Un altro nero ucciso vicino a Ferguson

Poliziotti armati come Rambo Ora l’America si interroga

Martedì 19 agosto un altro ragazzo nero è stato ucciso da un poliziotto a pochi chilometri da Ferguson, dove sono ancora in corso manifestazioni e scontri per la morte di Michael Brown.

Poliziotti armati come Rambo Ora l’America si interroga
19 Agosto 2014 ore 18:27

 

Ferguson, St. Louis, Missouri. Venerdì 8 agosto la polizia ferisce a morte Michael Brown, 18 anni, appartenente alla comunità afroamericana. Due colpi d’arma da fuoco alla testa, dichiarano in un primo tempo le autorità. Poi si vedrà che sono molti di più e che non sono solo alla testa. Tutti d’accordo, invece, sul fatto che il ragazzo fosse disarmato e solo.

Domenica 10 agosto. Veglia funebre per Michael. Sono in tanti a partecipare. Si scatena la rivolta: le solite vetrine infrante, i soliti furti nei negozi, gli incendi, la sassaiola contro la polizia. Come da copione.

Ma, al pari delle famiglie infelici di tolstojana memoria, ciascuna rivolta fa storia a sé. Nel tempo tra l’una e l’altra, infatti, la polizia cambia, evolve. E quella di Ferguson è figlia delle guerre in Iraq e in Afghanistan.

David Mastio e Kesey Rupp, opinionisti di Usa Today, hanno fornito in proposito dati impressionanti, aggiornati di continuo: al pari di altre, la Contea di St. Louis, dove hanno avuto luogo gli scontri, è armata con fucili d’assalto e pistole in uso alle truppe al fronte. Ossia con armi da guerra non utilizzabili per legge in un contesto urbano. Milioni di dollari di equipaggiamento (449.309.003,71 nel solo 2013) di ritorno dalle cosiddette operazioni di pace in mezzo mondo sono attualmente in dotazione alle forze di pronto intervento, che si muovono su mezzi corazzati in grado di sopravvivere alle mine e agli attacchi dei talebani o degli insorti sunniti e dispongono di mezzi aerei quali elicotteri e piccoli velivoli. Le immagini dei giornali statunitensi [wire] [time] [slate] sono inequivocabili in proposito.

Tutti i commentatori concordano per altro sul fatto che negli ultimi tempi le manifestazioni di piazza tendono sempre più ad assomigliare ad uno scontro su un campo di battaglia, in cui cittadini che protestano per i loro diritti sono percepiti come nemici da agenti che si immaginano come Rambo da periferia. Le tre foto che – da tre punti di vista diversi – mostrano un drappello di poliziotti all’attacco di un ragazzo (capelli rasta, visiera sulla nuca, borsa in spalla) con le mani alzate, documentano alla perfezione il clima degli scontri.

Cosa decideranno a questo punto le autorità centrali? In occasioni precedenti (la rivolta seguita all’arresto selvaggio di Rodney King, il caso di Amadou Diallo) furono presi provvedimenti mirati anche in seguito a importanti studi sulla dinamica degli eventi.

Rodney King fu pestato a sangue dagli agenti il 3 marzo 1991 in California, al termine di un inseguimento da film d’azione. Il ragazzo non aveva risposto all’alt intimatogli per eccesso di velocità. Il video fece in un attimo il giro degli States e diversi quartieri di Los Angeles furono messi a ferro e fuoco per alcuni giorni.

Malcom Gladwell, in un famoso libro (Blink; da noi: In un batter di ciglia) mostrò come le ragioni della reazione dei poliziotti non andassero tanto ricercate nel razzismo diffuso in quel settore della pubblica amministrazione, quanto nel livello di adrenalina che si raggiunge nel corso di un inseguimento protrattosi per un tempo eccessivo sul filo dei duecento all’ora. Da allora in poi gli inseguimenti di quel tipo furono vietati.

Amadou Diallo era un ventitreenne immigrato dalla Guinea che una notte stava rientrando a casa sua, in un quartiere male illuminato di New York. Era il 4 febbraio 1999. Quattro agenti in borghese, di pattuglia nei pressi, gli intimarono di fermarsi. Lui probabilmente pensò che fossero una gang di tamarri e tirò dritto. Quando, saliti i gradini che portavano all’ingresso della sua abitazione, fece per mettere la chiave nella toppa i quattro lo freddarono con 41 (quarantuno) colpi di pistola prima di accorgersi che quello che teneva in mano non era una pistola ma il portafoglio.

Il solito Gladwell, analizzando il caso nel medesimo libro, mostra bene come a far premere il grilletto non è mai una situazione presa isolatamente. Dietro il dito c’è sempre un immaginario collettivo di cui qualcuno si fa portavoce. Nell’occasione i poliziotti sostennero per averlo scambiato per un pericoloso delinquente seriale coinvolto in 51 casi di stupro. Secondo loro l’identikit corrispondeva. I quattro agenti furono assolti, e la polizia si convinse a rivedere i programmi psicologici di addestramento.

Cosa succederà dopo Ferguson, Missouri? I mitra e i blindati difficilmente potranno essere messi a disposizione dei patiti di soft-air.  Come ha scritto Slate e riportato ilPost: «Se dai a qualcuno dei giocattoli, devi aspettarti che ci giochi».

Sono in molti a ritenere che sia necessario avviare un processo di demilitarizzazione della polizia. Ma il cittadino americano medio, il William “Bill” Foster di Un giorno di ordinaria follia, il middle-class hero di cui Michael Douglas ha tracciato l’immortale profilo, sarà contento di veder buttare via tanti milioni di dollari materializzatisi in oggetti tanto desiderabili? e proprio ora che si potrebbe fare davvero pulizia in casa, dopo tanti fallimenti all’estero?

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