La battaglia

Polo logistico di Calcio: Legambiente e le associazioni fanno ricorso al Tar

I gruppi ambientalisti hanno deciso di opporsi al nuovo polo: «Non si può devastare un territorio, cancellarne la storia e compromettere la qualità della vita delle persone con la leggerezza vista finora»

Polo logistico di Calcio: Legambiente e le associazioni fanno ricorso al Tar
Cronaca 01 Aprile 2021 ore 14:50

Si avvicina la costruzione del sesto polo logistico sul territorio di Calcio, Covo, Cortenuova e Cividate al Piano, che è anche il terzo nel solo comune di Calcio. Legambiente, Friday for Future Bergamo, Italia Nostra e Rete Associazioni Bassa Pianura Bergamasca non ci stanno e oggi (giovedì 1 aprile) hanno deciso di fare ricorso al Tar.

Tutto è iniziato nel 2017, quando proprio in questo comune sorse il primo centro vicino all'autostrada BreBeMi. Dopo quattro anni, nel 2021, il numero era salito già a cinque, dando origine a quello che è ora chiamato il “quadrilatero della logistica”. Queste scelte sono spesso state motivate da realtà locali ed aziende come delle opportunità per la creazione di nuovi posti di lavoro, oltre che di rilancio del territorio.

C'è da considerare, però, anche il rovescio della medaglia: un consumo di suolo pari a 1,1 milioni di metri quadrati, «quanto 154 campi di calcio – spiega Legambiente-, quanto circa l’abitato di comuni come Calcio o Cividate al Piano, che hanno impiegato più di 2300 anni (Calcio) e 2100 anni (Cividate al Piano) per svilupparsi come li vediamo oggi».

«Complessivamente, nell’area intorno all’autostrada BreBeMi, ci sono altri sedici nuovi insediamenti costruiti, che portano il consumo di suolo destinato ai poli logistici a 3,3 milioni di metri quadrati» continua l'associazione nella nota sul sito, spiegando poi che «il paesaggio rurale della Bassa Bergamasca è completamente devastato da questo “sviluppo”, che non accenna a fermarsi. La pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa. La qualità dell’aria è quindi già pessima e determina alte percentuali di malattie respiratorie e cardio-circolatorie. La biodiversità viene continuamente esposta a distruzioni e frammentazioni».

Senza contare poi che la qualità del lavoro, riguardo i posti offerti da questo nuovo polo e da quelli già presenti, sarebbe secondo le associazioni di qualità nettamente inferiori, sia per condizioni che per contratto e retribuzione, lasciando spazio a precariato, paghe basse e poche tutele.

«Non si può devastare un territorio, cancellarne la storia e compromettere la qualità della vita delle persone con la leggerezza vista finora -scrive ancora l'associazione nelle sue motivazioni-. Territorio, ambiente, storia, qualità di vita sono beni comuni, riguardano ogni persona e ogni essere vivente. Esiste un dovere morale, prima ancora che legale, di preservarli e di custodirli. Sembra che il futuro della Bassa Bergamasca sia stato scritto, sembra che la storia debba avere un finale di cemento e di asfalto».

Al centro delle critiche anche la Provincia di Bergamo, che secondo gli ambientalisti e i gruppi di tutela del territorio «ha ritenuto superfluo approfondire sia gli impatti ambientali, sanitari e sociali sia calcolare gli effetti cumulativi generati dalla presenza di così tanti poli logistici».

Da qui allora la decisione di contrastare questa tendenza esponenziale di consumo del suolo e impoverimento della qualità della vita, mediante il ricorso al Tar della Lombardia, per il quale Legambiente chiede anche, per chi interessato, un sostegno economico per le spese giudiziarie.

Potete trovare maggiori informazioni alla pagina del sito di Legambiente e dare un contributo a questo link.