Tra Padova e Bolzano

Le due polemiche sulle mele

Le due polemiche sulle mele
13 Settembre 2014 ore 14:13

Da qualche giorno a questa parte, nel Nord-Est del nostro Paese imperversano diverse polemiche, tutte con il medesimo oggetto: le mele. Sembra assurdo, ma proprio nelle terre in cui da sempre crescono deliziosi frutti esportati in tutto il mondo, stanno sorgendo problemi. E non di poco conto.

La protesta degli agricoltori padovani. Si comincia da Merlara, piccola località agricola del padovano. Qui è in corso una tenace protesta nei confronti dell’eccessivo ribasso del prezzo delle mele. Le cause sono molteplici: quella appena terminata è stata innanzitutto una stagione particolarmente ostica, climaticamente parlando. L’estate ha alternato momenti di grande caldo a temperature tanto basse da risultare praticamente autunnali, determinando una produzione decisamente inferiore.
A questo bisogna aggiungere un’importante crisi di mercato: da un lato, le difficoltà economiche note a tutti degli ultimi anni; dall’altro, le sanzioni internazionali sempre più pesanti che stanno colpendo la Russia da alcuni mesi (la quale è da sempre grande importatrice delle mele nostrane). Tutti questi fattori hanno comportato un crollo della domanda.
Per non parlare della sempre maggiore tendenza da parte della stessa Italia a rivolgersi a mercati esteri per quanto riguarda la frutta e le mele in particolare, ottenendo un prodotto qualitativamente sicuramente inferiore ma a prezzi stracciati. Il risultato finale: poche mele vendute a prezzi bassissimi (si parla di 2-3 centesimi al chilo rispetto ai 25 dell’anno scorso).

Questa situazione ha fatto esplodere la rabbia degli agricoltori, i quali riescono ormai a coprire solo un terzo delle spese produttive e non hanno più la minima possibilità di ottenere un qualche ricavo. La protesta ha trovato sfogo nella manifestazione realizzata giovedì mattina quando, alla presenza del sindaco Corradin, i coltivatori hanno distrutto un’ingente quantità di mele, che ormai avevano una valutazione economica prossima allo zero. È una situazione che potrebbe avere importanti conseguenze, essendo l’Italia (dopo la Polonia) la maggior produttrice di mele d’Europa, con 2,39 milioni di tonnellate l’anno, di cui circa 2 terzi nel Nord-Est del Paese.

I pesticidi del Trentino. Secondo una relazione effettuata dall’ A.R.P.A. (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale), il Trentino-Alto Adige sarebbe la regione con il più alto tasso di utilizzo di pesticidi nella coltivazione delle mele. Decisamente non una bella pubblicità per una terra che ha fatto di questo frutto il suo prodotto d’eccellenza.
Intendiamoci, sono comunque sostanze chimiche legalmente utilizzabili nell’ambito dell’agricoltura, ma che potrebbero alla lunga risultare tossiche per i consumatori: disfunzioni alla tiroide, sviluppo di forme di demenza nonché un’accentuata possibilità di contrarre il morbo di Parkinson. Purtroppo, la legislazione in materia di LMR (Limiti Massimi di Residui) è ancora molto lacunosa e poco chiara, pertanto non possono ritenersi come pratiche illegali quelle finora adottate dai coltivatori.

Un piccolo comune del Trentino-Alto Adige in provincia di Bolzano, Malles, con poco più di cinquemila abitanti sta però cercando di attuare dinamiche virtuose: dal 22 agosto al 5 settembre i cittadini sono stati invitati, tramite referendum, a decidere le sorti sull’uso di pesticidi nella loro zona. Il risultato è stato positivo, e quindi Malles è diventato il primo comune in Italia a bandire l’utilizzo di questi prodotti per cercare di salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini.

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