Contro la Bergamo-Treviglio

La protesta natalizia di Legambiente: asfalto in dono a sindaci, Provincia e assessore Terzi

Tra i mittenti, anche le associazioni e i numerosi comitati cittadini fortemente contrari alla costruzione del nuovo collegamento stradale

La protesta natalizia di Legambiente: asfalto in dono a sindaci, Provincia e assessore Terzi
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Di sicuro l’effetto sorpresa non è mancato. I sindaci dei Comuni interessanti dal percorso della futura autostrada Bergamo-Treviglio, il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli e l’assessore regionale alle Infrastrutture Claudia Maria Terzi hanno infatti ricevuto un regalo di Natale decisamente sui generis: un pezzo di asfalto. I mittenti sono Legambiente, le associazioni e i numerosi comitati cittadini nati nell’ultimo periodo, fortemente contrari alla costruzione del nuovo collegamento stradale.

«Per molti di loro la passione sfrenata per l’asfalto guida ciecamente le scelte politiche – sottolineano le associazioni ambientaliste in un comunicato stampa -, tanto da non chiedersi come un progetto invariato possa passare da 300 a 500 milioni di euro e come Regione, che era restia a dare 30 milioni, ne metta sul banco 130 ancor prima di un bando di gara europeo. Tutto questo amore per l’asfalto non può che trasformarsi in un’opera d’arte. A ciascuno è stato regalato il primo pezzo di asfalto per la futura opera autostradale. Serviranno altri 14 miliardi e 400 milioni di pezzettini per realizzare un’opera che è voluta da solo una piccola porzione di portatori di interessi economici».

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Secondo i comitati e le associazioni, infatti, per la maggior parte della popolazione la  Bergamo-Treviglio non s’ha da fare. Svariate sono poi le domande che si pongono, in primis quali siano le ragioni o gli avvenimenti che hanno fatto lievitare del 66 per cento il costo dell’opera in 8 anni senza che venissero apportate modifiche al tracciato. «Che il progetto abbia vocazione fallimentare lo dimostra anche la recente querelle in seno al consiglio di amministrazione di Autostrade Bergamasche – aggiungono -. Una divisione su tutto, dalla gestione alla governance, ma soprattutto sul progetto: se il progettista stesso propone due visioni diverse, significa che tutta questa bontà il disegno del 2012 non ce l’ha. L’opera non ha la vocazione di risolvere il traffico locale, ma è solo un affare per gli investitori. In questo momento di crisi, ha senso utilizzare 1.440.000 metriquadrati di suolo agricolo per speculazione finanziaria? Ci auguriamo che nel prossimo Cda, al posto di figure messe per rendere conto ai vari politici di turno, si inseriscano persone competenti: in questo modo il progetto potrà definitivamente morire e si potrà ritornare a parlare delle vie alternative già tracciate al tavolo Ocse».

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