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Le ragioni degli appassionati

Podemos ha vietato le corride (che sono Patrimonio Culturale)

Podemos ha vietato le corride (che sono Patrimonio Culturale)
Cronaca 05 Agosto 2015 ore 15:19

Tempi duri per gli appassionati di tauromachia. In Spagna, infatti, i sindaci del partito Podemos hanno deciso di tagliare i fondi per la corrida. Invece di sostenere economicamente le arene e i combattimenti lì presenti, molto meglio finanziare una corsa in bici, come accade nel comune di Alicante. Non solo, nel capoluogo della Costa Blanca, si terrà anche un referendum per mettere definitivamente fuorilegge i controversi spettacoli. Perché quella che per gli ambientalisti è una forma di tortura agli animali e per molti spagnoli la fiesta national, deve finire.

È quindi realtà il timore degli appassionati di combattimenti tra uomini e tori, che già i primi giorni del nuovo corso della politica spagnola si chiedevano fino a dove si sarebbero spinti i rappresentanti eletti del popolo degli indignados. Dopotutto Podemos, nel suo programma originario, non aveva utilizzato la diplomazia e aveva chiaramente inserito tra le cose da fare lo stop alle crudeltà sui tori. Una posizione diventata leggermente più soft in campagna elettorale, quando si diceva che non ci sarebbero stati divieti, a patto che le corride non ricevessero più finanziamenti pubblici.

 

 

A Barcellona. Diversa la situazione a Barcellona e alle Canarie, dove le corride da anni sono fuorilegge. Tuttavia, sembra che recentemente sia riesplosa una sorta di guerra per riaprire le cosiddette plazas de toros, soprattutto a Barcellona. Il governo del Partito Popolare, infatti, ha intrapreso un’offensiva per riaprire le arene fatte chiudere dalle legge che ha messo al bando in tutta la Catalogna i combattimenti tra tori dopo 600 anni di storia. Tutto è partito nel luglio 2010, quando un’iniziativa popolare, sostenuta da oltre 180mila firme, ha ottenuto che il Parlamento della regione autonoma catalana vietasse le corride. Il provvedimento è entrato in vigore nel gennaio 2012, ma da allora il governo centrale ha cominciato a battersi affinché la norma venga revocata. Nel 2013, grazie ai soli voti del Partito Popolare, la corrida è stata dichiarata Patrimonio Culturale di Spagna, essendo l’arte nazionale del Paese, e per questo va tutelata.

Anche nel sud della Francia. Già nelle scorse settimane, anche in Francia era arrivato il verdetto della Corte di Appello che, dopo anni di battaglie animaliste, ha tolto la corrida dal Patrimonio Culturale Immateriale (PCI). La tauromachia, sebbene in Francia sia illegale nel 90 percento del territorio e sia praticata solo in qualche città del sud, al confine spagnolo, era stata inserita nella lista dal 2011, ed era nato un movimento per chiederne l’ammissione nell’elenco dei patrimoni dell’Unesco. In Spagna, invece, la corrida è ancora Patrimonio Culturale, ma nei comuni amministrati da Podemos, da Alicante a Saragozza passando per Valencia, presto sarà sostituita da altre manifestazioni. Stessa sorte anche per Madrid, dove il sindaco Manuela Carmena, ha detto che «non un solo euro di soldi pubblici sarà speso nelle arene».

 

 

Le ragioni dei tifosi. Coloro che vogliono il mantenimento della corrida, siano essi toreros, ganadores, picadores, o semplici aficionados, insistono sul fatto che, oltre a comprendere tutte le espressioni sociali e culturali legate alla tauromachia, la pratica dia da lavorare a moltissime persone: si contano 11mila occupati in tutto il settore. Inoltre l’impatto economico dichiarato è di 2 miliardi di euro l’anno, con 16mila spettacoli e 30 milioni di Iva che arrivano solo dai biglietti venduti, e gli oltre 1000 allevamenti di tori garantiscono la biodiversità su 600mila ettari di terreno. Insomma, sospendere, non finanziare, o addirittura vietare le corride, sarebbe, secondo i sostenitori, un grave danno per l’economia. Anche perché, stando ai voleri dei sindaci di Podemos, non solo verranno tagliati i finanziamenti agli spettacoli, ma anche le sovvenzioni alle arene, alle scuole e a tutte le infrastrutture che hanno a che vedere con le tauromachie.

Radici antichissime. Sta di fatto che la corrida è un’antichissima tradizione carica di simbologia ed è ancora profondamente radicata nell’animo popolare di molti Paesi, che non esitano a definirla un’arte, «l’eterna rappresentazione della sfida dell’uomo alla Natura selvaggia e alla morte». Anche la letteratura, Hemingway su tutti, ha celebrato i toreri, personaggi quasi mitologici, entrati nella leggenda, come Manuel Benitez, Josè Ortega, Joselito, Manolete. Le prime gare con i tori in Spagna risalgono a circa l’800 dopo Cristo, e nel 1670 a Siviglia fu fondata la prima scuola di tauromachia. Solo negli ultimi cento anni sono morti più di 40 fra toreri e picadores, a fronte di una media di circa 30mila tori uccisi ogni anno.

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