La lettera

Personale del pronto soccorso minacciato e aggredito. La testimonianza dall’Humanitas Gavazzeni

Un lettore ci racconta ciò a cui ha assistito la sera dell'8 febbraio. E si chiede se non sia il caso di prevedere la presenza di guardie giurate o agenti nelle strutture sanitarie...

Personale del pronto soccorso minacciato e aggredito. La testimonianza dall’Humanitas Gavazzeni
Bergamo, 17 Febbraio 2020 ore 17:30

Della situazione complicata nei pronto soccorso della provincia se ne parla da tempo. Attese lunghissime, sistema spesso saturo e, purtroppo, talvolta aggressioni non solo verbali agli operatori, medici e infermieri, i quali fanno il possibile per aiutare la massa di persone che a loro si rivolge davanti a problemi fisici e non solo. È di ottobre scorso, ad esempio, la notizia (che ha fatto il giro d’Italia) della famiglia nomade che tenne sotto scacco per giorni e giorni l’ospedale Papa Giovanni XXIII.

Recentemente la situazione si è ripetuta, sebbene (fortunatamente) non allo stesso livello di gravità, ma in un’altra struttura cittadina, ovvero all’Humanitas Gavazzeni. Ce lo ha segnalato un lettore raccontando l’esperienza che ha vissuto in prima persona lo scorso 8 febbraio al pronto soccorso della clinica cittadina.

L’ingresso pedonale del pronto soccorso dell’Humanitas Gavazzeni

«Ho portato mia mamma di 85 anni in pronto soccorso per dei problemi di tipo respiratori, all’arrivo ci troviamo davanti ad una sala d’attesa iper affollata ma questa scena è molto spesso presente ai miei occhi nei vari pronti soccorsi a cui abbiamo dovuto recarci per le condizioni di mamma. Dopo aver eseguito il triage, alla mamma viene dato un codice di colore giallo e viene subito fatta entrare all’interno per esser visitata mentre noi restiamo in attesa nella sala esterna ad attendere notizie. Mentre siamo seduti sperando che mamma venga curata al meglio, giunge un ambulanza che trasporta un signore accompagnato da una signora di etnia rom.

Dopo poco tempo, il signore barellato viene condotto all’interno per esser visitato e si sente chiedere anche l’ingresso della moglie con lui, ma visto l’afflusso viene condotto da solo all’interno e mentre si chiudono le porte si sente il paziente inveire contro il personale interno per questa decisione e la signora si siede su di una sedia anche lei dicendo parole irripetibili nei confronti del personale sanitario. Dopo circa un’ ora di attesa , il personale ci dà la possibilità di entrare da mamma che, fortunatamente, sta bene e mentre stiamo colloquiando in una stanza con il medico che ha visitato mamma per capire l’accaduto, sentiamo delle urla minacciose provenire da lì vicino, il medico ci lascia un attimo in attesa per capire l’accaduto e , vediamo che il signore di etnia rom che avevamo visto entrare tempo prima, dopo parole che ora non sto qui a ripetere verso il personale sanitario, tenta di sferrare un pugno ad un operatore che, fortunatamente riesce ad evitare per poco.

Dopo poco accorrono anche altri operatori per aiutare il collega in difficoltà e capire l’accaduto e il signore in questione continua ad inveire con insulti a livello razziale ( l’operatore è un ragazzo mulatto ) contro il malcapitato, minacciandolo di morte e dicendo al ragazzo che non sa contro chi si è messo perché lui fa parte della famiglia Hudorovich che, col senno di poi, ricordo essere balzata spesso sui giornali per alcune malefatte. Il medico quindi torna da noi e, con mamma guarita e dimessa (fortunatamente) anche in tempi brevi visto l’iper afflusso di pazienti, percorriamo il corridoio interno infatti e su ogni lettino che incontriamo c’è un paziente con i bisogni clinici più disparati, e usciamo nella saletta esterna dove attendiamo l’arrivo di mia moglie per riportarci a casa.

La sala d’attesa esterna ormai straripa di gente e non c’è nemmeno un posto a sedere per i pazienti che continuano ad arrivare e sullo schermo, che oramai con i diversi accessi nei pronto soccorso in questi anni ho imparato a malincuore a conoscere, si vede che ci sono due codici rossi, una decina di codici gialli e altrettanti tra verdi e bianchi e la nottata per il personale sanitario sarà ancora lunga. Mentre siamo in attesa nella sala esterna vediamo uscire il paziente di prima dall’area visite dove avevamo assistito alla scena precedente sempre urlando e inveendo contro il personale sanitario andare verso la moglie e fare una chiamata al telefono dicendo all’altro interlocutore di venire lui con altre persone per regolare i conti in pronto soccorso per lo sgarbo subito.

Dopo aver assistito a questa scena da film, come potete immaginare cala il gelo tra gli astanti nella saletta anche perché, non troppo tempo fa, ho letto di una scena molto simile all’ospedale di Seriate e di una violenza fisica a un operatore sanitario all’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Dopo circa una decina di minuti,fortunatamente è arrivata una volante dei carabinieri, chiamata dal personale sanitario che è riuscita a sedare gli animi prima dell’arrivo dei rinforzi del paziente e, per fortuna, non è successo nulla e il paziente è stato poi accompagnato all’esterno e da lì non ha più fatto ingresso nel pronto soccorso.

Arrivati poi a casa, la mattina dopo a mente serena mi sono venute in mente alcuni pensieri su quella brutta serata passata e sinceramente pensavo che ci fossero delle guardie interne o forze dell’ordine in pianta stabile nei vari pronto soccorso per sedare questi avvenimenti poco belli da vedere (fuori dall’ospedale Papa Giovanni, se non sbaglio, c’è proprio un distaccamento della polizia) e supportare il personale sanitario che, in quella serata, mi sembrava già molto ricco di lavoro per riuscire anche a gestire queste cose».

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