Anche Britney Spears, Eminem e Justin Bieber

Nella playlist delle torture della Cia c’erano anche i Queen e i Bee Gees

Nella playlist delle torture della Cia c’erano anche i Queen e i Bee Gees
17 Dicembre 2014 ore 15:05

La musica, ovvero passione, emozione, sentimento. Per pochi un lavoro, per tanti uno svago, per chiunque intrattenimento. Eppure, a Guantanamo, la musica era usata come forma di tortura. La notizia non è nuova, da tempo testimonianze di ex militari e, talvolta, anche di quei pochi presunti terroristi che venivano liberati ancora sani di mente una volta scoperto che con il terrorismo non c’entravano nulla, hanno comunicato al mondo come la musica, da parte dei servizi di intelligence americani, venisse usata come arma di tortura per piegare la volontà dei prigionieri. Essere costretti ad ascoltare per ore, giorni, addirittura settimane, sempre le stesse identiche note, sparate a volume altissimo nelle orecchie giorno e notte, 24 ore su 24, magari mentre si era bendati e legati, in modo da estraniarsi totalmente con lo spazio circostante. Così descrive la tortura un ex prigioniero di Guantanamo nel libro di Andy Worthington Ruhal Ahmed The Guantanamo files: «Perdi ogni cognizione e fa paura pensare che potresti diventare pazzo a causa di tutta quella musica, a causa del rumore altissimo e perché, dopo un po’, non percepisci più le parole delle canzoni, tutto quello che senti è un rumore intenso».

Una tortura «geniale». Nono solo waterboarding (la tecnica dell’annegamento controllato) o reidratazione rettale quindi, ma anche metodi più subdoli, meno fisici, ma altrettanto terribili sul piano psicologico venivano usati dagli agenti segreti americani e dai militari. Con la pubblicazione, voluta da Obama stesso, del report d’indagine sui metodi d’interrogatorio della Cia avvenuta a inizio dicembre, però, nuove inquietanti informazioni sulla tortura “musicale” sono state rese note. Si scopre, ad esempio, che nella caccia alle streghe in cui gli Stati Uniti sono ripiombati dopo i tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001, questa pratica era assai più diffusa di quanto si potesse pensare e non limitata solo alla prigione sull’isola di Cuba, cioè Guantanamo, ma usualmente usata anche in Iraq e Afghanistan. Un metodo di interrogatorio e tortura che alcuni vertici della Cia sono arrivati a definire «geniale», perché la privazione dell’udito isola l’essere umano, gli toglie il senso di spazialità, favorisce le vertigini e può portare alla vera e propria follia. Il tutto senza torcere un capello al prigioniero.

La playlist dell’orrore. La musica preferita per questi terribili atti era l’heavy metal o il death metal: musica dalle sonorità dure, molto urlata, in grado di suscitare sin dai primi ascolti sensazioni cupe e macabre. Marilyn Manson, Skinny Puppy, Nine Inch Nails, Metallica: questi artisti erano abitualmente presenti nella playlist dell’orrore appositamente pensata dai carcerieri statunitensi. Dal rapporto sui metodi della Cia, però, spuntano canzoni e artisti che mai abbineremmo alla tortura: i Queen, ad esempio, venivano molto usati, soprattutto con due dei loro più grandi successi, ovvero We are the champions e We will rock you. Le tortura musicali sapevano essere anche ben più subdole, puntando su generi musicali meno martellanti, ma decisamente lontani e “strani” per persone che, quella musica, non l’ha mai sentita e con cui non ha familiarità: troviamo quindi (Hit me baby) One more time di Britney Spears, Dirrty di Christina Aguilera, Baby di Justin Bieber e The real Slim Shady di Eminem. Si passava da brani del rapper 2Pac alle sonorità tipicamente degli anni ’70 dei Bee Gees.

A dire il vero, il rapporto spiega che non c’erano dei parametri base che venivano presi in considerazione nella scelta delle canzoni. Bastava rappresentassero generi musicali decisamente lontani e quasi totalmente estranei a quelli a cui i prigionieri erano abituati nella vita di tutti i giorni. Il resto veniva da sé, come spiegava in un’intervista a Newsweek il sergente Mark Hadsell: «Se fai ascoltare una canzone per 24 ore di fila, le funzioni mentali e fisiche iniziano a cedere, i pensieri rallentano e la volontà si spezza. È allora che noi entriamo nella cella e iniziamo a interrogarli». Purtroppo, talvolta, non mancava una certa dose di sadismo da parte dei militari, che optavano volutamente per canzoni che ritenevano brutte o stupide, pensando che la cosa potesse rappresentare una tortura nella tortura. Sono state così scelte, tra le altre, Macarena dei Los del Rio o la sigla del programma per bambini Barney.

Un conto salato. Oltre che i detenuti, prime vittime di questa storia tragica, a pagarne le conseguenze sono anche i cantanti e i gruppi che scoprono oggi che la loro “arte” è stata usata dal Governo americano per infliggere dei danni a delle persone. Un’umiliazione, ma anche un colpo reputazionale di non poco conto. Già l’anno scorso, quando erano venute a galla le prime informazioni circa la tortura della musica, i Metallica, il cui nome era uscito dalle parole di alcuni testimoni, avevano chiesto all’esercito americano di smettere di usare la loro musica per questi fini subdoli. Ben diversa e decisamente più incisiva la mossa degli Skinny Puppy. Il gruppo, infatti, a gennaio ha presentato una fattura da ben 660mila dollari al ministero della Difesa statunitense per violazione dei diritti d’autore. A dispetto delle loro apparenze “gotiche”, la band, guidata dal frontman Kevin William Crompton, più conosciuto come cEvin Key, si è dimostrata composta da grandi uomini di affari. Con la pubblicazione dell’ultimo rapporto sulle torture della Cia, sarebbe venuto a galla anche il titolo delle canzoni incriminate: Assimilate e Harsh Stone. Ad oggi, da quanto è dato sapere, il Governo americano non ha ancora dato alcuna risposta agli Skinny Puppy. Forse ha altre priorità.

 

Ecco alcune canzoni facenti parte della playlist dell’orrore:

 

http://youtu.be/oQwNN-0AgWc

 

 

 

 

 

 

http://youtu.be/XiBYM6g8Tck

 

 

 

 

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