Modelli a confronto

Scuola, la follia tutta italiana di penalizzare le paritarie

Scuola, la follia tutta italiana di penalizzare le paritarie
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«In Italia si rischia il monopolio statale nella gestione della scuola». È l’allarme lanciato dall’associazione Treelle, nata con l’obiettivo di migliorare la qualità dell'educazione, che il 25 giugno ha presentato il rapporto “Scuole pubbliche o solo statali? Per il pluralismo dell’offerta”.

Il tema su cui si è puntata l’attenzione è quello dei finanziamenti alle scuole paritarie. Negli Stati Uniti, Inghilterra e Paesi Bassi, il governo eroga contributi alle scuole non statali con una cifra fissa per alunno, in ugual misura a quella prevista per le scuole statali. Le paritarie in Italia, invece, pur fornendo il servizio al 12% degli studenti ricevono l’1% della spesa totale per l’istruzione. Conti alla mano vuol dire che per ogni studente delle paritarie lo Stato sostiene una spesa di 463 euro, contro i 6.800 per quelli delle scuole statali. Stefania Giannini, ministro dell’istruzione ha affrontato il problema delle paritarie con queste parole: «Se domani mattina tutte insieme le scuole paritarie spegnessero le luci, cosa che non deve succedere, avremo un grande problema da sei miliardi di euro».

Gli scarsi finanziamenti statali mettono seriamente a rischio la vita e il futuro di queste scuole che riescono a sopravvivere solo dove i suoi bilanci sono integrati da contributi provenienti da Regioni o Enti locali. In più, fortunatamente, in alcune regioni del nord (Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto) sono disponibili per le famiglie “buoni scuola” che in parte alleggeriscono i costi delle rette da pagare. A rendere ancor più grottesca questa situazione ci sarebbe la legge 62 del 2000, norma che riconosce che le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico a tutti gli effetti, oltre che a voler favorire un pluralismo offerto dall’istruzione e la libera scelta da parte delle famiglie.

In Italia le scuole paritarie sono per circa due terzi di ispirazione cristiana e raccolgono il 12.5% del totale degli studenti. Nella scuola dell’infanzia rappresentano il 38% dell’utenza, mentre nella primaria e nella secondaria le cifre oscillano dal 4% al 7%. La maggior parte di queste scuole sono concentrate nel Nord Italia (56%).

Francia

Con la legge Debrè del 1959 in Francia le scuole paritarie hanno sottoscritto un contratto con lo Stato, entrando a far parte del sistema d’istruzione statale: gli insegnanti infatti sono pagati direttamente dallo stato francese mentre gli enti locali coprono le spese di funzionamento. Questi si occupano della gestione delle strutture scolastiche: i comuni per le scuole primarie, i dipartimenti per le scuole medie e le regioni per i licei. Al momento i professori in carica sono circa 140mila e vengono assunti tramite concorso (così come succede per quelli statali) da parte delle autorità scolastiche pubbliche. Le rette che i genitori devono pagare sono quasi nulle, dovendo versare denaro solo per servizi extra, cioè tutte le attività non curricolari. Ogni studente nel privato è costa circa 3.400 euro l’anno, contro 4.600 euro della scuola pubblica. Inoltre da anni, le scuole paritarie francesi godono di buona salute grazie al continuo aumento delle richieste d’iscrizione. Le circa 9 mila scuole paritarie (5.500 materne ed elementari, accanto a 3500 medie e superiori) accolgono ormai 1.161milioni di studenti, ovvero circa il 21,2% dei giovani in età scolastica. In più del 95% dei casi, si tratta d’istituti cattolici.

Spagna

In Spagna gli aiuti alle «concertadas», così vengono chiamate le scuole private, raccolgono il 30%  degli studenti delle scuole primarie e secondarie. A Madrid oltre il 40% degli alunni sono iscritti in uno di questi istituti. Le tasse sono pagate quasi interamente dallo Stato, ma il sussidio statale non è mai sufficiente a coprire tutte le spese e quasi sempre, le scuole devono ricorrere al cosiddetto contribuito volontario dei genitori, una quota fondamentale per la sopravvivenza di molte realtà, che può oscillare dai 200 fino a pochi euro al mese. Allo Stato un alunno iscritto in una scuola privata costa il 55% in meno rispetto ad uno della scuola pubblica. Se il costo medio di uno studente di un istituto pubblico per l’amministrazione spagnola è di 6.567 euro, in una «concertada» è di 2.771 euro.

Regno unito

Nel Regno Unito le scuole paritarie sono circa 36mila e tutti i ragazzi, tra i 5 e i 16 anni, hanno diritto a un posto gratuito. Nel 2010 sono nate le Free school, si tratta di scuole promosse da enti senza fine di lucro, università, associazioni imprenditoriali, religiose, cooperative di insegnanti e anche gruppi di genitori. Anche in Gran Bretagna sono infine previsti aiuti economici per le famiglie con figli in età scolare, che possono arrivare fino a 5.060 sterline per un nucleo con due figli e raggiungere le 9.200 sterline per uno con quattro figli.

Finlandia

Qui le scuole paritarie sono completamene gratuite. Gratis è anche il trasporto per gli alunni delle primarie che risiedono a più di cinque chilometri dalla sede della scuola. Negli ultimi anni l’incremento degli aiuti finanziari per gli studenti è stato del 18,5%, mentre più di mezzo milione di famiglie ha ottenuto sussidi economici per l’istruzione, calcolato a seconda del numero dei figli e fino al compimento del 17° anno di età. Il contributo scolastico alle famiglie varia da un minimo di 568 euro a un massimo di 776 euro.

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