La cassazione ha respinto il ricorso

Le ragioni per cui il ponte di Venezia costerà così caro a Calatrava

Le ragioni per cui il ponte di Venezia costerà così caro a Calatrava
24 Settembre 2014 ore 10:45

La sensazione è che, alla ripresa del processo, il 13 novembre prossimo, l’architetto catalano Santiago Calatrava dovrà pagare un sacco di soldi – quasi quattro milioni di euro – per aver regalato alla città di Venezia, nel 1996, il progetto del quarto ponte sul Canal Grande.

Le cose non stanno esattamente così, ma quasi. Cominciamo dalla fine. Dal fatto, cioè, che la Corte di Cassazione in data 22 settembre ha respinto il ricorso dell’archistar avverso alla Corte dei Conti del Veneto, che lo aveva citato per danni contabili a seguito della lievitazione dei costi del famoso ponte di Piazzale Roma. Doveva costare 6,7 milioni di euro, ha finito per costarne quasi 12. Doveva essere costruito in 456 giorni (15 mesi) ce ne sono voluto 2052 (5 anni e mezzo).

La Cassazione non doveva però esprimersi in merito ai conti: doveva solo decidere se l’architetto era o non era stato il direttore dei lavori. Lui e i suoi difensori – avvocati Pierluigi Piselli e Marco D’Alberti – hanno sostenuto che gli era stata affidata «la sola consulenza artistica e che, in ogni caso, giammai né aveva avuto la gestione diretta di denaro pubblico, né aveva potuto concretamente influire sulla stessa». Non gli hanno creduto.

Hanno richiamato un provvedimento dirigenziale del 16 maggio 2003 in cui gli si affidava l’incarico che lui dice di non aver mai sottoscritto. Rientravano nei suoi compiti «il controllo di eventuali integrazioni e modificazioni di dettaglio proposte dall’appaltatore, quello architettonico degli elaborati costruttivi di officina, i sopralluoghi in cantiere finalizzati a verificare la corretta interpretazione del progetto». E, aggiunge la Suprema Corte, la decisione era stata presa «proprio in ragione della ritenuta insufficienza dell’intervento del consulente ai soli aspetti architettonici (e delle forme) del progetto costruttivo, e non estesa, dunque, all’attività di consulenza circa la regolare esecuzione delle carpenterie metalliche principali e secondarie». In altre parole: se in un primo tempo si era pensato che Calatrava dovesse occuparsi soltanto della parte – diciamo così – estetica della realizzazione, poi si era visto che doveva mettere il naso anche negli aspetti tecnici del ponte, visto che a progettarlo era stato lui e visto che il costruttore aveva bisogno di continue verifiche e chiarimenti in merito «alle strutture in acciaio e non, di supervisione e approvazione dei disegni di fabbrica, di suggerimenti e raccomandazioni in favore della direzione dei lavori». E tutto questo, con buona pace del ricorrente, non si chiama consulenza artistica.

Forte di questa sentenza la Corte dei Conti potrà riprendere il processo per danni contabili interrotto proprio a causa del ricorso. La seduta, si è detto, è fissata per il prossimo 13 novembre.

COME SI È ARRIVATI A QUESTO PROCESSO

È successo che il ponte – bellissimo per alcuni, bruttino per altri; ma questo non è reato – non ha mai funzionato. Ecco, in fila a partire dall’ultimo, i titoli di veneziatoday.it sui problemi generati dalla sua presenza:

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La capsula rossa appesa sul lato del ponte della Costituzione continua a non funzionare.

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Una donna cadde nel 2008 e fece causa al Comune. Secondo il giudice non c’erano illuminazione e sistemi antisdrucciolo

EPPUR SI MUOVE Entra in funzione l’ovovia sopra il ponte di Calatrava

È partita ufficialmente la “storia” della struttura per permettere ai disabili di attraversare il Canal Grande

Ovovia di Calatrava, la guardia di finanza indaga sugli sprechi

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Blocchi di vetro unici, da sostituire artigianalmente ma che continuano a rompersi

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Sgarbi si scaglia contro Cacciari: “Sei responsabile di Calatrava”

Lite in diretta su La7. Il critico attacca l’ex sindaco di Venezia: “Hai rubato i soldi allo Stato per quel ponte”

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La Corte dei Conti ha chiesto quattro milioni di euro di danni. L’archistar nel mirino

La “saga” dell’ovovia per disabili continua: il problema principe? “Non è allineata”

I tecnici che hanno bloccato l’inaugurazione mettono nel mirino la distrasia tra arcata e piloni

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La struttura che permetterà ai disabili di attraversare il ponte sarà funzionante entro la fine dell’anno

IN BREVE

Il ponte è in vetro della Saint Gobain. Sul vetro bagnato si scivola. Il comune di Venezia era stufo di perdere cause di risarcimento per quelli che si facevano male cadendo. Hanno pensato a fare l’ovovia, cioè una minifunicolare per due persone: non ha funzionato neanche quella. Hanno provato a mettere un materiale rugoso antiscivolo sul vetro e qualche vantaggio s’è visto. Ma una volta fatta la fama, non c’è rimedio che tenga. Alla fine hanno trovato anche “un’imbarazzante, quanto stupefacente insieme di errori” nella progettazione: dato che le rive su cui poggiano le spalle del ponte cedono, ogni tanto,la struttura si deforma e i lastroni della Saint Gobain si schiantano.

Come se non bastasse a Bilbao – in Spagna – un ponte in tutto simile a questo ha generato una tale serie di cause contro l’amministrazione comunale che quest’ultima ha deciso di chiedere a un architetto giapponese, Arata Isozaki, di costruire una passerella a poca distanza e giurato di trascinare l’architetto in tribunale. Povero Calatrava. E poveri noi che probabilmente non vedremo altri capolavori suoi nel nostro Paese. Perché quello di Venezia è un ponte stupendo e non è colpa del progettista se la gente non sta attenta a dove mette i piedi. (Apriti cielo, che cosa abbiamo detto!)

Non vorremmo tentare paragoni eccessivi, ma anche il Cenacolo di Leonardo da Vinci è tutto sbagliato, da un punto di vista tecnico. La famosa Battaglia di Anghiari, sempre di Leonardo, realizzata per Palazzo Vecchio a Firenze, è andata persa (si pensa, o almeno si diceva) perché il calore delle fiaccole scioglieva il colore. Le piazze realizzate da Le Corbusier in India, nessuno le poteva attraversare senza bruciarsi i piedi per il calore del sole. Si sbaglia. Quando si vuol costruire qualcosa che vada un pochino oltre il già noto, si sbaglia. C’è sempre tempo per rimediare. E se non c’è tempo, pazienza. È stato bello provarci.

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