. Con molta probabilità entrambe, sia la caffeina sia la teina, soggette allo stesso rapido processo di metabolizzazione.

 

 

Il contrario non è vero. Con sorpresa però si è constatato che la relazione inversa non è ugualmente stimolante, ovvero che essere amanti e fruitori di un gran numero di caffè, anche sopra la media raccomandata delle quattro tazzine giornaliere, non richiama lo stesso aumentato bisogno di accendere un maggior numero di bionde. Tanto meglio per la nostra salute, insomma. Come si spieghi questo strano meccanismo associativo, che scatta in un senso e nell’altro no, è ancora tutto da chiarire. Secondo i ricercatori, l’andamento di questo binomio potrebbe associarsi a funzioni e meccanismi diversi e sconosciuti della variante genetica, su cui la ricerca intende indagare

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